AMD Zen: è davvero più veloce di Intel Broadwell?

Un benchmark condiviso pubblicamente da AMD ha mostrato che Zen è più veloce di un processore Broadwell-E, ma le ambiguità in merito non mancano.

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Daniele Vergara Daniele Vergara viene alla vita con un chip Intel 486 impiantato nel cervello, a mo' di coprocessore. E' più che entusiasta di tutto ciò che riguarda la tecnologia intera e i videogames, con un occhio di riguardo verso l'hardware PC e l'overclocking. D'inverno ama snowboardare, macinando km e km di piste, mentre d'estate si dedica alla MTB. Lo trovate su Facebook, Twitter e Google+.

L'architettura Zen di AMD è molto attesa dagli appassionati, che dovranno pazientare ancora fino alla prima parte del 2017. In questi mesi però AMD ha tenuto alcuni eventi dedicati a Zen, con l'intento di offrire una preview delle fattezze e delle performance delle nuove CPU. Uno dei benchmark condivisi da AMD riguardava il confronto fra un processore Zen e un modello della linea Broadwell di Intel, vinto dalla nuova CPU della casa di Sunnyvale. Nello specifico, il processore concorrente era un Core i7-6900k con architettura Broadwell-E. Nel test condotto dalla società americana la CPU Zen funzionava con tutti gli otto core attivi, che diventano 16 grazie al multi-threading. La frequenza di tutte le unità di calcolo era settata a 3 GHz, senza modalità turbo. Le altre componenti del sistema di test non sono state divulgate, per cui non conosciamo le configurazioni di memoria RAM, la board, i dispositivi di storage e tutto il resto. Come vedremo, i risultati del test condotto da AMD sono chiari, ma resta qualche dubbio sull'effettiva validità della prova.

Il test effettuato da AMD

Il benchmark effettuato da AMD prevedeva un workload su Blender, un programma open source per la modellazione di oggetti 3D. Il carico di lavoro richiedeva una buona capacità di calcolo multi-threading, con un parallelismo piuttosto spinto. Il test prevedeva, sul lato pratico, di effettuare il rendering di un mockup specificatamente creato dall'azienda di Sunnyvale. Il workload è stato attivato in contemporanea su entrambe le macchine, con il processore Zen che ha concluso prima l'operazione: esso ha impiegato 48,07 secondi per replicare a schermo l'oggetto, mentre l'Intel Core i7-6900k ha invece terminato il compito in 49,05 secondi. Si tratta di un risultato a favore di AMD, che sottolinea una differenza di rapidità di circa il 2%. Ricordiamo che anche l'i7-6900k è stato settato ad una velocità di clock pari a 3 GHz, per isolare la variabile frequenza e concentrarsi sull'architettura. I numeri sono inequivocabili, ma ci sono degli aspetti del benchmark che potrebbero essere messi in discussione.

Le specifiche del sistema di test

Prima di tutto, non si conoscono i dettagli dei sistemi utilizzati per il benchmark. AMD afferma che la RAM sul computer Zen era pari a 16 GB, con 2 blocchi da 8, in tecnologia DDR4 a 2400 MHz. Niente è stato detto in merito alla memoria del PC Intel. C'è poi totale buio sui dissipatori utilizzati sui processori. Altro punto da chiarire è la potenza dissipata dai 2 processori, che attualmente gioca un ruolo fondamentale nell'industria. L'efficienza ha sicuramente del valore in questo test, visto che una maggiore velocità non sempre viene messa davanti a consumi più contenuti.

Blender e le ambiguità del codice

Come abbiamo detto, il software utilizzato per il test è stato Blender, un editor grafico open source. Proprio la natura aperta di questo programma rende meno inattaccabile il test, visto che il suo codice è teoricamente editabile da chiunque. Un utente o un'azienda potrebbe aggiustare qualche riga di codice per ottimizzare al meglio il tutto per un determinato test o uno specifico hardware. In questo caso è impossibile determinare il codice utilizzato per Blender. È per questo motivo che un benchmark con un solo software è poco rilevante per determinare le prestazioni di una nuova architettura. Il tutto senza contare che, in linea teorica, il numero delle istruzioni processate per ciclo di clock non dipende da un codice generico: quest'ultimo infatti si adatta all'architettura rilevata e cambia alcune routine e i metodi di gestione. Per questo, alcuni software risultano meglio ottimizzati per specifici design, mentre altri fanno peggio, anche in presenza di più potenza sulla carta. In teoria quindi, anche in assenza di ottimizzazioni create ad hoc per il test, il valore di questa singola prova ai fini della valutazione delle performance appare alquanto limitato.
Un altro punto da chiarire riguarda il workload utilizzato, che non è stato reso pubblico da AMD. AMD lo ha personalizzato e potrebbe aver fatto in modo di avvantaggiare l'architettura Zen. Come? Semplicemente prevedendo tante chiamate di sistema in cui il suo design lavora meglio e magari implementando meno funzioni in cui Intel va generalmente forte. Lo svantaggio di questa scelta sta anche nel fatto che, utilizzando un workload ben conosciuto, si sarebbe potuto confrontare la velocità di Zen con le CPU odierne. Dall'altro lato della medaglia però, AMD potrebbe aver preso questa decisione per non svelare altri dettagli dell'architettura Zen.

AMD Zen AMD, con il benchmark visto poco fa, ha dato un assaggio delle prestazioni dei processori Zen, ma non dobbiamo prendere le informazioni come oro colato. Al fine di effettuare un test più di spessore e meno soggetto ad ambiguità, gli aspetti da stabilire dovranno essere di più: la società di Sunnyvale dovrebbe costruire la suite di test basandosi su più software, sfruttando workload noti, utilizzando velocità di clock finali e - magari - rivelando le specifiche complete del sistema impiegato. Non possiamo certamente dire che i processori Zen non promettano bene, ma per delle indicazioni sulle prestazioni nel mondo reale più veritiere bisognerà attendere ancora un po'.