Recensione Google Cardboard

Il visore realizzato da Google rappresenta una porta di accesso economica ai mondi virtuali, permettendo a chiunque di comprendere le potenzialità future di questa tecnologia, davvero immense.

recensione Google Cardboard
Articolo a cura di
Alessio Ferraiuolo Alessio Ferraiuolo è cresciuto a pane, cinema e videogame. Scopre in giovane età la sua passione per la tecnologia, che lo porta a divorare tutto quello che il mercato ha da offrire, dall’hardware per PC agli smartphone, senza mai sentirsi sazio. Nel tempo libero adora suonare la chitarra, andare in palestra e guardare tonnellate di film e serie TV. Lo trovate su Google+ e su Facebook.

La realtà virtuale cambierà per sempre il modo con cui fruiremo dei contenuti digitali. Siano essi videogiochi o film, l'ondata di visori a basso costo che travolgerà il mercato nei prossimi anni porterà finalmente una ventata d'aria fresca in diversi settori. Parliamo di visori a basso costo perché le tecnologie virtuali non sono cosa di oggi, ma solo negli ultimi anni, grazie soprattutto ad Oculus Rift e alla maggiore potenza dei dispositivi domestici, si è potuto spingere forte nel settore consumer, prima tagliato fuori da costi di accesso altissimi. Negli anni ‘80 e ‘90, molti analisti e appassionati credevano che di lì a poco ci sarebbe stato un visore in tutte le case, sbagliando non nel concetto ma semplicemente di un paio di decenni. Quella in cui ci apprestiamo ad entrare sarà una nuova era dell'intrattenimento domestico, questo è fuor di dubbio, ma già oggi possiamo dare uno sguardo, con pochi soldi, al futuro che ci attende. Questo grazie a Google Cardboard, il visore di cartone creato da Big G, copiato da decine di produttori diversi e disponibile oggi sul web a pochi euro. Ovviamente, l'esperienza non è paragonabile a quella dei modelli evoluti, Oculus in testa, ma se non avete mai provato l'ebrezza di entrare nel mondo virtuale, allora potrete farlo in modo semplice e soprattutto senza grandi investimenti.

Google Cardboard

Lo scopo di Google Cardboard e dei suoi cloni non è quello di sostituirsi ai visori più evoluti, quanto quello di mostrare al grande pubblico le potenzialità di queste tecnologie. Una sorta di tech demo insomma, in grado di replicare, in maniera semplificata, l'esperienza d'uso dei caschetti più costosi, molti dei quali non sono ancora disponibili alle masse. Per la nostra prova ci siamo affidati a un modello in vendita su Amazon, dotato anche di tag NFC. Partiamo dall'assemblaggio: se siete in possesso di una buona manualità non impiegherete più di 5 minuti per trasformare il cartone in un piccolo visore virtuale, in caso contrario munitevi di un po' di pazienza e cercate di capire come vanno piegate le varie parti di cartone che compongono il kit. In realtà, l'installazione è molto semplificata, visto che la parte con le lenti è già montata, basta semplicemente prestare attenzione a come si piega il cartone, in modo da non danneggiarlo. Terminato l'assemblaggio, è il momento di collocare all'interno lo smartphone, utilizzato come base per la proiezione delle immagini, grazie al suo schermo. Qui incontriamo un piccolo limite di Cardboard: la dipendenza dal display di un telefono. A differenza dei modelli più costosi, che utilizzano soluzioni ad hoc, Cardboard necessità di uno smartphone per funzionare, visto che non integra display di alcun tipo, altrimenti i costi sarebbero saliti enormemente. Inutile dire che la qualità video è fortemente influenzata dalla risoluzione del pannello utilizzato, in generale si sconsiglia di scendere sotto al Full HD, per mantenere una buona definizione. Nella nostra prova abbiamo utilizzato un Huawei Honor 6 Plus con display da 5.5" Full HD e 401 PPI. Ipotizziamo che con una risoluzione di 1280x720 pixel il compromesso sarebbe accettabile, ma scendere ancora più in basso con i pixel significherebbe andare incontro a un'esperienza visiva piuttosto scadente.

Un nuovo mondo

Una volta assemblato il visore, la prima cosa da fare è installare l'app Cardboard, che da accesso a decine di contenuti virtuali, dai video alle applicazioni. Allo stato attuale, le app non sono molte e sono tutte piuttosto basilari, ma riescono bene a rendere l'idea del futuro che ci attende. Ne abbiamo provate diverse, a partire da Carboard Demo, che permette di fare un primo approccio alla realtà virtuale, con immagini prese da Google Earth, oggetti riprodotti tridimensionalmente e "Windy Day", un corto di animazione a 360° con protagonista un topo, realizzato da Motorola. Vedere il piccolo topo col cappello rosso muoversi in un ambiente tridimensionale fa il suo effetto, anche con questo visore così basilare. Interessante anche l'app Insidius VR, che non è altro che un video in 3D che riprende quanto visto nel film. Di tutt'altra pasta invece la brevissima esperienza dell'app War of Words VR, realizzata dallo studio BDH in collaborazione con la BBC, che attraverso una grafica minimalista e le parole di Siegfried Sassoon, poeta inglese, ci porta nei campi di battaglia della prima guerra mondiale. Qui il potenziale di questa tecnologia viene a galla, anche come mezzo artistico, e la nomination ai BAFTA 2015 di War of Words VR ne è un'ulteriore conferma. L'esperienza visiva infatti prende una piega diversa, immergendo lo spettatore nella scena, soprattutto inforcando un bel paio di cuffie. Come ultimo test abbiamo scelto Roller Coaster VR, che simula le montagne russe attraverso una buona grafica tridimensionale. L'effetto è di impatto, mentre la definizione è più che buona, meglio che nei filmati a 360°, che soffrono di più del pannello con risoluzione Full HD. In generale, l'esperienza con le app è stata positiva, anche se dopo pochi minuti di utilizzo abbiamo avvertito qualche fastidio, con piccoli giramenti testa. Una cosa strana, visto che nelle prove di Oculus Rift e Samsung Gear VR non abbiamo riscontrato problemi. Il motivo va ricercato nella maggiore precisione nel tracciamento dei movimenti del capo dei visori più costosi, qui affidato al semplice accelerometro dello smartphone.
Anche nella visione di filmati a 360° abbiamo riscontrato lo stesso problema, ad ogni modo la qualità era più che sufficiente, soprattutto se paragonata al costo di accesso a questa tecnologia. Dalle immersioni alle corse automobilistiche, passando per i video musicali, il differente punto di vista crea anche una differenze fruizione dei contenuti, molto spettacolari. Il campo visivo è ridotto rispetto ai visori più costosi, ma rimane comunque sufficiente a garantire un buon effetto generale, anche se tutto dipende anche dalla dimensione del display utilizzato.

Google Cardboard Google Cardboard non è certo il migliore visore virtuale sulla piazza, questo è fuor di dubbio, ma il suo costo e la facilità di utilizzo sono due pregi enormi. La realtà virtuale infatti deve ancora arrivare ufficialmente e, nell'attesa di Oculus, questo è certamente un ottimo modo per provare con mano quello che sarà il futuro dell'intrattenimento domestico. Almeno a piccole dosi, visto che la sua semplicità non consente di avere al suo interno tecnologie in grado di limitare il motion sickness, un problema ampiamente superato su Oculus ma che qui è ancora presente, anche se può variare da utilizzatore a utilizzatore. Tolto questo difetto, lo spettacolo è assicurato, con un'esperienza tutto sommato dignitosa, anche se ripetitiva sul lungo periodo, visti i pochi contenuti di qualità. Paragonarlo a Oculus sarebbe fin troppo sminuente, vista la differenza di prezzo tra le due soluzioni: semplicemente, Cardboard è un prodotto diverso, con un suo scopo preciso, ovvero quello di mostrare le potenzialità di questa tecnologia. Cosa che gli riesce egregiamente.

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