Apple e l'Effetto Wow ritrovato: perché le AirPods fanno bene al mercato

Dopo l'era Jobs, Apple ha continuato a sfornare prodotti ottimi, ma privi del caratteristico Effetto Wow. Con le AirPods qualcosa però è cambiato...

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Per arrivare ad essere uno dei marchi più prestigiosi, osannati e riconoscibili dell'intero pianeta, Apple ne ha passate davvero tante nel corso della sua storia. Parliamo di un'azienda nata in un normalissimo garage della California, capace di licenziare ed espellere il suo stesso fondatore, per poi accoglierlo qualche anno più tardi a braccia aperte. Ogni grande marchio ha del resto normali alti e bassi, nel settore della telefonia basti pensare al tracollo di Blackberry, o a Nokia, che da leader del settore ha sfiorato il fallimento con Windows Phone e ora ci riprova con Android, fino a Samsung, che nello stesso anno ha presentato l'ottimo Galaxy S7 Edge e il disastroso Galaxy Note 7. Anche Apple ha sfiorato l'irreparabile più volte, la famosa mela di Cupertino però ha sempre risalito la corrente grazie ad un fattore molto particolare, unico e riconoscibile: il cosiddetto Fattore Wow. Sin dal ritorno di Steve Jobs in azienda, Apple ha cambiato volto e tratti della comunicazione applicata al marketing: niente uscite silenziose, comunicati stampa, pubblicità di lancio, Jobs preferiva parlare prima al suo pubblico tramite i keynote. La formula è ancora oggi abbastanza semplice, ogni prodotto rimane top secret (per quanto possibile) fino al giorno della presentazione, quando i tempi sono maturi si crea un evento e vi si invitano i migliori giornalisti e testate di settore. Una volta sul palco, si mostra al mondo il prodotto in tutta la sua bellezza e splendore, stando bene attenti a presentare qualcosa di mai visto prima (oppure qualcosa già vista ma migliorata ed elaborata all'estremo), sorprendendo il pubblico. È successo con i primi Macintosh, con l'iPod, con l'iPhone, con l'iPad, con il primo MacBook Air presentato all'interno di una busta da lettere, poi il meccanismo ha iniziato a incepparsi.

Il vuoto del leader

Venuto a mancare Steve Jobs, il motore e il faro dell'inventiva della "New Apple", la patata bollente è rimasta nelle mani dell'unico uomo in grado di continuare la fortuna della società. Tim Cook effettivamente ha ogni elemento al suo posto, ha un aspetto giovanile, è carismatico, un tipo semplice e benvoluto da tutti, sogna prodotti che siano belli, funzionali, utili a migliorare la vita e la salute degli utenti. La sua gestione però è più cauta, meno rischiosa del suo predecessore; strizza molto l'occhio al mercato e ai desideri degli utenti, più che al proprio ego e a quello della compagnia.
Come risultato di questa politica, negli ultimi anni abbiamo avuto prodotti come sempre splendidi dal punto di vista del design e dei materiali costruttivi, terminali affidabili, supportati da un comparto software che ancora oggi non ha eguali sul mercato, ma più in linea con i rivali e i trend del momento (e stando ai rumor, iPhone 8 potrebbe essere la più alta espressione di questa strategia). Tutto questo ha affievolito il famoso Effetto Wow di un tempo. Ma durante il keynote del 7 settembre 2016 è successo qualcosa: Apple ha presentato un prodotto che nuovamente, quasi come durante i bei vecchi tempi, ha suscitato incredibile curiosità e attenzione. Non parliamo però di iPhone 7, che ha fatto discutere più per la mancanza del jack audio che per la sue reali novità, bensì delle AirPods.

Reinventare la libertà

Sulla carta, sono semplicemente le prime cuffie bluetooth a marchio Apple (Beats conta come un produttore terzo). Come ricordavamo prima però per ottenere l'Effetto Wow non è necessario inventare qualcosa di assolutamente originale, si può anche portare ad un nuovo livello qualcosa che già esiste nel quotidiano. Attorno alle parole "cuffie bluetooth" infatti, la società di Cupertino ha ridisegnato da zero l'esperienza utente, creando ancora una volta un dispositivo "magico" in ogni suo aspetto, ben più del MacBook Pro con Touch Bar o degli ultimi iPad Pro. Pensiamo per un attimo ad un qualsiasi modello di cuffia senza fili attualmente disponibile sul mercato: solitamente occorre entrare in modalità pairing per associare ogni nuovo dispositivo, dallo smartphone al sistema di infotainment dell'automobile, bisogna accendere per collegare e viceversa, scollegare per cambiare dispositivo, ricaricare tramite cavo una volta che la batteria si è esaurita e ricordarsi di farlo. E se si resta senza carica nel momento del bisogno? Occorre trovare un cavo adatto e aspettare per qualche ora, oppure affidarsi al noioso cavo jack (sempre che non si abbia un iPhone 7).
Apple ha voluto reinventare tutto questo e lo ha fatto grazie ad un piccolo astuccio e due auricolari che ricordano da vicino i vecchi EarPods. Quello che sembra un normale case in plastica, contiene in realtà una batteria e un LED di stato; basta aprirlo perché subito l'iPhone, l'iPad, il Mac o l'Apple Watch nelle vicinanze possa connettersi agli auricolari, senza passaggi ulteriori grazie all'innovativo chip W1 di Apple (montato anche sulle ultime cuffie Beats). Per spegnere invece basta riporre le cuffie nel loro astuccio e chiudere il tutto, non bisogna premere più alcun pulsante. La batteria all'interno del piccolo guscio è in grado di ricaricare a pieno i due auricolari 4-5 volte, non bisogna dunque neppure avere un cavo a disposizione in caso di emergenza; bastano 15 minuti di carica per 3 ore di musica, mezz'ora per avere la carica completa di circa 5 ore per ogni auricolare.

Una volta scarico, il case si rimette in moto con un normale cavo Lightning, dunque addio anche ad un secondo cavo esclusivo per le cuffie (per chi possiede un ecosistema Apple, of course). Passando agli auricolari veri e propri, basta indossarli per avviare la riproduzione di musica o di qualsiasi altro contenuto multimediale, i sensori montati a bordo sanno quando metterli in funzione e quando in stand-by; pur non avendo cavi tra loro, la sincronizzazione dei canali Destra e Sinistra è pressoché perfetta, rimuovendone uno dei due la riproduzione si mette in pausa da sola, allo stesso modo riparte rimettendolo nell'orecchio. Inoltre se ne può usare anche uno alla volta, per parlare comodamente al telefono senza avere entrambi i canali occupati, e avere il doppio della batteria disponibile.
Abbiamo dunque massima libertà di utilizzo, un'autonomia pressoché continua (con il case carico si può fare a meno del cavo per diversi giorni) e Siri a portata di tap. Grazie all'accelerometro integrato in ogni auricolare, basta toccare due volte per avviare l'assistente vocale di Apple e chiedere qualsiasi cosa; Siri, così come un interlocutore dall'altra parte del telefono, ascolterà benissimo grazie ai microfoni integrati per l'ascolto della voce e la soppressione dei rumori ambientali. Normalissime cuffie bluetooth dunque, portate però al loro estremo grazie ad un'esperienza utente mai vista sinora, in poche parole Effetto Wow. Basta connettere alle AirPods un qualsiasi dispositivo non Apple - cosa comunque possibile - per perdere tutta la magia e rivivere la classica, noiosa esperienza che tutti conosciamo con le cuffie bluetooth standard.

L'opera imperfetta

Certo Effetto Wow non è sinonimo di perfezione: le AirPods ad esempio non hanno tasti per modificare il volume, tocca fare affidamento al dispositivo collegato o all'Apple Watch, idem per cambiare un brano, inoltre la qualità musicale non è assoluta e perdere un auricolare o il case può essere abbastanza facile - viste le dimensioni. Sul mercato c'è una vasta gamma di altri modelli più performanti dal punto di vista sonoro, di ogni tipo e con prezzi anche inferiori, nessuno però può offrire la medesima, identica esperienza delle AirPods, che diventano dunque un piccolo capolavoro di ingegneria e immaginazione. Immaginazione che ad Apple è venuta a mancare durante la creazione del sistema di ricarica della Apple Pencil, agli iPad ormai abbandonati al loro destino (soprattutto dal lato software), all'Apple Watch Series 2. Per creare le AirPods invece di fantasia ce n'è voluta molta, la medesima che per anni ci ha fatto emozionare come bambini durante i keynote Apple e che ora, pian piano, con non poca fatica, ci sorprende ancora.

Prevedere il futuro

Chiaramente con le AirPods non parliamo di un prodotto epocale, ai livelli del primo iPhone o dell'iPod con ghiera girevole e hard disk, ma di un concetto: è importante che si torni ad osare, a rischiare, a inventare prodotti che possano anticipare il mercato. Un mercato fatto più di muscoli e schede tecniche che di visioni e idee; queste ultime sono ormai talmente rare che al loro palesarsi bisognerebbe concedere cieca fiducia, per invogliare i produttori a creare prodotti sempre magici, provenienti dal futuro. Qualcuno diceva sempre di restare affamati, folli, di non sentirsi mai sazi e appagati: probabilmente aveva ragione.