Bitcoin a peso d'oro: perché il valore della criptomoneta ha preso il volo?

I Bitcoin hanno superato il valore dell'oro, per un aumento figlio dell'attuale situazione politica piuttosto che della maturità della criptovaluta.

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Alessio Ferraiuolo Alessio Ferraiuolo è cresciuto a pane, cinema e videogame. Scopre in giovane età la sua passione per la tecnologia, che lo porta a divorare tutto quello che il mercato ha da offrire, dall’hardware per PC agli smartphone, senza mai sentirsi sazio. Nel tempo libero adora suonare la chitarra, andare in palestra e guardare tonnellate di film e serie TV. Lo trovate su Google+ e su Facebook.

I Bitcoin hanno raggiunto e superato il valore dell'oro. La notizia ha fatto il giro del mondo in poco tempo qualche giorno fa, destando molto interesse nel pubblico. Si tratta di un confronto più simbolico che realmente rappresentativo, ma comunque un buon indice dell'interesse del pubblico. La richiesta di Bitcoin è infatti cresciuta molto nel corso del 2016 e del 2017, segno che le caratteristiche uniche di questa valuta hanno fatto breccia nel cuore degli investitori. A prescindere dalla quotazione attuale però, il fatto che il Bitcoin abbia superato il valore dell'oro lascia il tempo che trova se non si conoscono i motivi per cui questa crescita è avvenuta. Meglio dunque andare più a fondo nella vicenda e chiarire cosa ha portato la criptovaluta a battere ogni suo record.

Le nuove frontiere della speculazione

Prima di analizzare i motivi della crescita repentina del Bitcoin diamo uno sguardo ai numeri, numeri che descrivono un'ascesa davvero incredibile per questa criptovaluta. Gli analisti affermano che il suo valore è cresciuto del 33% dall'inizio dell'anno, mentre negli ultimi 12 mesi la crescita ha raggiunto ben il 200%. Cifre da capogiro, che hanno portato enormi guadagni agli investitori che hanno saputo approfittare di questa moneta virtuale. Numeri a parte, è lecito chiedersi quali sono i motivi che hanno portato i Bitcoin a valori tanti alti, che hanno superato i 1245€ per una singola unità. Per capirlo, bisogna prima comprendere il concetto di bene rifugio. Oro, argento, platino, diamanti, ma anche i beni immobili fanno parte di questa categoria, a cui gli investitori fanno affidamento in periodi di instabilità economica per mantenere i propri capitali. Di norma, l'acquisto di questi beni non ha scopo speculativo, quanto più conservativo di un patrimonio, da tutelare nei confronti delle fluttuazioni del mercato. Nel corso del 2016 la crescita del Bitcoin ha dimostrato come la criptomoneta stia prendendo sempre più piede come investimento alternativo ai tradizionali beni rifugio, nonostante la sua volatilità molto elevata e il rischio di violazione informatica nelle piattaforme di trading. Non è raro osservare fluttuazioni nel valore del Bitcoin e allo stesso tempo non sono rari gli attacchi informatici, tanto che il Dipartimento per la Sicurezza Interna degli Stati Uniti ha diffuso dati davvero poco rassicuranti, secondo cui il 33% degli scambi di criptovaluta avvenuti tra il 2009 e il 2015 sono stati hackerati. Non va inoltre dimenticato che il mercato dei Bitcoin è attualmente poco regolamentato, aumentando ancora di più le possibilità di investimenti rovinosi. Insomma, investire in Bitcoin è rischioso, soprattutto se non si hanno competenze informatiche ed economiche molto solide. Nonostante questo, nel 2016-17 abbiamo assistito a un vero boom di questa moneta virtuale, un'espansione legata in modo molto stretto con gli avvenimenti che hanno contraddistinto questo periodo.

Dalla Brexit a Trump

Come abbiamo visto, i Bitcoin non hanno le caratteristiche dei classici beni rifugio, nonostante questo molti investitori hanno guardato alla criptomoneta per salvaguardare i loro capitali durante la Brexit. L'uscita della Gran Bretagna dalla zona euro ha causato scossoni sui mercati internazionali di tutto il mondo, con la sterlina che in quei giorni toccava i minimi storici dal 1985. Il Bitcoin invece ha iniziato a crescere, in parallelo con l'oro: in quel periodo diversi analisti di mercato iniziarono ad accostare la criptovaluta ai beni rifugio, una forzatura senza dubbio, ma nemmeno troppo insensata. Altro elemento che ha contribuito all'aumento del valore del Bitcoin è stato senza dubbio l'elezione di Donald Trump. Le crisi economiche degli ultimi anni sono state causare da tanti fattori diversi, ma tra questi troviamo sicuramente la scarsa regolazione a cui erano soggetti i mercati finanziari prima dello scoppio della crisi. I governi di mezzo mondo hanno posto un freno alla speculazione imponendo regole più stringenti sull'organizzazione dei mercati finanziari, tra cui anche quello americano, grazie alle leggi promosse dal governo Obama.

Ora però, con il Tycoon al potere, queste norme potrebbero essere ampiamente riviste, ridando vita a forme di speculazione di stampo pre-crisi, che possono portare enormi guadagni ma con rischi evidenti per la stabilità dei mercati internazionali. La deregolamentazione pensata da Trump potrebbe toccare anche i Bitcoin, tanto che l'11 marzo la SEC (Securities and Exchange Commission), l'organo federale che vigila sulla borsa valori americana, potrebbe dare il via libera a un exchange-traded fund basato proprio sui Bitcoin, guidato dai fratelli Winklevoss, gli stessi che citarono Mark Zukerberg per furto di proprietà intellettuale nel caso Facebook.

La fuga di capitali cinese e gli investimenti della malavita

La Brexit e l'elezione di Trump hanno certamente contribuito all'aumento vertiginoso del valore dei Bitcoin, ma l'elemento cardine della crescita della criptovaluta è stata certamente la Cina, il mercato dove si effettuano più scambi con la moneta virtuale. Anche qui, lo sfruttamento dei Bitcoin è legato in modo molto stretto con l'attuale situazione economica. Lo scorso anno, per la prima volta, gli investimenti delle aziende cinesi all'estero hanno superato quelli diretti in Cina. Gli investitori cinesi hanno infatti portato fuori dal paese circa 145 miliardi di dollari, mentre in terra natia hanno puntato solo 135 miliardi. Di fatto, la Cina è diventato un paese esportatore di capitali, per un deficit che Pechino ha tutte le intenzioni di fermare. Già alla fine dello scorso anno il governo ha varato diverse norme per limitare la fuoriuscita di capitali, norme che hanno portato gli investitori a puntare sul Bitcoin per trasferire somme di denaro all'estero in totale anonimato. La banca centrale del paese asiatico ha allora operato forti pressioni sulle più importanti piattaforme di scambio cinesi, che a febbraio hanno così bloccato le transazioni, per impedire la fuoriuscita ulteriore di capitali verso altri lidi.

Non va inoltre sottovalutato l'allarme lanciato dalla Financial Action Task Force, un organismo indipendente che vigila sui mercati finanziari contro il riciclaggio, il finanziamento del terrorismo e la proliferazione delle armi, che ha affermato senza mezzi termini: "I Bitcoin forniscono un nuovo e potente strumento per i criminali, terroristi, finanzieri ed evasori, consentendo loro di far circolare e conservare fondi illeciti, fuori dalla portata del diritto". L'interesse delle organizzazioni criminali, anche se non ancora accertato con prove tangibili, appare logico alla luce dell'anonimato garantito dalla criptomoneta. La crescita del Bitcoin, seppur non riassumibile solo con gli argomenti trattati in questo articolo, è figlia dunque di un contesto economico-politico tutt'altro che stabile, che fino ad ora ha fatto le fortune della criptomoneta, ma che potrebbe un giorno decidere di regolamentare l'intero settore, un elemento che getta molte ombre sul futuro del Bitcoin.

Bitcoin Come abbiamo visto, la crescita del Bitcoin non è casuale, ma figlia di un contesto politico-economico a tutt’oggi instabile, dopo le grandi crisi degli anni precedenti. A prescindere dall’attuale valore del Bitcoin e dalle cause che lo hanno provocato, la cosa certa è che la moneta virtuale più famosa al mondo ha in parte tradito i suoi valori di fondo. Quando è nata, i suoi sostenitori parlavano di libertà dalle banche centrali e dal potere “corrotto” del sistema bancario, di una valuta indipendente da tutto e da tutti, in grado di generarsi senza l’appoggio di alcun organo centralizzato e in completo anonimato. Oggi però, il Bitcoin appare più come una nuova forma di speculazione finanziaria, che porta ricchi e veloci guadagni a chi la sa sfruttare al meglio. Fortunatamente, rispetto alla sua fama, la dimensione del mercato dei Bitcoin è ancora piccola e ammonta a circa 20 miliardi di dollari, molto meno dell’attuale capitalizzazione di quello aurifero ad esempio. Ad ogni modo, se questo valore sarà mantenuto per tutto il 2017, l’interesse per questa criptomoneta è destinato certamente a salire, con conseguenze ancora tutte da scoprire.