Provato Plague

Può un social network cambiare il modo in cui si diffondono le informazioni?

provato Plague
INFORMAZIONI SCHEDA
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"Plague, an essentially different way to spread information".
La frase con cui questa app per dispositivi Android ed iOS si presenta fà subito capire il concetto chiave che la caratterizza: la diffusione delle informazioni in modo "simil-epidemico". Rilasciata a fine novembre 2014, l'applicazione, ancora poco nota e sviluppata da Deep Sea Marketing S.A., potrebbe rivelarsi come un nuovo ed efficace metodo di condivisione delle informazioni. L'idea di base è molto semplice: tutto parte da un post che potrete pubblicare aggiungendo un’immagine oppure un video, il resto lo fanno gli altri utenti. Semplice no?
Una volta pubblicato un post, esso compare nella schermata principale di diversi profili, che possono decidere se diffondere o meno il contenuto. Scorrendo verso l'alto lo si condivide con altri utenti nelle vicinanze, scorrendo verso il basso si blocca invece la condivisione. Una volta decisa la sorte di un post ne sarà proposto subito un altro e così via, in una corsa senza sosta all'ultima informazione.

Diffusione virale

Pur avendo una struttura simile a quella di un social network, la differenza sostanziale sta nel fatto che le informazioni, i post e le notizie non vengono condivise con un ristretto gruppo di persone, ma bensì, potenzialmente, con il mondo intero. Niente più followers e niente più amici, niente retweet o mi piace. Anche se l’applicazione non è ancora definibile “nota”, si rileva comunque una buona interazione da parte delle persone che già la possiedono. Non sarà infatti difficile vedere il proprio post raggiungere rapidamente l’Europa e non solo. Una volta online, la varietà di news che si possono trovare è enorme: fatti curiosi raccontati dagli utenti, immagini divertenti oppure un semplice “buongiorno”. Interessante il fatto che i post hanno una durata fissa di sette giorni, terminati i quali non sarà più possibile condividerli.
L’interfaccia grafica bicromatica (bianco ed azzurro), davvero minimalista, consente esclusivamente di scrivere un post tramite l’icona in alto a destra, oppure di analizzare le statistiche. Sono proprio quest’ultime il punto focale di Plague. Da questa sezione, dopo aver selezionato il post che si vuole analizzare, è possibile avere un riscontro visivo sulla sua diffusione. La mappa indica il punto di partenza e la contaminazione geografica, mentre un semplice disegno segnala la percentuale di visualizzatori che hanno diffuso a loro volta ciò che abbiamo pubblicato. Per ogni post visualizzato nella home screen viene indicato l’autore, le visualizzazioni, il luogo di origine ed i commenti. Ovviamente, Plague ha ancora qualche pecca che andrebbe risolta, come un glitch grafico che taglia parte della schermata, oppure la ripetizione di alcune schede. Da segnalare inoltre la lentezza che a volte non permette il caricamento delle notizie o delle statistiche.

Pur esistendo un sistema di profili/account non è possibile in alcun modo seguire un determinato utente, ma soltanto ricevere notifiche quando qualcuno commenta un post che abbiamo a nostra volta commentato. Attualmente non è disponibile una “Dark Mode” per rimanere in anonimato, ma a detta degli sviluppatori, questa verrà implementata una volta che l’app avrà raggiunto un gran numero di utenze. In ogni profilo viene anche indicato un punteggio chiamato “Infection Index”, che muta in base al numero di persone con la quale un post pubblicato viene condiviso. Purtroppo non è ancora disponibile la navigazione da web, per poter continuare l’utilizzo tramite computer.

Plague Plague si presenta come una nuova possibilità di interazione e condivisione di contenuti, andando però a cambiare il concetto classico di social network, ed utilizzando un metodo quasi randomico, incentrato sulla posizione geografica e sulle decisioni degli utenti. Il meccanismo di contaminazione e l’utilizzo delle statistiche risulta piacevole e ben ingegnato. L’idea di una condivisione selettiva potrebbe cambiare i modelli di difusione delle informazioni: solo i post reputati interessanti dalla comunità potranno infatti raggiungere una vasta diffusione. Pronti per essere contagiati?