Recensione Fitbit Charge HR

L'activity tracker di Fitbit, nella sua versione intermedia, si completa con l'aggiunta del cardiofrequenzimetro, grazie al quale è possibile monitorare meglio i diversi aspetti della propria attività fisica.

recensione Fitbit Charge HR
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Alessio Ferraiuolo Alessio Ferraiuolo è cresciuto a pane, cinema e videogame. Scopre in giovane età la sua passione per la tecnologia, che lo porta a divorare tutto quello che il mercato ha da offrire, dall’hardware per PC agli smartphone, senza mai sentirsi sazio. Nel tempo libero adora suonare la chitarra, andare in palestra e guardare tonnellate di film e serie TV. Lo trovate su Google+ e su Facebook.

Fitbit Charge è un fitness tracker che ha dimostrato ottime potenzialità e una parte software davvero ben fatta. Questa volta però è il turno di Fitbit Charge HR, una soluzione che, rispetto alla precedente, aggiunge il cardiofrequenzimetro, ma non solo. In questa recensione ci focalizzeremo principalmente sulle differenze tra le due varianti. Per una panoramica generale sulle funzionalità fate riferimento alla recensione del modello base, che trovate a questo indirizzo.
Tornando al Charge HR, il dispositivo è attualmente in vendita ad un prezzo ufficiale di 149€ nei colori nero, blu, mandarino e prugna, ma online lo si trova appena al di sotto dei 130€, una cifra che se confrontata con quella del Charge standard, pari a circa 110€, lascia ben poco spazio ai dubbi nella scelta tra le due anime della proposta Fitbit, escludendo ovviamente il più costoso modello Surge. Prima di passare alle conclusioni però, vediamo perché Fitbit Charge HR merita una maggiore considerazione rispetto al fratello minore.

Design ed ergonomia

Le linee scelte da Fitbit per i suoi prodotti tornano anche in questa variante HR, anche se le dimensioni sono leggermente superiori a quelle del modello base. La larghezza è infatti di 2,1 mm, contro i 2 mm del Charge, mentre la circonferenza del cinturino risulta leggermente inferiore. Da questo punto di vista comunque le differenze sono minime e non incidono sull’esperienza d’uso. Osservando il dispositivo, troviamo un display OLED per visualizzare i dati in tempo reale e le notifiche delle chiamate, con tanto di nome del contatto (funzione non disponibile su Windows Phone), mentre sul bordo destro è collocato un tasto per la navigazione all’interno della basilare interfaccia del braccialetto. Il pulsante serve anche per attivare la modalità allenamento, che segnala al sistema l’inizio dell’attività fisica, fino a quando una seconda pressione prolungata mette fine alla sessione. La vera novità però è nella parte a diretto contatto con la pelle, dove è collocato il cardiofrequenzimetro, che funziona grazie alla tecnologia Pure Pulse. Il sistema è basato su due LED, che diffondono una luce sulla pelle, in modo da rilevare l’espansione dei capillari dovuta al battito del cuore. Questo permette conoscere il battito cardiaco in tempo reale con una discreta precisione, non paragonabile a quella dei rilevatori sportivi professionali ma di certo adatta per un uso amatoriale.

Fitbit Charge e Charge HR a confronto.
Per quanto riguarda il design, Charge HR è molto simile al fratello minore, andando però a migliorare un aspetto che non era piaciuto nel modello base: il sistema di aggancio. Qui troviamo infatti un vero cinturino, che permette un comfort decisamente maggiore e un ancoraggio più saldo al polso, come accade in un comune orologio. Segnaliamo che non è necessario tenere il braccialetto incollato alla pelle per il rilevamento del battito, che funziona bene anche indossando l’HR in tutta comodità. Altra differenza riguarda la texture utilizzata per la parte esterna del dispositivo, che in questo caso offre una trama romboidale, rendendo così riconoscibili le due varianti.

Primo avvio e impostazioni base

Una volta estratto dalla confezione, Fitbit Charge HR è già pronto per essere utilizzato. Come per la variante base, appena effettuato il primo avvio è necessario procedere con un aggiornamento del firmware. Mentre con il modello standard è stato necessario un soft reset del braccialetto una volta terminata la procedura, pena il suo mancato riconoscimento da parte dello smartphone, l’HR non ha avuto nessun problema.
I sensori installati all’interno dello smartband iniziano fin da subito a raccogliere dati, meglio dunque procedere fin da subito alla configurazione dei parametri relativi a peso e altezza, necessari per calibrare al meglio il conteggio calorico e dei passi, rintracciabile nella schermata impostazioni. Schermata che permette anche di impostare gli obbiettivi giornalieri, il database degli alimenti, che ricordiamo non comprende cibi italiani, e il proprio account Fitbit.
Le differenze rispetto alla variante base sono due, ovviamente dettate dalla presenza del sensore per il battito cardiaco. La prima riguarda una schermata dalla quale è possibile impostare il numero di pulsazioni con cui il sistema riconosce le varie fasi dell’attività fisica (attività anaerobica, brucia grassi, etc). Selezionando l’età nelle schermate precedenti l’app Fitbit provvede da sé a selezionare il range corretto, ma se si vuole personalizzare anche questo aspetto è possibile. La seconda permette invece di ottimizzare il consumo energetico, spegnendo autonomamente i LED quando non indossiamo il dispositivo. Si tratta di una funzione utile, anche se alla fine l’autonomia si attesta su buoni livelli, permettendo 4/5 giorni di utilizzo pieni.

Software

La presenza del cardiofrequenzimetro amplia i campi di utilizzo del braccialetto, andando a fornire un numero maggiore di dati in molte delle funzionalità base. Innanzitutto, grazie al monitoraggio del battito cardiaco 24 ore su 24, ora è possibile tenere sotto controllo i battiti a riposo, fornendo dati dettagliati sull’attività cardiaca durante questi momenti. Il software provvede poi a trasformare i dati ricavati in un grafico dettagliato dell’attività cardiaca notturna.
Altro fattore direttamente influenzato dall’attività cardiaca è il conteggio calorico. Senza di essa, il sistema utilizza il metabolismo basale per cercare di stimare il dispendio energetico giornaliero, ma in presenza del cardiofrequenzimetro la piattaforma Fitbit unisce entrambi questi fattori per fornire un quadro maggiormente personalizzato.

Ma è durante l’attività fisica che si possono apprezzare realmente le potenzialità di questo Charge HR. Premendo il tasto laterale del braccialetto e arrivando alla schermata del battito, in condizioni di riposo il display mostra semplicemente la frequenza cardiaca, con un piccolo cuore sul lato destro, unico orpello estetico concesso. Quando invece si supera una delle soglie preimpostate, come ad esempio quella “brucia grassi”, di fianco al numero di pulsazioni compaiono tre piccoli trattini, che indicano l’effetto del battito sul tipo di allenamento che stiamo facendo. Ad esempio, se si vuole perdere qualche kilo, basta rimanere nel range “brucia grassi”; se invece si vogliono migliorare le capacità aerobiche, basta aumentare il ritmo e portare il battito nel relativo range. Poter vedere questo dato direttamente del braccialetto, senza bisogno del telefono, risulta molto utile per calibrare l’allenamento in base alle proprie esigenze. Non bastasse questo, i dati raccolti forniscono una panoramica completa dell’attività cardiaca sotto sforzo: valori di picco, tempi di recupero, fino ad arrivare alle pause durante l’allenamento, grazie al Charge HR nessuna fase dell’attività fisica avrà più segreti, anche se per i grafici avanzati bisogna per forza di cose utilizzare il software per PC. Ovviamente, i dati raccolti non devono essere presi come affidabili al 100%, visto che per questo servono dispositivi professionali dal costo ben più alto, me per un utilizzo amatoriale va più che bene.

Se a questo aggiungiamo le funzionalità già presenti nel modello base, ovvero il monitoraggio del sonno, la sveglia silenziosa, il contapassi, il rilevatore di piani saliti e l’orologio, allora otteniamo un prodotto decisamente più completo rispetto all'offerta base.

Fitbit Charge HR Fitbit Charge HR perfeziona quanto di buono si era già visto nel modello base, con un cardiofrequenzimetro che offre diverse possibilità in più agli sportivi in cerca di uno strumento con cui entrare maggiormente nel dettaglio del proprio stato di forma fisica. Il prezzo, di poco superiore al Charge standard, rende preferibile questa variante, visto che nell’utilizzo pratico il rilevamento in tempo reale della frequenza cardiaca offre possibilità nuove agli utilizzatori. Altro punto a favore è il cinturino, davvero comodo, facendo dimenticare in fretta il sistema a clip visto in precedenza. In definitiva, Fitbit Charge HR si è rivelato un prezioso assistente durante gli allenamenti, fornendo una montagna di dati con cui calibrare meglio la propria attività fisica. Tutto perfetto quindi? Più o meno. Se quello che cercate è un braccialetto smart da portare tutti i giorni, con molti sensori e indirizzato principalmente agli sportivi, allora potrebbe essere il prodotto che fa per voi. Ma se cercate notifiche e funzionalità avanzate, allora uno smartwatch è sicuramente una scelta migliore.