Alitalia: che fine farà la flotta della compagnia di bandiera?

Dopo il rifiuto dei lavoratori all'accordo su tagli ed esuberi è crisi sempre più nera per Alitalia. Che fine faranno la flotta aerea e le rotte?

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Un calvario senza fine. Da anni la situazione di Alitalia tiene banco nei dibattiti di economisti, politici, viaggiatori e curiosi. Il percorso della compagnia di bandiera italiana è sempre stato irto di ostacoli e difficoltà. L'azienda nel corso degli anni ha subito notevoli e radicali trasformazioni, in costante balia dei venti politici e di un mercato aereo competitivo e spietato, che ha visto l'ingresso di tanti nuovi operatori. L'ultimo capitolo di questa triste storia tricolore è la bocciatura dell'accordo che sindacati e azienda avevano trovato per provare un rilancio. I lavoratori si sono rifiutati di vedere ritoccati al ribasso i loro contratti, speranzosi per l'arrivo dell'ennesimo salvataggio statale che però, probabilmente, non ci sarà. Ecco cosa sta succedendo in questi giorni.

Nuova compagnia, vecchi problemi

Rinata nel 2015 grazie all'investimento di Etihad, la nuova Alitalia era partita con tutti gli entusiasmi del caso, pronta a rilanciarsi dopo anni di indebitamenti, salvataggi statali e gestioni scriteriate. Le premesse per qualcosa di buono c'erano: nuovi aerei e rotte avrebbero dovuto ridare slancio all'azienda, ma sono svanite in poco tempo, schiacciate da debiti sempre più importanti e da buchi di bilancio clamorosi. Il 2015 era stato chiuso con perdite di 199 milioni, il 2016 con oltre 600. Per provare a salvare il salvabile sindacati e azienda, lo scorso 14 aprile, avevano siglato un preaccordo per tagliare i costi ed evitare il fallimento: si parlava di tagli dell'8% degli stipendi, di quasi 1000 licenziamenti e di una diminuzione di ferie e giorni di riposo. La parola è poi passata ai lavoratori, chiamati a votare tramite un referendum. Il 25 aprile l'accordo è stato bocciato con un sonoro 67% per via dei troppi tagli, delle poche garanzie e di un piano quinquennale incapace di guardare al futuro ma utile solo a rimandare un sempre più vicino fallimento. Il voto dei dipendenti ha così aperto la strada all'intervento statale per le pratiche di commissariamento e liquidazione.

Fallimento o Nazionalizzazione?

La palla è subito passata nelle mani del Governo. Montezemolo e soci hanno avviato le pratiche che porteranno il Governo alla scelta di tre commissari che guideranno l'azienda per i prossimi sei mesi. Il loro compito sarà quello di traghettare Alitalia verso il non ancora chiaro passo successivo. La situazione è talmente critica da rendere necessario un prestito che permetta all'azienda di andare avanti per i prossimi sei mesi, anche mantenere operativa la flotta di velivoli. Si tratterà di un aiuto statale temporaneo, avvallato dall'Unione Europea, che darà modo ai commissari designati di agire con la massima velocità possibile. Il loro compito sarà quello di stabilizzare la situazione, stringere il più possibile il buco finanziario ed effettuare dei tagli che, secondo i piani, renderanno più agevoli le scelte future, qualsiasi esse siano. Le ipotesi sul piatto della bilancia sono numerose e tutte soggette a imprevedibili quanto incalcolabili variabili: la vendita ad altre compagnie (con Ryanair alla finestra) o la liquidazione sono le due soluzioni più gettonate, ma in entrambi i casi il bagno di sangue da affrontare sarà dei più terribili tra licenziamenti, vendite, cessioni e tagli di ogni sorta. Alitalia non sarà mai più la stessa insomma. Stato e Governo hanno categoricamente escluso ogni tipo di nazionalizzazione. La trasformazione di Alitalia in una compagnia statale pare un'ipotesi ad oggi improponibile. Non ci sarebbero le condizioni economiche per un'operazione del genere. A mancare sono le risorse utili per prendere in mano la compagnia e gestirla: Alitalia è un'azienda in costante perdita, che brucia milioni di euro al giorno senza riuscire a rientrare nei costi e che brucerebbe in poco tempo anche qualsiasi investimento da parte dello Stato. Gli scenari sono comunque in continua evoluzione e i prossimi sei mesi saranno fondamentali per capire cosa succederà. Le proteste dei 12 mila lavoratori si faranno sentire e le elezioni ormai imminenti porteranno il Governo a fare scelte che, probabilmente, si allontaneranno da questo "no" così categorico. Lo Stato non nazionalizzerà la compagnia ma immetterà nelle sue casse parecchi soldi per placare la rabbia dei dipendenti, evitare problemi e proteste, e scongiurare un fallimento e una chiusura che non servirebbero a nessuno. Sullo sfondo si muovono i grandi gruppi aerei internazionali. Lutfhansa ha recentemente negato il suo interesse, ma è innegabile che una compagnia più snella e ripulita dei rami secchi potrebbe far gola a molti investitori.

Cosa ci aspetta?

A stretto giro gli scenari paiono abbastanza definiti. Il 2 maggio il cda si riunirà per dare il via alla richiesta di commissariamento. L'azienda entrerà in un periodo di amministrazione controllata dove si ricorrerà a tagli di personale, vendita di mezzi, licenze e immobili che cattureranno l'attenzione di potenziali compratori. Queste manovre diminuiranno il debito ma ridimensioneranno totalmente le dimensioni dell'azienda. Ad essere riscritte al ribasso saranno rotte, voli e soprattutto le flotte, per un vettore che diverrà molto più piccolo rispetto a quello cui siamo abituati. Fortissimi saranno anche i contraccolpi economici di queste scelte. La situazione di incertezza porterà gli utenti a evitare Alitalia, a comprare sempre meno biglietti e a chiedere rimborsi per quelli già acquistati. Questo potrebbe rendere ancora più difficoltoso il salvataggio. Per ora i voli prenotati sono garantiti, le prenotazioni sono ancora possibili, ma tutto è appeso a un filo che potrebbe spezzarsi da un momento all'altro.

Ad essere realmente spezzata sarà l'azienda stessa che, per diventare appetibile e leggera, verrà sventrata dei suoi punti di forza: lavoratori, aerei e sistemi di manutenzione saranno i primi ad essere tagliati; poi sarà la volta di licenze e diritti di volo e atterraggio che attireranno le mire di numerose compagnie, interessate soprattutto alla posizione privilegiata di Alitalia nello scalo di Fiumicino. La strada sarà dura e le difficoltà non mancheranno: solo il tempo saprà dirci se e in che modo Alitalia verrà salvata, se si metterà un punto definitivo a tutto questo o e si aprirà l'ennesimo capitolo di una tragedia tutta italiana che va avanti da più di 20 anni.