Anteprima Samsung Gear 2, Gear 2 Neo e Gear Fit

Direttamente dal WMC di Barcellona, diamo uno sguardo ai nuovi dispositivi da polso di Samsung.

anteprima Samsung Gear 2, Gear 2 Neo e Gear Fit
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Con il Mobile World Congress 2014 è iniziata ufficialmente la “battaglia dei device indossabili”. Grandi colossi della tecnologia, come Samsung, Sony, Huawei e Qualcomm hanno dimostrato di voler fare sul serio e in futuro vedremo altri marchi aggiungersi a questo curioso e promettente scenario (Google ed Apple in primis). Allo stato attuale delle cose, manca ancora una strategia ben definita, prima che un leader da battere. Le parole d'ordine attualmente sono fitness e benessere e in base a quanto visto alla kermesse spagnola c’è chi ha investito risorse sugli smartwatch, chi su bracciali e chi su veri e propri ibridi. Samsung ha catalizzato l’attenzione su di sé per l’evento Unpacked 5 in cui è stato svelato al mondo il tanto atteso Galaxy S5. Poche ore prima però, la compagnia coreana ha ufficializzato senza troppi giri di parole i successori del suo primo smartwatch: il Gear 2 e il Gear 2 Neo. Ma non è tutto. Gli asiatici, dimostrando di credere fermamente in questo nuovo settore, hanno riservato tempo e spazio durante il keynote serale ad un dispositivo che sembra sia già destinato a catalizzare l’attenzione degli utenti nei prossimi mesi: il Gear Fit.

Gear 2 e Gear 2 Neo: è la volta buona?

Samsung è stato il primo colosso tech a presentarsi sul mercato dei dispositivi indossabili con un vero e proprio smartwatch, il Galaxy Gear. Si tratta di un vero e proprio dispositivo beta nonché di un prodotto pensato per sondare un mercato nuovo e in gran parte senza certezze dal punto di vista economico e di attrattiva del pubblico di massa. Le critiche non sono mancate, su ogni fronte, hardware e software. “Design orribile”, “Compatibilità software con altri dispositivi ai minimi storici”, “Batteria scarsa”, queste sono solo alcune delle lamentele arrivate sulle scrivanie dei responsabili del progetto da parte di stampa e acquirenti. Meno di sei mesi dopo Samsung dimostra di aver accettato la sfida e di voler aggredire più forte di prima il mercato, sdoppiando la sua concezione originaria di smartwatch nel Gear 2 e nel Gear 2 Neo. Il primo possiamo definirlo come la versione “Top”, in alluminio e dotato di fotocamera. Il secondo invece, è un modello ridotto (assente la fotocamera) e più economico (realizzato in plastica). Entrambi hanno specifiche tecniche simili al Galaxy Gear: display AMOLED da 1.63” con risoluzione pari a 320x320 pixel, 4GB di storage interno, 512 MB di memoria RAM, connettività Bluetooth 4.0 e IR. La prima modifica degna di nota è stata applicata al processore: non più un single-core a 800MHz, bensì un dual-core con frequenza da 1GHz.

"Samsung è stato il primo colosso tech a presentarsi sul mercato dei dispositivi indossabili con un vero e proprio smartwatch."

In più i nuovi Gear costituiranno un valido aiuto per l’attività fisica grazie alla funzione “personal fitness coaching” e al monitoraggio tramite sensore del battito cardiaco. E l’autonomia? D’altronde uno dei difetti principali del primo modello era proprio la durata della batteria. Nonostante l’adozione di una versione simile da 300mAh, Samsung è convinta, grazie ad una migliore ottimizzazione dell’SO, che il Gear 2 e il Gear 2 Neo dureranno almeno tre giorni tra una ricarica e l’altra, con un miglioramento pari al 100%. Abbandoniamo il comparto hardware e catapultiamoci su quello software. E’ qui che i coreani hanno attuato una svolta fondamentale adottando Tizen OS al posto di un immaturo (ovviamente per gli smartwatch) Android (da qui la scomparsa del brand Galaxy). Il sistema operativo open-source è stato sviluppato in casa da Samsung e nonostante ciò è stato modellato a livello grafico sulla stregua del “vecchio” software (testo bianco e immagini su sfondo nero in modo da risparmiare energia). La nuova strada intrapresa risulta estremamente apprezzabile per due motivi: libertà di sviluppo e unicità. In primis Samsung non dipenderà più da un diretto concorrente (Google) e non dovendo sottostare a schemi e griglie di sviluppo pre-definite sarà libera di sperimentare soluzioni che un giorno potranno risultare utili anche su smartphone e tablet. In secondo luogo l’adozione di Tizen OS, non essendo questo un sistema operativo conosciuto sul mercato di massa, potrebbe aiutare a distinguerla dalla concorrenza in questa nuova categoria di prodotti. Tuttavia rimane un grosso ostacolo che i coreani dovranno a tutti i costi superare se intendono riscuotere successo: l’assenza di applicazioni dedicate. Samsung ha sostenuto che gli utenti “avranno accesso ad un ricco ecosistema di applicazioni” e contemporaneamente ha provveduto a rilasciare nuovi tool di sviluppo per i developer al fine di sfruttare al meglio i nuovi sensori (tra cui quelli biomedici). A conti fatti le differenze con il Galaxy Gear sono minime, anche se importanti. Il colosso asiatico ha puntato al miglioramento dei punti critici e capire se ciò basterà a dar loro il mancato successo del predecessore è impresa ardua. A breve il Gear 2 e il Gear 2 Neo verranno lanciati sul mercato internazionale, ma Samsung dovrà fare uno sforzo non indifferente dal punto di vista del prezzo finale se vorrà continuare a proporre dispositivi con queste caratteristiche.

Gear Fit: lo smartwatch dei sogni inizia a “prender forma”

Diciamoci la verità: chi non ha mai desiderato uno di quegli smartwatch ultra-flessibili, lucidissimi e dotati di display curvo, che si vedono nella maggior parte dei concept che affollano la rete da un anno a questa parte? Finora i modelli che hanno timidamente fatto capolino sul mercato non si sono avvicinati neanche minimamente a dispositivi del genere e sembrava che i nostri sogni dovessero rimanere tali per qualche altro anno. La tecnologia però, si sa, fa passi da gigante e Samsung è riuscita a sorprendere tutti alla fiera spagnola con il Gear Fit, smartwatch ibrido dalle enormi potenzialità e dall’affascinante design, indirizzato a sportivi e non. Il display curvo Super AMOLED da 1.84 pollici è piacevole da guardare, è dotato di colori vivaci e alta densità di pixel (risoluzione: 432 x 128 pixel) ma è anche utile per preservare la carica della batteria e garantire ottimi angoli di visualizzazione. In più è touch-screen, e ciò contribuisce ad eliminare tasti fisici dal corpo del device (ne è presente solo uno), oltre che a consultare velocemente le informazioni e le notifiche. Il form-factor non influisce sulla comodità, anzi. Il Gear Fit si allaccia saldamente al polso di chi lo indossa grazie al cinturino gommoso intercambiabile e la parte hardware può essere tranquillamente staccata, se necessario. Le piatte lastre metalliche cui eravamo abituati saranno solo un ricordo. Da buon fitness tracker il dispositivo Samsung è resistente alla polvere e impermeabile all’acqua ed è dotato di numerosi sensori (contapassi, cardiofrequenzimetro a lettura ottica, accellerometro, giroscopio) per il monitoraggio dell’attività fisica e del sonno dell’utente.

"Il mercato degli indossabili offre molto spazio all’innovazione e assumersi dei rischi fa parte del gioco."

Inoltre il Fit, quando accoppiato con uno smartphone, visualizza una serie di notifiche, SMS e chiamate, messaggi ChatON, allarmi e appuntamenti del calendario. L’interfaccia utente è essenziale ma efficace e anch’essa, come il Gear 2 e il Gear 2 Neo, è basata su Tizen OS: le voci del menù si sfogliano lateralmente e le icone o i comandi con cui è possibile interagire sono abbastanza grandi da non incappare in input indesiderati.
Il mercato degli indossabili offre molto spazio all’innovazione e assumersi dei rischi fa parte del gioco. C’è bisogno di trovare la “formula perfetta” e i coreani sanno benissimo che chi riuscirà a centrare tale obbiettivo in questa fase iniziale sarà colui che poi dominerà il mercato per diversi anni. Il Gear Fit è un dispositivo importante. Non lascia quella sensazione di progetto incompiuto che ci aveva colpiti con il Galaxy Gear. Dotato di uno spessore pari a 11.95 millimetri e di un peso poco meno inferiore ai 30 grammi, il Fit è in grado di funzionare fino a 3-4 giorni tra una ricarica e l’altra e può tranquillamente essere indossato durante le attività quotidiane. Esso è la conferma (semmai ce ne fosse bisogno) che Samsung è in grado di fare prodotti mobile di alto livello e dopo aver imparato dai precedenti errori ha saputo organizzare le sue risorse nel campo dell'ingegneria e sfruttarle al meglio. Non stiamo parlando del primo dispositivo indossabile di Samsung, né del primo braccialetto per il fitness o smartwatch mai realizzato, ma il Fit promette di definire il futuro della categoria. Ovviamente c’è ancora molto da approfondire, soprattutto dal punto di vista software e del prezzo cui verrà proposto a partire dal dayone (previsto per aprile), ma la scelta di svelare tale dispositivo all’evento dedicato al Galaxy S5 dimostra che si inizia a fare sul serio. D’altronde parliamo di un settore destinato a generare numeri da capogiro con 100 milioni di unità vendute nei prossimi tre anni.