Speciale Che cos’è l’Internet of things?

Il mondo dell’Internet of Things cambierà molte cose in futuro, dalle città intelligenti alla quotidianità del singolo, collegando tutto ciò che ci circonda in un enorme ecosistema digitale.

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In generale quando parliamo di Internet of Things facciamo riferimento ad una serie di tecnologie che consentono di rendere "intelligenti" varie tipologie di prodotti e sistemi, dalla sveglia che si regola automaticamente in base al traffico stradale, al sistema di riscaldamento domestico che si attiva quando stiamo per tornare a casa e molto altro ancora.
Grazie a soluzioni tecnologiche come i sensori Rfid a radiofrequenza, i Tag NFC, i Qr Code, il WiFi e il Bluetooth, oggetti di vario tipo possono oggi scambiare informazioni fra loro o con gli utenti, utilizzando Internet come piattaforma di trasmissione, con l'obiettivo finale di migliorare la qualità della nostra vita.
L'universo dell'Internet delle cose è molto ampio ed in continua espansione, i campi di applicazione di questo genere di tecnologie sono vari: soluzioni industriali e logistiche, mobilità ed efficienza energetica, la domotica, la tutela dell'ambiente, la salute e molto altro ancora.
L'origine dell'Internet of Things è attribuita a Kevin Ashton, un ricercatore del MIT (Massachussets Institute of Technology) che nel 1999 coniò per primo il nome per descrivere un sistema dove Internet viene connessa al mondo fisico tramite una rete di sensori.
Il 2014 è stato l'anno di svolta per questo settore. I finanziamenti ricevuti dalle startup sono cresciuti del 90% e molte grandi multinazionali hanno deciso di investire massicciamente in questo ambito. Secondo gli studi dell'Osservatorio Internet of Things della School of Management del Politecnico di Milano, nel nostro Paese si contano circa 8 milioni di oggetti interconnessi tramite SIM cellulare, per un valore di mercato di 1,15 miliardi di euro. Cresce, poi, l'attenzione dei consumatori per la domotica, con il 46% dei proprietari di casa intenzionati ad acquistare prodotti soprattutto per la sicurezza e il risparmio energetico,
Il 2015 sarà certamente l'anno delle Smart City: quasi metà dei comuni italiani ha avviato negli ultimi tempi almeno un progetto basato sull'IoT, anche se nella maggior parte dei casi solo in fase sperimentale. Ad esempio, il 52% dei comuni ha avviato progetti di illuminazione intelligente che prevedono soluzioni IoT per regolare la luminosità con lampade a tecnologia LED, riducendo i consumi energetici di oltre il 40% e i costi di manutenzione del 25%. L'utilizzo di soluzioni intelligenti non solo per l'illuminazione urbana ma anche per la gestione della mobilità e la raccolta rifiuti potrebbe far risparmiare ogni anno in Italia 4,2 miliardi di euro e migliorare sensibilmente la vivibilità delle nostre città.
Per il futuro, le prospettive sono molto buone. Si stima che nel 2020 ci saranno dai 26 ai 30 miliardi di oggetti connessi a livello globale.

La tecnologia deIl'IoT

Per lo sviluppo di un vero sistema intelligente sono necessarie una serie di tecnologie diverse tutte collegate fra loro. Il punto di partenza è rappresentato da varie tipologie di sensori che ci consentono, ad esempio, di monitorare l'ambiente circostante (temperatura, umidità, ecc) e raccogliere una grande quantità di informazioni che vengono inviate attraverso un‘infrastruttura di rete. A seconda dei dispositivi, si può ricorrere a connessione a banda larga, via cavo o wireless o a sistemi di collegamento a corto raggio, ad esempio Bluetooth o Rfid. I dati raccolti devono poi essere elaborati attraverso varie piattaforme dedicate, che li sfruttano per il controllo delle apparecchiature collegate.

Pochi giorni fa si è svolto a San Francisco l'Internet of Things World 2015, una degli eventi più importanti dedicati a questo settore. In questa sede Samsung ha presentato una nuova piattaforma denominata Artik che consentirà agli sviluppatori di realizzare diversi tipi di prodotti intelligenti. Il colosso coreano ha sviluppato tre diversi modelli: Artik 1 è un piccolissimo dispositivo (12 x 12 millimetri) con Bluetooth e un sensore di movimento a nove assi; Artik 5 è invece dotato di un processore dual-core a 1 Ghz; Artik 10 adotta un processore octa-core, 2 GB di Ram e 16 GB di storage. Quest'ultimo integra anche la connessione Wi-Fi e Zigbee, per poter comunicare facilmente con altri dispositivi IoT. Artik è accompagnato da software di sviluppo "aperti" che consentono di creare facilmente e in breve tempo nuovi prodotti intelligenti. Anche Intel ha creato una propria divisione dedicata all'Internet of Things. Una piattaforma sui cui Intel sta già lavorando da tempo è Edison. Il suo cuore è rappresentato da un SoC Intel Atom da 22 nm con CPU dual-core a 500 MHz con 1 GB di memoria e 4 GB di storage, oltre a Wi-Fi dual-band e Bluetooth 4.0. Il prodotto può raccogliere ed elaborare i dati tramite una vasta serie di sensori. Intel ha sviluppato un Dev kit che permette di creare vari tipi di prodotti anche indossabili. Tra i più avanzati troviamo una piccola "tartaruga" intelligente in grado di monitorare le condizioni di un neonato e trasferire i dati ad una tazza da caffè con integrato un sistema di visualizzazione a LED.
Questa è solo una piccola dimostrazione delle potenzialità dell'IoT. Pensiamo, ad esempio, a piccoli bracciali dotati di sensori capaci di monitore le condizioni di un paziente ricoverato in ospedale. Questo tipo di dispositivi potrebbe aggiornare, in tempo reale, la cartella medica elettronica del malato consentendo ai medici un monitoraggio a distanza dei parametri vitali. Sempre nel campo medico pensiamo anche a confezioni di farmaci che ci ricordano quando prenderli o che ci avvertono della loro scadenza. Nel campo della grande distribuzione sono in sviluppo sistemi intelligenti in grado, in tempo reale, di inviare allo smartphone dei potenziali acquirenti offerte e sconti personalizzati.
Le aziende produttrici di elettrodomestici sono da anni al lavoro su una nuova generazione di prodotti in grado di migliorare notevolmente le nostre attività domestiche. Esistono moltissime soluzioni diverse, ricordiamo, ad esempio, lavatrici in grado di scegliere autonomamente il programma di lavaggio in base al tipo di vestiti sporchi presenti al loro interno o frigoriferi capaci di ordinare la spesa seguendo le nostre abitudini di acquisto, o ancora elettrodomestici che possono essere controllati a distanza ed in grado anche di avvertirci in caso di guasto. Potremmo dire addio alle chiavi di casa e alle password grazie a piccoli dispositivi indossabili, ad esempio anelli o bracciali, in grado di aprire una serratura, di sbloccare il nostro smartphone e così via.

Nel campo del fitness sono in sviluppo scarpe e dispositivi di allenamento capaci di monitorare e valutare i nostri esercizi fisici. Novità anche per quanto riguarda i musei e gli spazi espositivi: immaginiamo opere d'arte in grado di riconoscere la nazionalità del visitatore e di guidarlo in percorsi personalizzati in base alle sue preferenze e ai suoi interessi personali. Concludiamo questa rassegna parlando dell'Internet of Cars. I nostri veicoli, nel prossimo futuro, saranno in grado, grazie alla connessione alla rete, di offrirci una serie sempre più avanzata di funzioni. Molti di noi già utilizzano le cosiddette "scatole nere". Queste monitorano gli spostamenti e sono molto utili in caso di incidente, di furto dell'auto o per abbassare i costi assicurativi. I nuovi dispositivi di infotainment presenti sulle nostre auto già oggi permettono di interagire con gli amici tramite i social network, di accedere alle nostre playlist presenti sul cloud e di utilizzare molti altri servizi on-line. Nel prossimo futuro le automobili diventeranno sempre più intelligenti, comunicheranno fra loro e probabilmente tra qualche anno si guideranno da sole, senza nessun nostro intervento.

Internet of things Il mondo dell’Internet of Things porterà sicuramente grandi vantaggi nella nostra vita, sia nelle piccole attività quotidiane sia nello sviluppo di grandi sistemi complessi, come le cosiddette Città Intelligenti. Rimangono, purtroppo, ancora molti ostacoli da superare per lo sviluppo di queste tecnologie. Il primo è rappresentato dai vari standard di comunicazione (Wi-Fi, 3G, Lte, Rfid, Nfc, Bluetooth e altri) usati dai vari produttori. Il rischio è di trovarsi in futuro con moltissimi dispositivi non in grado di comunicare fra loro e quindi praticamente inutili. Il secondo ostacolo è rappresentato dall’ampiezza di banda necessaria allo sviluppo dell’IoT. La connessione di milioni di dispositivi richiede reti veloci ed affidabili e purtroppo la rete italiana non è sicuramente tra le migliori.