Asgardia: viaggio nella prima, vera, nazione spaziale internazionale

Continua a catturare seguito e attenzione il progetto per la creazione della prima nazione spaziale dell'uomo, Asgardia.

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Si chiama Asgardia e rappresenta il primo tentativo ufficiale di costruire una vera e propria nazione indipendente spaziale. Il progetto, lanciato lo scorso anno dallo scienziato russo Igor Ashurbeyli, sembrava quasi un gioco, ma la tenacia dei suoi creatori e il numero piuttosto alto di adesioni - circa 200 mila - lo hanno portato più avanti di quanto si potesse pensare. Nel corso dell'estate verrà lanciato un piccolo satellite, Asgardia-1, che rappresenterà il primo mattone della nuova nazione e dei suoi "abitanti" nello spazio. Tutto questo mentre sono stati votati bandiera, costituzione e inno nazionale. Ma cosa rappresenta davvero Asgardia? Il progetto è una follia irrealizzabile o ha possibilità di andare in porto?

I primi passi

Liberalizzare la tecnologia spaziale, difendere la terra dalle minacce esterne e promuovere la pace. Con questi obiettivi nasceva ufficialmente, nel 2016, il progetto Asgardia, la prima nazione spaziale. Un sito web e una conferenza stampa avevano presentato i punti più ambiziosi di una velleità tanto fantasiosa quanto affascinante. Le intenzioni erano quelle di creare una piattaforma indipendente libera da ogni vincolo nazionalistico, una vera e propria stazione spaziale in orbita capace di dare ospitalità a tutti i cittadini che ne avrebbero fatto richiesta. L'idea era venuta allo scienziato e ingegnere russo Igor Ashurbeyli, interessato alle possibilità di uno sfruttamento pacifico e indipendente del territorio spaziale con l'obiettivo di garantire sviluppo e protezione ad abitanti e nazioni della Terra stessa. Il primo obiettivo è quello di lanciare un primo satellite entro il 2017, per creare un luogo libero dalle restrizioni statali che oggi regolano le questioni spaziali, dando vita a sviluppi tecnologici privi dell'ingerenza del controllo delle agenzie nazionali.

Il progetto oggi

Oggi, a poco meno di un anno di distanza dall'annuncio, il progetto va avanti, forte di adesioni che stanno sfiorando le 200 mila unità e del lancio di un primo e piccolo satellite in tempi molto brevi. Il 18 luglio è stato addirittura riconosciuto come Giornata Nazionale dell'Unità di Asgardia e gli "asgardiani" sono stati invitati a scegliere la bandiera, l'inno nazionale e a votare la costituzione del nuovo stato. Ashurbeyli sarà il capo dello stato, una monarchia costituzionale, per i primi cinque anni, quando delle elezioni democratiche sceglieranno un nuovo governo organico. Le ambizioni sono tante ma hanno iniziato a scontrarsi con la dura realtà di quella che ha ancora le sembianze di un'utopia più che di una realtà concreta. Come previsto alla creazione del progetto un satellite verrà lanciato, ma non sarà capace di difendere la terra dalla minacce esterne. Si tratterrà di un piccolissimo modulo che verrà lanciato entro l'estate e che conterrà al suo interno un disco rigido da 512 GB. Al suo interno saranno contenuti i dati dei cittadini asgardiani: nomi, foto, documenti e qualsiasi cosa i cittadini ritengano adatta ad essere custodita nei cieli spaziali. Il primo mattone del territorio asgardiano nello spazio avrà un valore altamente simbolico, visto che la sua durata sarà di circa cinque anni, ma è incredibile quanto i promotori continuino a credere fermamente in questa folle idea.

Le criticità

I dubbi sulla reale riuscita della cosa sono numerosi. Non solo da un punto di vista pratico e realizzativo, ma anche e soprattutto finanziario. Il portavoce del progetto ha più volte sottolineato l'importante disponibilità economica e di fondi di Ahurbeyli, ma queste cifre non sono mai state svelate in maniera ufficiale. Per poter lanciare un primo satellite il denaro ci deve essere ma le cifre per esplorare lo spazio sono da sempre tra le più folli mai viste: le più economiche per un semplice viaggio si aggirano intorno ai 60 milioni di euro. Ancora più alte le cifre di costruzione. Per dare vita alla Stazione Spaziale Internazionale sono stati necessario 100 miliardi di dollari e gli sforzi di oltre 18 nazioni. Quanti soldi serviranno per una nazione che, sulla carta, arriverà ad ospitare migliaia di persone? La questione economica è solo una delle tante criticità sollevate da Asgardia. Il trattato spaziale che riconosce alle nazioni terrestri la sorveglianza e la responsabilità su ogni attività spaziale intrapresa nel proprio territorio pare ostacolo impossibile da aggirare. Il nuovo stato vuole avere regole proprie in materia di proprietà, imprese ed esplorazione, ma dovrà prima essere riconosciuto dalle Nazioni Unite, obiettivo anche questo difficile da raggiungere allo stato attuale delle cose. Una schiera di individui iscritti in rete, una costituzione, un inno, una bandiera, un satellite in orbita e un leader non bastano a far nascere dal nulla una Nazione che non ha regole chiare, criteri di appartenenza prefissati e un territorio su cui insediarsi. Anche per lanciare il suo primo satellite Asgardia dovrà appoggiarsi ad una nazione già esistente, dimostrando in partenza di non potersi sottrarre alle regole internazionali in materia.

Il progetto è quindi destinato a fallire? Probabilmente si, almeno per ora. Ciò non toglie che le ambizioni dello scienziato russo e dei suoi collaboratori abbiano sollevato questioni piuttosto importanti in prospettiva futura. Le questioni in materia di "diritto spaziale" sono rimaste ferme da parecchi anni e basate su concetti che andrebbero rivisti e adattati alla modernità delle nostre tecnologie e alle prospettive future. Rendere lo spazio un bene comune e non soggetto al controllo di agenzie spaziali che portano avanti gli interessi dai loro stati, è un concetto che andrebbe valutato e ampliato. Creare nello spazio un'idea nuova di democrazia e di sviluppo dell'umanità e del progresso è un assunto affascinante e bellissimo, una dolce utopia su cui Asgardia vuole costruire il suo futuro. Il quadro normativo e le scarse risorse economiche a disposizione saranno ostacoli difficili da superare, ma l'innocua follia di queste persone ci darà modo di ripensare a numerosi concetti e di guardare allo spazio come un qualcosa di diverso, come una risorsa da valorizzare per il futuro e per la crescita dell'uomo e non come l'ennesimo giacimento da sfruttare e prosciugare per puro scopo economico. L'Universo e lo Spazio dovranno essere un trampolino di lancio per il futuro dell'umanità, con o molto più probabilmente senza Asgardia.