Abbonamento del treno caro per i pendolari? Tutta colpa dell'algoritmo

Dopo anni di prezzi gonfiati, Trenitalia ammette un grave errore nel calcolo delle tariffe degli abbonamenti per i pendolari.

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Alessio Ferraiuolo Alessio Ferraiuolo è cresciuto a pane, cinema e videogame. Scopre in giovane età la sua passione per la tecnologia, che lo porta a divorare tutto quello che il mercato ha da offrire, dall’hardware per PC agli smartphone, senza mai sentirsi sazio. Nel tempo libero adora suonare la chitarra, andare in palestra e guardare tonnellate di film e serie TV. Lo trovate su Google+ e su Facebook.

La matematica non è un'opinione. Se ne sono accorti già da anni Assoutenti e tutti i pendolari sovraregionali, quelli cioè che viaggiano su tratte il cui percorso copre più regioni, costretti a pagare tariffe più alte di quanto dovrebbero essere a Trenitalia per gli abbonamenti. Tariffe che nel corso del tempo hanno raggiunto valori superiori anche del 33% rispetto al dovuto, non certo bruscolini. A dispetto di quanto si possa pensare, dietro al prezzo eccessivo degli abbonamenti non c'è una volontà truffaldina, ma un semplice e banale errore di calcolo. L'algoritmo utilizzato per decidere le tariffe infatti non tiene conto della distanza percorsa e del relativo abbattimento del costo all'aumentare della stessa. In parole povere, che si tratti di un viaggio di 10 Km o oppure di 100 Km, il costo non cambia, mentre invece dovrebbe diminuire all'aumentare della distanza percorsa. Un errore banale ma grave, che potrebbe dare il via a una class action dalla portata ancora da definire.

Un errore durato dieci anni

La questione sul prezzo degli abbonamenti dei pendolari va avanti da anni e riguarda tutti i viaggiatori italiani, da nord a sud. Secondo le stime di Assoutenti, che da molto tempo sta portando avanti la causa, i rincari non dovuti dagli utenti sono molto consistenti, basti pensare che un pendolare sulla linea Torino Milano paga ben 33€ in più del dovuto su base mensile, mentre chi percorre la tratta Genova-Milano sborsa addirittura 38€ in più rispetto al prezzo corretto. La vicenda assume toni quasi grotteschi quando si analizza l'arco temporale su cui si è sviluppata. L'algoritmo della discordia infatti non viene applicato da pochi anni, ma da una decade. Dieci anni di tariffe gonfiate quindi, ma in buona fede: l'errore è stato fatto dal funzionario addetto al calcolo delle tariffe, che nella formula utilizzata per decidere la tariffa non ha tenuto conto dell'abbattimento del costo sulla base della lunghezza della tratta percorsa.
Il 2 febbraio Assoutenti e Trenitalia hanno finalmente raggiunto l'accordo per porre fine a questo errore, accordo con cui anche Trenitalia ha ammesso finalmente il misfatto, accogliendo le richieste dei pendolari "per ottenere un riallineamento tariffario rispetto ai maggiori oneri fatti pagare agli abbonati sovraregionali in questi ultimi anni, così da garantire equità e giusto trattamento ai pendolari che quotidianamente usufruiscono del servizio". Soddisfatta anche Assoutenti, che afferma: "Ci aspettiamo, da aprile, il riallineamento tariffario. In caso contrario segnaleremo tutto all'Autorità di regolazione dei trasporti e alle Procure per l'eventuale individuazione di reati e nel contempo manderemo decine di migliaia di viaggiatori dai giudici di pace con in mano gli abbonamenti pagati dal 2007 a oggi a un prezzo superiore al dovuto. Le Regioni rischierebbero un esborso nei confronti dei viaggiatori molto più elevato rispetto a quanto Trenitalia vuole le sia garantito".
In parole povere, se entro aprile Trenitalia non abbasserà le tariffe degli abbonamenti, Assoutenti procederà con la creazione di una class action che potrebbe coinvolgere migliaia di persone, in pratica tutti i pendolari che hanno utilizzato tratte sovraregionali negli ultimi 10 anni. Si tratta di un'azione collettiva senza precedenti in Italia, che se andasse in porto potrebbe portare a rimborsi milionari. A questo punto, tutto dipenderà dalle decisioni prese dalla Conferenza delle Regioni e delle Province Autonome. Le tariffe dovranno essere riviste e corrette, questo è fuor di dubbio, ma Trenitalia, forte degli accordi presi con le regioni, che hanno valenza pluriennale, non vuole assolutamente perdere gli introiti già pattuiti. Questo significa che ogni deviazione dalle tariffe concordate non sarà a carico di Trenitalia, ma degli enti locali, che dovranno garantire comunque gli introiti pattuiti.

Aggiornamento: Orazio Iacono, direttore della divisione passeggeri di Trenitalia, ha chiarito alcuni punti oscuri sulla vicenda in un'intervista rilasciata a Repubblica. Innanzitutto, l'algoritmo è stato creato dalla conferenza Stato Regioni nel 2007, non da Trenitalia quindi. Nel momento della sua creazione, afferma Iacono, non era affatto sbagliato, ma è stato semplicemente superato dal trascorrere del tempo e dall'arrivo di nuovi fattori, senza mai essere aggiornato. Trenitalia non poteva quindi modificare l'algoritmo, ma doveva semplicemente limitarsi alla sua applicazione alla lettera, cosa che ha fatto fino ad ora.