Acer Predator 17 (2016): notebook gaming con GPU NVIDIA GTX 1070 e schermo 4K Recensione

Acer Predator 17 è un notebook da gioco adatto all'uso domestico, che nasconde un sistema di raffreddamento avanzato ed hardware di fascia alta.

recensione Acer Predator 17 (2016): notebook gaming con GPU NVIDIA GTX 1070 e schermo 4K
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Daniele Vergara Daniele Vergara viene alla vita con un chip Intel 486 impiantato nel cervello, a mo' di coprocessore. E' più che entusiasta di tutto ciò che riguarda la tecnologia intera e i videogames, con un occhio di riguardo verso l'hardware PC e l'overclocking. D'inverno ama snowboardare, macinando km e km di piste, mentre d'estate si dedica alla MTB. Lo trovate su Facebook, Twitter e Google+.

Dopo aver toccato con mano le prestazioni del Predator 15 di Acer, andiamo oggi ad analizzare il suo fratello maggiore, ovvero il Predator 17. La maggiore differenza fra i due arriva sicuramente dalle dimensioni, più consistenti nel secondo e che ne limitano gran parte della portabilità. Il fatto che il Predator 17 sia una macchina poco trasportabile e creata per l'utilizzo domestico dipende più dal peso che dalle dimensioni effettive, che ne limita l'utilizzo in viaggio. Dimensioni e peso maggiorati hanno però, dall'altro lato della medaglia, anche dei benefici, in quanto Acer - avendo più spazio a disposizione - è riuscita a gestire meglio il calore rispetto al modello più piccolo.

Package, bundle e design

Il pack di vendita di Acer Predator 17 (2016) non differisce molto da quello utilizzato dalla società taiwanese per i modelli precedenti. Abbiamo infatti una texture che richiama la serie di appartenenza e il logo dell'azienda, il frontale e il retro sono uguali. Aprendo la scatola ritroviamo un altro box di cartone più duro, con una tinta nera ed il logo della società che si intravede soltanto. La confezione è pesante e rivela immediatamente il peso del notebook, davvero generoso. L'alimentatore è in una scatola a parte, così come è separato il modulo di raffreddamento esterno fornito da Cooler Master.
In termini di design poco è cambiato rispetto allo scorso anno, con gli stessi materiali, le stesse linee e un'identica disposizione delle porte per la connettività. Il colore predominante è il nero opaco, con alcuni dettagli in rosso che si affacciano in gran parte sul sistema di raffreddamento. Il laptop è largo 39 cm, lungo 42 cm e spesso poco più di 3 cm, con un peso che supera di poco i 4,2 chilogrammi. Il coperchio è pressoché lo stesso dei modelli precedenti, con il logo Predator al centro e due linee che attraversano longitudinalmente la superficie. Sia l'emblema della famiglia di appartenenza che le due strisce possiedono dei led rossi, che si illuminano quando la tastiera è accesa e si spengono quando questa non lo è.
Anche il frontale del prodotto è lo stesso del modello precedente e del Predator 15, con due altoparlanti dotati di griglie rosse ai due estremi. Il lato destro è dotato di gran parte della connettività del notebook, tra cui un foro Kensington Lock, Gigabit Ethernet, una DisplayPort, una porta HDMI, due ingressi USB 3.0 e un input USB 3.1 Type-C. Per quanto riguarda l'ethernet, il Predator 15 è dotato di un controller Killer, che mette a disposizione la tecnologia Killer DoubleShot Pro: questa non fa altro che combinare la larghezza di banda dell'ethernet e del Wi-Fi ac per aumentare la velocità di trasmissione.
Sull'altro lato, quello sinistro, scorgiamo invece due porte USB 3.0, jack da 3,5 mm per cuffie e microfono, lettore di schede SD e masterizzatore DVD-RW, senza dimenticare il foro per l'alimentazione. Anziché il lettore di dischi è possibile installare il modulo di raffreddamento esterno FrostCore di Cooler Master, che dovrebbe contribuire a far abbassare le temperature, soprattutto sotto carico. Sui modelli precedenti, così come sul Predator 15 (2016), tale unità non faceva la differenza quando le temperature iniziavano a salire, impattando solo marginalmente sulle prestazioni di processore e scheda grafica.

Andando sul retro del prodotto notiamo subito come Acer abbia apportato in questa area i maggiori cambiamenti estetici. I fori per il passaggio dell'aria sono sempre due, posti alle estremità, ma la società taiwanese ha inserito delle griglie più sottili e costituite da un pattern a forma di X, circondate da una frame in rosso. Nella zona centrale c'è un'altra griglia - più piccola - che contribuisce anch'essa ad espellere l'aria calda. Sul lato basso, invece, abbiamo quattro gommini rettangolari per tenere la gaming machine ferma sulla superficie di appoggio, insieme ad altri fori per il ricircolo dell'aria. Sulla destra è collocato un subwoofer colorato di rosso, che contribuisce in maniera importante a migliorare la resa del suono. I materiali sono di ottima qualità e restituiscono un feeling che definiremmo ruvido, che a conti fatti risultava davvero piacevole.

Display, multimedia e feature

Il display dell'Acer Predator 17 possiede un pannello, come anche il nome commerciale lascia intuire, con una diagonale principale da 17 pollici e risoluzione Ultra HD. La scelta di piazzare un pannello 4K su diagonali così piccole non è forse delle migliori, in quanto non può essere apprezzata una tale densità di pixel a causa dei limiti fisiologici dell'occhio umano. Rispetto ad uno schermo Full HD, comunque, la differenza si sente, anche se non è così marcata come sarebbe su un monitor più grande, ad esempio da 32 pollici. La qualità complessiva del display è comunque rimasta la stessa apprezzata sui Predator precedenti, con un pannello dotato di un ottimo contrasto e colori più saturi della media. Essendo un IPS, gli angoli di visione sono davvero elevati, e abbiamo ravvisato una de-saturazione del nero solo guardando lo schermo quasi parallelamente al pannello. La gamma appare generalmente accurata, con una leggerissima dominante calda. A tutto questo si aggiunge il chip NVIDIA G-Sync che va a braccetto con la scheda grafica sotto la scocca del prodotto.
La cornice attorno al display è abbastanza spessa e squadrata, ma ciò è dovuto senza dubbio alle dimensioni generose della tastiera. A proposito della tastiera, questa è dotata di switch con illuminazione RGB. C'è da precisare però che l'utente non può controllare i led del singolo tasto, ma il colore può essere selezionato esclusivamente a zone: la tastiera comprende infatti quattro zone separate, con le quali può gestire l'illuminazione e la luminosità. Nonostante siamo di fronte a degli switch a membrana, la qualità della digitazione è sopra la media, e sembra aver fatto un piccolo passo in avanti rispetto ai modelli antecedenti. Sulla sinistra della tastiera troviamo inoltre ben sei tasti macro, insieme ad un pulsante che consente di switchare fra i vari profili impostati, di cui discuteremo tra poco. Sul modello più piccolo, il Predator 15, la società asiatica aveva deciso di integrare i tasti macro sul lato alto della tastiera, ma vista la larghezza dell'area poggiapolsi (probabilmente dovuta allo spazio occupato dal sistema di raffreddamento) si è optato per una scelta diversa. Il touchpad ha ricevuto anch'esso una piccola evoluzione, grazie ad un led rosso che ne segna il contorno. Questo si spegne nel caso venga premuto il pulsante per disattivare il touchpad che, come da tradizione Acer, è posto sulla destra. I bottoni destro e sinistro sono piuttosto comodi e restituiscono una piacevole sensazione quando premuti.
L'audio è buono: la profondità dei bassi e la precisione degli alti è la stessa presente sul Predator 17 (2015), grazie rispettivamente al subwoofer e ai diffusori di fattura più che buona. Sfortunatamente il problema del suono gracchiante ad alti volumi non è stato per niente risolto, e sembra essere lo stesso, identico dello scorso anno. I progressi in merito fatti sul Predator 15 (2016), e su cui il suono iniziava a gracchiare a volumi più alti rispetto al passato, sembrano di conseguenza essere spariti, ed è un gran peccato.

Performance, temperature e silenziosità

Le specifiche tecniche mostrano un processore Intel Core i7-6700HQ, con frequenza turbo fino a 3,50 GHz, cache da 6 MB e tecnologia Hyperthreading che raddoppia il numero dei core fisici. La scheda grafica è una NVIDIA GeForce GTX 1070 con una memoria da 8 GB di GDDR5. La RAM è invece pari a 32 GB DDR4 a 2133 MHz, insieme ad un SSD M.2 da 256 GB ed 1 TB di HDD per lo storage. Il sistema operativo è Windows 10 Home.
Sul Predator 17 arriva preinstallato il software PredatorSense, che è in sostanza identico a quello dello scorso anno: si possono controllare le temperature e le frequenze, oltre che gestire i led della tastiera e creare macro. Oltre a questo abbiamo il software Killer Ethernet, che ottimizza automaticamente la priorità dei pacchetti una volta impostati il bandwidth in download e in upload della connessione.
Tutti i benchmark sono stati effettuati in 4K, risoluzione nativa del monitor del Predator 17. Abbiamo cominciato il nostro test con Grand Theft Auto V, sul quale abbiamo impostato sostanzialmente tutto ad ultra: le voci riguardanti la grafica sono state settate al massimo disponibile, con l'FXAA attivato e a 4x. Tutte le impostazioni extra, come le ombre lunghe e ad alta risoluzione, la distanza di scaling estesa ed altro sono state portate al proprio apice. Il risultato è stato una media di 32 frames al secondo, soggetta però a salire oltre i 40 e a scendere leggermente sotto i 25, per esempio quando eravamo a tutta velocità con la nostra auto e passavamo fra i pedoni. Risultato che migliora notevolmente giocando con i parametri grafici, ma nei nostri test abbiamo cercato di spingere al massimo l'hardware.

Siamo poi passati al classico The Witcher 3 con l'espansione Blood & Wine, che utilizziamo per mettere sotto torchio le schede video: grafica ad Ultra, occlusione ambientale HBAO+ e anti-aliasing attivo non hanno pregiudicato una media pari a 30 FPS, che ha reso perfettamente godibile il videogioco. Il terzo titolo provato è stato DOOM, con cui abbiamo testato le performance con le API Vulkan: i dettagli grafici erano al massimo, con le texture impostate su "Incubo". Abbiamo rilevato un valore medio di 34 FPS, con picchi anche di 50. Ultimo titolo, che abbiamo messo in lista visto che sfrutta le DirectX 12, è stato Quantum Break di Remedy, con una media di 24 FPS e preset grafico al massimo.
Le temperature di questo Acer Predator non sono diverse da quelle viste sul modello 2015. In idle i gradi centigradi di CPU e GPU erano rispettivamente a 38 e 35, mentre sotto carico abbiamo osservato rispettivamente 77 e 79 gradi. Tali valori sono stati registrati con una media ambientale di circa 21 gradi e un'ora di gioco intensivo a The Witcher III. Da segnalare poi che il modulo FrostCore di Cooler Master è risultato essere poco utile per le temperature di processore e scheda grafica, anche su questo modello.

Crediamo che il modulo sia quindi poco funzionale, anche perché va a toccare una zona della scheda madre che è poco sensibile al calore, e che non impatta sulle temperature dei componenti principali.
La silenziosità del notebook è rimasta molto buona e il prodotto è solo leggermente udibile quando il carico è elevato. Se invece lo si utilizza con funzionalità "desktop", come la navigazione o l'editing dei documenti, il rumore prodotto dal sistema di raffreddamento è pressoché inesistente. Nella media la durata della batteria, che consente di usare il computer per due ore con carico medio-basso.

Acer Predator 17 (2016) Acer Predator 17 si conferma essere un laptop di ottimo livello, andandosi direttamente a piazzare fra i prodotti più validi sulla fascia alta. Il design non è cambiato rispetto ai modelli precedenti, ed Acer ha portato qualche ritocco solo alla zona posteriore e, più precisamente, alle feritoie per l’espulsione dell’aria calda. Il display 4K è bello, luminoso, contrastato e con una buona gamma, ma purtroppo l’Ultra HD su una diagonale così piccola non dà il meglio di sé. Ottimi i materiali, così come il mouse pad e la tastiera, anche grazie ai tasti macro sulla sinistra che fanno il loro lavoro. Sulla base di quanto appreso sulle prestazioni del fratellino minore, il Predator 15, non potevamo non attenderci delle performance sostanziose anche su questo modello, ed anche se in 4K si deve andare incontro a qualche rinuncia per mantenere alto il frame rate, l’esperienza di gioco è totalmente soddisfacente. Un grosso peccato per la sezione audio, che sembra aver addirittura fatto un passo indietro verso lo scorso anno, dopo aver ascoltato il miglioramento effettuato dalla azienda taiwanese sul Predator 15. Altro aspetto che non è progredito riguarda il modulo di raffreddamento extra, che purtroppo non porta alcun beneficio alle temperature dei componenti principali, quali CPU e scheda grafica. Il prezzo per portarsi a casa il Predator 17 (2016) va poco oltre i € 3000, molto alto, come per tutti i notebook da gioco.

8.5