Altroconsumo vs Samsung: al via Class Action sulle memorie, rimborsi fino a 300€

Parte in Italia la class action contro Samsung: il produttore coreano ora rischia di affrontare un risarcimento milionario. Anche Apple nel mirino.

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Alessio Ferraiuolo Alessio Ferraiuolo è cresciuto a pane, cinema e videogame. Scopre in giovane età la sua passione per la tecnologia, che lo porta a divorare tutto quello che il mercato ha da offrire, dall’hardware per PC agli smartphone, senza mai sentirsi sazio. Nel tempo libero adora suonare la chitarra, andare in palestra e guardare tonnellate di film e serie TV. Lo trovate su Google+ e su Facebook.

Alla fine, il verdetto temuto da Samsung è arrivato. Il Tribunale di Milano ha infatti ammesso la class action di Altroconsumo nei confronti di Samsung Italia, rea di aver dichiarato valori falsati di memoria nelle specifiche di smartphone e tablet. La questione è semplice: è giusto dichiarare di vendere un dispositivo con 16/32/64 GB di memoria quando poi, all'atto pratico, già al primo avvio non li si hanno disponibili tutti? Secondo Altroconsumo no, tanto che dai test di laboratorio interni effettuati risulta che alcuni dei prodotti oggetto della class action avevano fino al 40% della memoria occupata già all'uscita dalla fabbrica. Le cifre in ballo sono molto alte, anche se dipenderanno dal numero di adesioni all'azione collettiva, ma Samsung potrebbe non essere l'unica azienda tech a rischiare risarcimenti milionari.

Una class action che lascia il segno

Prima di entrare nel merito della vicenda è bene specificare un fatto fondamentale: nessuna tipo di memoria attualmente in commercio mette a disposizione dell'utente il 100% della sua capacità. Un hard disk da 1 TB offre 931 GB ad esempio, un dato che, applicando lo stesso metro di giudizio utilizzato nei confronti di Samsung, si configura come un'indicazione sbagliata e fuorviante per il consumatore. Non è un caso infatti che nei tribunali milanesi ci sia ancora un'altra richiesta di class action simile, ma nei confronti di Apple, che a questo punto potrebbe essere la seconda azienda a dover affrontare un'azione collettiva.
Azione collettiva che pone le sue basi su una sentenza dall'AGCOM del 2014, quando l'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato multò Samsung per 1 milione di euro per pratiche commerciali scorrette, proprio a causa della mancata indicazione dello spazio libero effettivamente disponibile. L'AGCOM definì questa pratica "contraria alla diligenza professionale e idonea, mediante la diffusione di informazioni fuorvianti e l'omissione di informazioni rilevanti, a falsare in misura apprezzabile il comportamento economico del consumatore medio". L'azione dell'AGCOM è importante perché definisce in modo chiaro l'arco temporale a cui la class action di Altroconsumo fa riferimento. I dispositivi usciti dopo il 2014 infatti hanno indicazioni più chiare sulla capacità effettiva della memoria, tanto che, aprendo la pagina internet dedicata al Galaxy S7 ad esempio, si può leggere nelle specifiche tecniche quanto segue. "Parte dello spazio di memoria indicato è occupato da contenuti preinstallati. Per questo dispositivo lo spazio disponibile all'utente è approssimativamente pari al 76% della capacità di memoria totale indicata."
La lista dei device oggetto della class action mostra infatti solo prodotti usciti tra il 2009 e il 2014, e in specifici periodi. Solo i possessori di questi smartphone/tablet potranno accedere all'azione collettiva, muniti di prova d'acquisto del prodotto, aderendo all'iniziativa da questo link. Gli interessati hanno tempo fino al 15 luglio 2017 per aderire, oltre questa data non sarà più possibile partecipare all'azione collettiva.

Attenzione però che aderendo non si ha automaticamente diritto al rimborso. La sentenza del Tribunale di Milano ha semplicemente ammesso la Class Action, che dovrà poi essere discussa nuovamente in tribunale: solo a questo punto il giudice emetterà la sentenza. Una bella grana per Samsung, ma una grande vittoria per Altroconsumo, che per voce di Marco Pierani parla di: "decisione storica, perché legata a un'azione collettiva di risarcimento che nasce in Italia e i cui effetti ricadranno ovunque, investendo un colosso della telefonia e dell'elettronica presente sul mercato internazionale. L'obiettivo dell'azione di Altroconsumo è semplice e complesso insieme: eliminare le pratiche che negano la trasparenza vuol dire sgomberare elementi strutturali di disturbo allo sviluppo del mercato e alla fiducia dei consumatori. Imprese, operatori economici e consumatori non devono agire su fronti opposti: l'empowerment del consumatore può solo giovare ad un mercato in piena evoluzione di sistema.".

Samsung La class action di Altroconsumo potrebbe aprire scenari davvero inattesi per il panorama italiano. I rimborsi per chi aderirà all’azione collettiva potrebbero arrivare fino a 300€, che per dispositivi con ormai anni sulle spalle non sono certo pochi. Ovviamente tutto dipenderà dalla sentenza finale del tribunale, ma a questo punto viene da chiedersi dove porterà tutto questo. Vedremo anche Huawei, LG, Sony, HTC e tutti gli altri produttori alla sbarra nei tribunali italiani? Perché gli utenti di questi brand non sono stati tutelati? Seguendo lo stesso principio, si dovrebbero creare class action anche contro i produttori di fotocamere, hard disk o qualsiasi dispositivo abbia una memoria, perché nessuno di questi viene venduto con indicazioni sulla reale disponibilità della stessa. Insomma, il caso è quanto mai particolare e i suoi sviluppi potrebbero portare alla creazione di nuove class action contro altri giganti della tecnologia.