Marchionne e auto elettriche: dubbi e incertezze sulle vetture del futuro

Le perplessità di Sergio Marchionne hanno sollevato numerosi dubbi sul futuro del mercato auto. L'elettrico è ancora la scelta più giusta?

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Continuano a far discutere le dichiarazioni dell'amministratore delegato di FCA Sergio Marchionne sulle auto elettriche e il futuro del settore automobilistico. Il presidente ha infatti espresso grandi perplessità sulla diffusione di queste tecnologie, parlando di seri problemi di produzione di energia e di auto che, per via dell'elettricità prodotta per ricaricarle, potrebbero diventare addirittura più inquinanti delle loro attuali corrispettive mosse da combustibili tradizionali. Dichiarazioni di peso, atte a giustificare la decisione dell'azienda di non investire, per ora, nel settore elettrico, ma che hanno comunque sollevato più di una perplessità su quello che rimane, a tutti gli effetti, il futuro del settore auto, con grandi aziende come Volvo pronte a produrre solo auto elettriche dal 2020 e stati come la Norvegia intenzionati a immatricolare solo auto elettriche dal 2025.

Parola a Marchionne

"Possono sembrare una meraviglia tecnologica, soprattutto per abbattere i livelli di emissione nei centri urbani, ma si tratta di un'arma a doppio taglio. Come per l'idrogeno che ci avrebbe dato auto pulitissime, ma ottenute a scapito di enormi quantità di energia e di emissioni inquinanti a causa del processo di produzione. I limiti dell'elettrico non riguardano solo i costi, l'autonomia, i tempi di ricarica o la rete di rifornimento. A livello globale, due terzi dell'energia elettrica deriva da fonti fossili. Il carbone, che è il peggiore in termini di inquinamento, pesa per circa il 40%. E se non si risolve il problema di produrre l'energia da fonti pulite e rinnovabili, la conversione all'elettrico rappresenta una minaccia all'esistenza stessa del nostro pianeta". Con queste parole, perentorie, allarmanti e ferme, Sergio Marchionne ha detto la sua sul futuro del settore auto e sull'elettrico, nuova frontiera che si impone sempre di più come reale futuro dei veicoli a quattro ruote. Una scelta in controtendenza rispetto a molti importanti rivali, una riapertura verso quello che per molti è il passato: per il presidente di FCA sarebbe più utile concentrarsi sul miglioramento dei motori tradizionali e dei carburanti alternativi come il metano, vero cavallo di battaglia delle ultime nate in casa Fiat. Secondo Marchionne, allo stato attuale delle cose, l'elettrico produrrebbe emissioni nella migliore delle ipotesi equivalenti ad un'auto a benzina, dovute agli "arcaici" mezzi di produzione dell'energia elettrica. Ma è davvero questa la verità? L'elettrico è solo uno specchietto per le allodole o una reale risorsa per il futuro dei nostri veicoli?

Tante perplessità

Le dichiarazioni di Marchionne, frutto di scelte aziendali ben precise, sono la punta di un iceberg di polemiche e perplessità in materia. La produzione di energia elettrica, necessaria per le colonnine di ricarica, è il problema di maggior peso. A livello mondiale buona parte dell'elettricità non è derivata da fonti rinnovabili ma da energie molto più inquinanti che richiedono un grande utilizzo di combustibili: per far muovere le auto elettriche e ricaricabili occorrerebbero grandi quantità di energia, soprattutto nelle ore di punta, quando più utenti richiederebbero, insieme, l'utilizzo di elettricità. Alcune ricerche hanno dimostrato che per far muovere con energia elettrica le auto attualmente presenti in un grande stato come l'Inghilterra, occorrerebbe una disponibilità energetica dieci volte più alta di quella prodotta dalla più moderna delle centrali nucleari ad oggi in funzione. Cifre abnormi che diventano ancora più gravi in stati come l'Italia, già oggi costretta ad importare oltre i 3/4 dell'energia che consuma per i più semplici usi quotidiani. Sollevano così parecchie preoccupazioni i proclami di Regno Unito, Francia e Italia, secondo cui si vorrebbe vietare la vendita di veicoli a combustibile fossile dopo il 2040. Un procedimento più graduale sarebbe gradito, almeno nel nostro Paese, alla luce di un altro problema di non poco conto, quello dello smaltimento delle grandi batterie al litio che saranno utilizzate nei veicoli di nuova generazione: il loro alto tasso inquinante e la loro massiccia e futura produzione creerebbe un problema per alcuni paragonabile a quello dello stoccaggio delle scorie nucleari.

Tanti aspetti positivi

A fronte di perplessità di non poco conto sono comunque innegabili i benefici che porterebbe al nostro pianeta un massiccio utilizzo di energia elettrica per i nostri spostamenti. Le emissioni di CO2, ad oggi tra i più gravi problemi delle nostre città, verrebbero ridotte a zero, rendendo l'aria che respiriamo finalmente pulita e meno dannosa per la salute: questo ridurrebbe in maniera sensibile anche i costi della sanità pubblica, il numero di malattie respiratorie gravi e, soprattutto, di morti. Lo sviluppo delle auto elettriche viaggia inoltre di pari passo con i sistemi a guida autonoma: queste due tecnologie, insieme, potrebbero cambiare radicalmente il sistema di movimento, rendendolo meno soggetto a vincoli e maggiormente competitivo. L'obiettivo è quello di creare auto talmente evolute da essere capaci di rifornirsi da sole e al momento opportuno, ma anche di durare molto più rispetto a quelle attuali, sia nei tempi di percorrenza che nell'usura dei componenti interni. Va da se che per raggiungere questi obiettivi ogni auto elettrica dovrà avere, entro il 2025, un sistema di guida autonoma e ogni stato o città dovrà essere fornito di un sistema energetico di ricarica diffuso e funzionale. Questo, in futuri lontani e ancora utopici, potrebbe portare ad un uso maggiormente condiviso del mezzo, con auto che si guidano da sole che potrebbero andare a sostituire gli attuali sistemi di car sharing e, addirittura, anche le auto di proprietà. Facile quindi immaginare intere flotte di car sharing a guida autonoma a popolare le nostre città e mezzi pubblici totalmente elettrici e per nulla inquinanti. Un mondo certamente migliore: ma cosa di tutto questo è ad oggi realizzabile?

La situazione attuale

Tesla è stata certamente il pioniere del settore, creando, praticamente da zero, auto di livello superiore e con prestazioni perfettamente paragonabili a veicoli tradizionali. Anticipando i tempi l'azienda è riuscita a stare molti passi avanti rispetto ai competitor, sviluppando anche sistemi di guida autonoma piuttosto avanzati e funzionali. Anche altre grandi aziende hanno però deciso di investire cifre piuttosto pesanti nel settore. La già citata Volvo smetterà molto presto di produrre auto a benzina; il gruppo Volkswagen ha annunciato un piano di investimenti nell'elettrico di oltre 20 miliardi di dollari; Mercedes ha deciso di anticipare di tre anni il lancio di almeno dieci auto elettriche in arrivo nel 2022. BMW punta già a vendere oltre 100 mila veicoli elettrici nel 2017, il doppio rispetto a quelli dell'anno passato. A livello statale la Norvegia è certamente lo stato più all'avanguardia: un misto di fattori culturali e di scelte statali ha reso diffusissimo il mezzo elettrico; oggi a Oslo il 40% dei veicoli privati è a zero emissioni, entro il 2025 si potranno immatricolare solo auto elettriche, scelta che presto potrebbe essere condivisa anche dalla Svezia. Proprio lo stato nordeuropeo sta vivendo sulla sua pelle tutte le contraddizioni del sistema elettrico. Gli incentivi statali hanno portato tantissimi cittadini a scegliere l'elettrico, ma la crescita esponenziale di nuove vetture ha colto impreparati anche i vertici statali, in profondo ritardo nella realizzazione delle apposite colonnine di ricarica. Se le immatricolazioni sono cresciute del 100%, le infrastrutture lo hanno fatto di un misero 26%, un ritardo che sta creando non poche difficoltà. Molti consumatori non riescono a ricaricare la loro vettura, sia per la mancanza di infrastrutture pubbliche, sia per la difficile situazione privata, con il 60% di abitazioni che ancora non dispone delle prese elettriche adatte perricaricare i veicoli.

Una scelta di mercato

Quel che è certo è che ormai il mercato delle automobili ha scelto il suo futuro. I recenti scandali sulle emissioni e la sempre più pressante minaccia dell'esaurimento delle riserve di petrolio ha portato anche i produttori tradizionali ad abbracciare questa scelta. Anche FCA e Marchionne, ad oggi perplessi, saranno probabilmente "costretti" dal mercato a varare dei modelli elettrici, ad oggi l'unica soluzione paventata per garantire il futuro delle automobili e dei produttori tradizionali che, dopo la ritrosia iniziale, non si stanno per nulla facendo trovare impreparati. Gli aspetti positivi e il progresso tecnologico fanno pensare che la Norvegia stia facendo la scelta giusta per il suo futuro e per quello del pianeta. Numerosi altri Governi seguiranno presto la scia, magari investendo maggiori risorse nella creazione di infrastrutture funzionanti e diffuse in maniera capillare. Quel che è certo è che occorrerà muoversi a piccoli passi, senza fare scelte azzardate o cercare di rispettare scadenze impossibili. L'Italia è in questo senso chiamata ad uno sforzo ulteriore: i consumi di benzina e gasolio nel nostro Paese sono tra i più alti d'Europa con auto elettriche e colonnine di ricarica presenti in numero davvero esiguo.

Per questo il passaggio ad un modello di auto ad emissioni zero sarà lento e non privo di ostacoli: tra pochi anni il mercato verrà invaso da questi mezzi di nuova generazione e sarà necessario assecondare questa tendenza anche a livello di infrastrutture, vero tallone d'Achille di gran parte degli stati del vecchio continente. Governi statali ed europei dovranno trovare le modalità più giuste per rendere meno traumatico e più graduale possibile il passaggio all'elettrico, creando anche un sistema di efficenza energetica che garantisca un consumo accettabile e poco inquinante di energia per la ricarica. In questo senso le parole di Marchionne sono più che condivisibili: forzare l'arrivo dell'elettrico sarebbe dannoso e deleterio per tutti. Questa tecnologia offre grandi opportunità, a patto che le esigenze di mercato non portino a scelte azzardate e fin troppo affrettate. Occorre lungimiranza nelle scelte e flessibilità, per un'introduzione graduale e oculata, tarata sulle esigenze e sulle possibilità di ogni stato coinvolto. Missione impossibile? Staremo a vedere.