Addio Cassini: il giorno dell'ultimo tuffo su Saturno è arrivato

Siamo arrivati al fatidico giorno in cui Cassini si distruggerà sull'atmosfera di Saturno, nell'ultimo tuffo della sua ultima missione, il 'Grand Finale'.

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Per Cassini è davvero giunta la fine, a brevissimo si schianterà su Saturno nel suo ultimo tuffo, disintegrandosi nell'atmosfera mentre i suoi strumenti sono accesi, captando gli ultimi dati per inviarli alla terra. La NASA trasmetterà l'evento in diretta dalle 13, mentre la distruzione dell'orbiter è attesa alle ore 14 (trovate tutti i dettagli della diretta alla nostra news). L'evento è storico. Chi segue le vicende spaziali forse riesce a sentire la solennità di questa giornata, che verrà ricordata per la scelta della NASA di distruggere la sonda realizzata anche in collaborazione con l'agenzia spaziale italiana (ASI) su Saturno e raccogliere dati in prossimità della sua atmosfera, piuttosto che lasciarla a vagare nello spazio senza carburante. Cassini è un ammasso di strumenti e pezzi metallici, una sonda fatta di sensori che captano le onde elettromagnetiche a varie frequenze, le immagazzinano in forma di dati (numeri) per poi essere inviati alla terra, dove gli scienziati trovano un senso a tutte quelle cifre per far progredire la conoscenza umana.

La ferraglia è stata chiamata Cassini, dall'astronomo italiano Gian Domenico Cassini che studiò Saturno e i suoi anelli, mentre Huygens è la sonda secondaria atterrata su Titano (la luna più grande del pianeta degli anelli) che è oggi inattiva ed è stata chiamata così in onore dello scienziato Christiaan Huygens che scoprì il satellite. Si dice spesso che chi lavora in ambito scientifico manchi apparentemente di sensibilità o che sia più freddo del resto delle persone, ma chi scrive può assicurarvi che la comunità scientifica sente questo evento come l'addio ad un amico che l'ha accompagnata per 13 lunghi e irripetibili anni. Prima del saluto finale però, è doveroso ricordare alcune tappe della storia di Cassini, senza aver la pretesa di essere esaustivi ma con il semplice obiettivo di commemorarla nel giorno del suo tuffo finale. Se li avete persi, vi consigliamo i nostri speciali sulla scelta della NASA di distuggere Cassini, sulla luna Encelado dalla crosta ghiacciata e sull'illusione ottica dell'anello B.


La partenza dalla terra, così è cominciato il viaggio dell'orbiter

Ottobre 1997, la sonda gigantesca sta per partire nello spazio per un viaggio di 7 lunghi anni. Parliamo di un prodigio tecnologico per quegli anni, che portava con se anche la sonda secondaria Huygens che si è distaccata nel 2005 ed ha inviato dati dal satellite Titano per poche ore. Cassini è un concentrato di tecnologia di 7 metri di altezza, 4 metri di larghezza e 2 tonnellate di peso fatto di migliaia di interconnessioni elettriche, diversi motori, 12 strumenti scientifici e sistemi di riserva per evitare che un guasto possa compromettere l'intera missione, il tutto alimentato da un generatore che genera energia elettrica basato sul decadimento di isotopi radioattivi. Si può dire che Cassini è una delle ultime missioni in 'pompose' della NASA, quello che nell'ambito dei videogames è un videogioco tripla A, costata 5 miliardi di dollari. Ed ora, il lancio della sonda con il razzo Titan IV. Signore e signori, ecco un pezzo della storia spaziale umana.


Le orbite iniziali ed il "Grand Finale"

Il viaggio dalla terra a Saturno non è una linea dritta. Sarebbe bello poter lanciare un oggetto dritto verso un pianeta, ma ci sono delle leggi fisiche da rispettare, ovvero la gravità. Corpi massivi attraggono a sé quello che li circonda e la soluzione è sfruttare la loro forza gravitazionale per spingere oggetti come sonde spaziali nella direzione scelta. Come visibile dalla prossima immagine Cassini è stato lanciato facendolo orbitare attorno al Sole fino ad arrivare vicino a Venere nel 1998 dove ha sfruttato la spinta per un'altra orbita attorno al Sole. Nel 1999 è tornato in prossimità di Venere e della terra per poi essere lanciato e passare per Giove nel 2000 fino ad arrivare nelle prossimità di Saturno nel 2004.

Solitamente un corpo nello spazio segue delle orbite ellittiche e lo stesso vale per Cassini, che però è stato dotato di propulsori come tutte le sonde proprio per correggere la sua traiettoria quando necessario: questi vengono usati il minimo indispensabile per non sprecare energia inutile. Di seguito vi lasciamo un brevissimo video delle ultime due orbite della sonda, che prima di percorrere il suo ultimo tuffo colorato in rosso ha dato il suo "ultimo bacio" al gigantesco Titano. Le altre ellissi disegnate sono le 22 orbite finali che ha percorso in questi mesi dall'inizio della sua ultima missione, il "Grand Finale".


Alcune delle scoperte di Cassini

Sarebbe impossibile riassumere 13 anni di missioni in un articolo, ma bisognerà pur cominciare da qualche parte nel ricordare i meriti di questa sonda. CIRS è uno degli strumenti che capta l'infrarosso, dunque è in grado di rilevare dove c'è calore. Proprio tra il polo nord e l'equatore di Saturno (che ricordiamo, è un pianeta gigantesco e gassoso che si presume abbia un nucleo solido al suo interno) rilevò una fascia incandescente attorno al pianeta larga quanto il nord america, una tempesta immensa con due punti luminosi più caldi che giravano a velocità differenti: la fortuna della sonda fu di trovarsi lì proprio nel momento in cui le due tempeste calde si sono fuse, evento che accade ogni 20 o 30 anni. Impossibile non citare i magnifici anelli del gigantesco pianeta: nella prossima immagine abbiamo scelto di mostrarvi l'anello F, il più esterno di tutti, nei suoi movimenti ondulatori causati dal satellite Prometeo che muove le polveri al suo passaggio.

L'esplorazione è stata estesa a tutti i 62 satelli di Saturno, per lo più ghiacciati, di cui sicuramente i più importanti sono Titano ed Encelado, ma ne esistono altri come Mima (in foto) e Teti che somigliano in modo imbarazzante alla 'morte nera' di Star Wars, per non parlare del fatto che l'analisi del calore ha mostrato una forma geometrica identica ad un pac-man gigante.

Nulla di strano in realtà, il piccolo cerchio presente sui satelliti non è altro che la testimonianza dell'impatto con un asteroide, mentre la parte riscaldata deriva dalle radiazioni della magnetosfera di Saturno. Di Encelado ve ne abbiamo già parlato in un altro speciale, mentre per Titano è giusto spendere qualche riga. Già da Voyager si sapeva che su Titano fossero presenti delle molecole organiche, tanto da decidere di inviare la sonda secondaria Huygens sul satellite gigantesco. Huygens e CIRS ci hanno permesso di identificare ghiaccio, dune, fiumi di liquido scuro che dovrebbero essere costituiti da metano, pianure, rocce ed anche mari, nonché la molecola di propilene. L'interesse per questo satellite è giustificato dal sapere che esistono molecole organiche e sicuramente ci saranno future missioni sia su Titano, sia su Encelado. Vi lasciamo al video pieno di foto e ricostruzioni grafiche delle scoperte che vi abbiamo appena elencato.


L'addio a Cassini, dopo 13 anni di scoperte incredibili e dati inestimabili

L'ultimo tuffo della sonda nell'atmosfera sarà un'impresa faticosa per Cassini: i propulsori dovranno lottare contro i gas di Saturno affinché l'antenna sia allineata esattamente dove si trova la terra (per la precisione a Camberra in Australia), così che i preziosi dati finali possano arrivare alla NASA per essere studiati. All'abbassarsi dell'altitudine dal centro di Saturno la sonda dovrà aumentare la potenza dei propulsori per contrastare l'atmosfera che diventa sempre più spessa, finché si arriverà ad un punto critico dopo il quale non sarà più possibile dare stabilità all'orbiter, che comincerà traballare e rotolare in modo incontrollabile: basta che il sistema si sposti di una piccola frazione di grado affinché sulla terra non arrivi alcun segnale. A 1500 km dalle nuvole più alte la comunicazione sarà già impossibile e Cassini comincerà a bruciare come una meteora, fino a disintegrarsi sui gas sempre più spessi e densi.

Tutto quello che vi abbiamo descritto, però, lo sapremo solo dopo 83 minuti, tempo necessario alle onde elettromagnetiche inviate da Cassini per compiere la distanza di 1,5 miliardi di chilometri che separa Saturno dalla terra. La diretta di domani dunque sarà solo un eco dell'ultima avventura di Cassini, il grido finale di una vittoria scientifica che verrà ricordata negli anni. Addio Cassini.