Amazon e la crisi del retail: quale futuro per il commercio?

Amazon continua a sperimentare, mentre i negozi tradizionali vivono una crisi senza precedenti. É la fine del settore retail per come lo conosciamo?

speciale Amazon e la crisi del retail: quale futuro per il commercio?
Articolo a cura di

Si abbassano le saracinesche e si accendono gli schermi: l'e-commerce ha da tempo preso piede nelle nostre vite e iniziato a influenzare negativamente i punti vendita tradizionali, colpiti da una crisi che non accenna a placarsi. Mentre i colossi del settore sono costretti a ridimensionarsi, cambiare strategia e chiudere, le aziende online sfruttano la loro presenza sul web per ampliare il loro raggio d'azione, aprendo nuovi punti vendita e sperimentando metodi inediti di approccio con il pubblico. Amazon è l'esempio più lampante di questa interessante commistione tra negozio fisico tradizionale e store online. Tra pochi anni comprare oggetti di consumo e beni di prima necessità potrebbe non essere più la stessa cosa.

Crisi nera

In America l'hanno chiamata "l'apocalisse del settore retail" ma in tutto il mondo la situazione è più o meno la stessa. I negozi fisici, grandi o piccoli che siano, presenti o meno nei centri commerciali, stanno chiudendo. Tutte le grandi catene degli Stati Uniti stanno rivedendo le loro strategie di azione, confrontandosi con la spietata concorrenza del commercio online e con consumatori sempre meno presenti nei grandi centri commerciali e sempre più avvezzi a comprare in rete. É Business Insider a sottolineare che nei prossimi due mesi saranno 3500 i negozi che chiuderanno negli Stati Uniti, tutti facenti parte di catene piuttosto grandi e importanti. Bebe, specializzata in abbigliamento femminile, chiuderà i suoi 170 negozi per passare direttamente all'online; JCPenney, importante catena di grandi magazzini sta chiudendo tutti i suoi negozi costosi e in posizioni sfavorevoli.

La patria mondiale dei mostruosi agglomerati commerciali sta mostrando quanto il pubblico sia sempre meno propenso a recarsi in certi luoghi per fare i suoi acquisti: dal 2010 al 2013 l'afflusso è diminuito del 50%. Simbolo di tutto questo la crisi senza precedenti di GameStop, il più popolare rivenditore al mondo di videogiochi, pronto a chiudere almeno 150 tra i suoi negozi sparsi nel globo per colpa delle vendite sempre più basse di giochi e console: il pubblico ha orientato le sue preferenze sugli store online e sul supporto digitale, mettendo da parte le copie fisiche. L'azienda sta provando a cambiare strategia, concentrando i suoi sforzi sulla vendita di gadget, giocattoli e oggettistica, ma il rischio di un ulteriore peggioramento è più che concreto.

Nuove strategie

Tanto è cambiato nelle abitudini dei consumatori. Il modello Amazon si è imposto in tutto il mondo, portando numerosi venditori tradizionali a cambiare strategia per non annaspare in un mercato agguerrito e competitivo. Non esiste azienda commerciale che si rispetti senza uno store online funzionante e ben fornito, ma la partita vera si sta giocando sulle abitudini dei consumatori del futuro.
Una commistione tra online e fisico potrebbe essere l'unica strada per sopravvivere. Se i venditori tradizionali stanno buttando anima e corpo nell'online, i colossi dell'e-commerce stanno compiendo il passo inverso e trasferendo le loro conoscenze nella vendita fisica. É il caso di Alibaba, compagnia cinese di commercio elettronico che ha da poco acquisito due grandi catene di distribuzione del suo paese facendo suoi 3000 punti vendita, ma soprattutto di Amazon, da tempo impegnata nello studio delle nuove frontiere della vendita dei beni di consumo. L'azienda di Jeff Bezos le sta provando tutte per esportare il suo modello anche nei negozi tradizionali, aprendo e sperimentando, con fortune alterne, punti vendita molto particolari.
Amazon Books, creata nel 2015, è stata la prima libreria ufficiale dell'azienda: rivendita tradizionale di libri, Kindle e Fire, ha un catalogo dettato dalle tendenze e dalle classifiche di Amazon.com: su ogni volume presente sono indicate le votazioni del portale. Il prossimo passo, stando a quanto riporta il New York Times, sarà quello di aprire negozi con vendita al dettaglio di mobili e prodotti high-tech per la casa. L'obiettivo è quello di dare al consumatore la possibilità di toccare con mano oggetti importanti e di personalizzare la propria esperienza con mirabolanti tecnologie di realtà aumentata per scoprire come gli oggetti si adatterebbero ad ogni ambiente casalingo. Ancora più avveniristica, ma per ora fallimentare, l'esperienza di Amazon GO, il negozio senza cassieri e senza cassa dove dovevano essere i sensori a riconoscere gli oggetti presi e ad addebitare tutto sulla carta di credito dell'utente. La versione beta non è riuscita a gestire più di 20 clienti per volta, creando non pochi problemi e dimostrandosi per ora impraticabile, ma il sasso è stato lanciato e gli esperimenti continueranno: le voci che un'altra apertura del genere possa nascere a Londra si fanno sempre più fondate. Sguardo anche su alimentari e beni di prima necessità grazie ad AmazonFresh PickUP, negozio di Seattle dove si fa la spesa online e si va a ritirare il tutto a 15 minuti dal proprio ordine.

Cogliere ora questi segnali sarà fondamentale per il futuro degli acquisti. La presenza online, già da oggi requisito obbligatorio per chiunque abbia un'attività, è stato il primo passo; una vendita multicanale, tecnologicamente avanzata ed egualmente presente in rete e nel locale sotto casa, sarà la direzione verso la quale orientarsi per il futuro. Tendenze ancora embrionali, ma già ben presenti negli Stati Uniti, da sempre precursori per gli orientamenti futuri dei mercati occidentali, europei e, di riflesso, anche italiani. Nel nostro paese il dato generale di successo dell'e-commerce è ancora molto basso: secondo una ricerca solo il 29% degli italiani fa acquisti online per un valore di 21 miliardi di euro. Numeri risibili rispetto ai 600 miliardi spesi dai cittadini europei ma comunque in crescita rispetto al passato. Le piccole e medie imprese fanno fatica a imporre in rete la loro presenza, ma anche in Italia il successo di Amazon è sempre maggiore e ha già da tempo messo in crisi molti punti vendita e centri commerciali. La svolta definitiva è ancora lontana ma i segnali sono già più che presenti, vedremo chi saprà coglierli nel migliore dei modi.