Speciale CyanogenMod: presente, passato e futuro

Lo sviluppo della nota ROM modificata per Android va avanti da anni, senza conoscere sosta. Con le nuove partnership inoltre il futuro sembra sempre più roseo per il sistema operativo di Steve Kondik, fondatore di Cyanogen Inc.

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Valerio Frau Valerio Frau É in realtà un'applicazione per iOS e Android. Potete trovarlo su App Store, Play Store ma anche su Twitter e Google+

Nel panorama dei sistemi operativi, Android rappresenta un unicum eccezionale. Si tratta infatti del primo OS open source ad aver raggiunto un vasto successo commerciale; successo che in termini di vastità di diffusione nemmeno il suo fratello maggiore Linux (di cui Android è a tutti gli effetti una costola) è mai riuscito a raggiungere. Grande merito dell’operazione va a quello che in gergo viene chiamato “manutentore” del sistema, ovvero Google; il colosso americano, tramite convincenti partnership con le O.E.M., è stato capace di inserire il robottino verde all’interno di un gran numero di dispositivi, rendendolo, di fatto, l’unica vera alternativa all’iniziale dominio incontrastato di Apple con iPhone ed iOS. Nonostante questo grande sviluppo commerciale però, il merito maggiore di Big G è stato senza dubbio quello di non aver mai tradito l’anima open source di Android, il cui codice sorgente è da sempre scaricabile e modificabile in maniera libera. AOSP, acronimo di Android Open Source Project, è la piattaforma messa in piedi da Google per la manutenzione e la diffusione del sistema; piattaforma che ha permesso a milioni di sviluppatori non solo di scaricare il source code ma anche di sottoporre le proprie personalissime modifiche. Questa configurazione ha inevitabilmente finito per diventare terreno fertile per un fenomeno già largamente diffuso in ambito Linux, ovvero quello delle Custom Rom o distribuzioni alternative. Parliamo di particolari versioni del sistema, sviluppate da singoli programmatori (o comunità nella maggior parte dei casi), in cui sono inserite funzionalità peculiari o particolarmente avanzate, tali da renderle in alcuni casi migliori delle ROM preinstallate sui device.
CyanogenMod è una di queste Custom ROM, nata da una grande comunità di sviluppatori, la più diffusa e la più famosa. Un fenomeno inedito in termini di adozione ed interesse generato, tanto da diventare un vero e proprio sinonimo di modding nel panorama Android. Nello speciale di oggi ripercorreremo la storia di questo piccolo ma incredibile capolavoro, nato dalle mani di pochi ma che oggi conta a suo sostegno una grandissima community ed una vera compagnia, che annovera tra i sui finanziatori multinazionali come Microsoft, che punta più o meno velatamente ad utilizzarla come “testa di ponte” per entrare prepotentemente all’interno del mondo Android.

Genesi

Come molte storie di successo, anche quella di Cyanogen è ricca di numerose componenti casuali e fortunose, dettagli che hanno permesso a questo sistema operativo di distinguersi nel panorama delle ROM, talmente tanto da assurgere al grado di fenomeno a se stante. Per risalire alle origini della “Cyano” dobbiamo tornare al 2008 e all’HTC Dream, primo telefono commerciale basato sul sistema operativo Android. Come primo prodotto della categoria, la sua ROM venne spulciata minuziosamente da numerosi programmatori e “smanettoni” di ogni genere, che negli anni successivi rilasciarono diversi firmware modificati per il device HTC. Tra le tante ROM, quella sviluppata da Steve Kondik (in arte Cyanogen, da cui il nome CyanogenMod) si dimostrò una delle migliori. Le grandi potenzialità di questo firmware permisero in poco tempo l’aggregazione di un discreto numero di sviluppatori indipendenti, che diede vita al team CyanogenMod. Negli anni successivi, grazie alla diffusione di Android e all’uscita di numerosi dispositivi basati su di esso, Kondik & co. estesero il supporto della loro ROM a numerosi modelli.

In questo modo la Cyanogen divenne una tra le più famose distribuzioni di Android. Merito di una struttura di sviluppo basata sul controllo versione distribuito (DVCS Distributed Version Control System), che permette di tenere traccia delle modifiche apportate al codice sorgente di un software, senza la necessità di dover utilizzare un server centrale. In poche parole il singolo sviluppatore può portare avanti il suo ramo di sviluppo in maniera indipendente ed in seguito integrarlo con quello di altri programmatori. Un’idea in piena antitesi con lo sviluppo centralizzato, che grazie alla forza delle moderne infrastrutture di rete, ha permesso a centinaia di singoli individui di aggiungere al progetto il proprio “pezzetto” di codice. Prova tangibile del principio che afferma che alle volte il totale è maggiore della somma delle parti, intorno a questo modello Cyanogen ha costruito una community in grado di sfornare software all’altezza di quanto proposto dalle maggiori multinazionali del settore.

Evoluzione

Il rilascio di una nuova versione di CM (abbreviazione con cui viene spesso indicata la ROM sviluppata dal team di Kondik) viene contrassegnato da un numero incrementale. È da poco iniziata la distribuzione della versione 12.1, basata su Android 5.1. L’evoluzione di CyanogenMod ha seguito di pari passo quella del sistema Google e ad ogni nuova release di Android ha corrisposto una nuova CM. Una cammino parallelo iniziato, come già accennato in precedenza, ai tempi dell’HTC Dream con CyanogenMod 3 (basata su Android 1.5 Cupcake). Le versioni uno e due non videro di fatto mai la luce, perché furono sostanzialmente delle beta o comunque non in grado di fornire un livello minimo di stabilità. La grande diffusione di questa distro è arrivata nel 2012 con la CM 9 basata su Android 4.0. Il team è riuscito a rendere disponibile la ROM per un grandissimo numero di terminali e complice anche la possibilità di aggiornare ancora (tramite l’adozione di CM) device ormai superati, la base d’utenza è cresciuta in maniera esponenziale, così come il numero degli sviluppatori a supporto del progetto. Attualmente a fianco della CyanogneMod è nato il Cyanogen OS, una ROM con cui vengono equipaggiati nativamente alcuni dispositivi (come il tanto chiacchierato One di OnePlus) e che presenta alcune differenze nella UI e nelle funzionalità rispetto alla CM standard.

Funzionalità

La grande notorietà acquisita presso gli appassionati da parte della CyanogenMod poggia principalmente su tre caratteristiche: funzioni innovative, possibilità di aggiornamento di dispositivi datati e facilità di installazione. Fin dalle prime versioni, l’intento del team di CM è sempre stato quello di inserire nelle proprie ROM caratteristiche che rendessero l’OS sempre più user-friendly; le aggiunte principali riguardano toggle rapidi per la gestione dell’alimentazione, pannelli di gestione audio completi, file manager integrati, temi per l’interfaccia ed altre feature intese a fornire all’utente la maggior personalizzazione possibile. Ogni nuova distribuzione contiene nuove implementazioni e molto spesso le idee proposte si sono dimostrate talmente valide da essere armonizzate nelle versioni stock di Android. Per quanto riguarda l’update di dispositivi vetusti, Cyanogen ha rappresentato una concreta svolta; grazie al supporto da parte di questo team infatti tantissimi utenti sono riusciti a mantenere funzionali device che, sebbene ancora validi dal punto di vista hardware, erano rimasti al palo sul versante software (molto spesso per il cessato supporto da parte del costruttore).

Da questo punto di vista, rimane storico l’apporto dato dalla community capitanata da Kondik nel passaggio da Gingerbread ad Ice Cream Sandwhich. Grazie alle ROM di CM infatti centinaia di smartphone e tablet hanno ricevuto l’update alla versione 4.0 Android, seppur in maniera non ufficiale. Un’operazione davvero positiva per l’intero ecosistema, che in maniera molto più marcata dei diretti concorrenti è soggetto al fenomeno della frammentazione di distribuzione. Proprio per questo anche le case costruttrici, dopo un'iniziale diffidenza, hanno mostrato interesse e garantito pieno supporto al progetto, fornendo in alcuni casi hardware di test e driver per chip proprietari.
Il team di CyangenMod si è dimostrato inoltre sensibile al problema dell’accessibilità del proprio software. Grazie agli strumenti messi a disposizione e alle numerose guide reperibili sul web, installare una ROM Cyanogen sul proprio smartphone è piuttosto semplice (almeno per i più avvezzi), ma la barriera d’ingresso al mondo delle custom rom, per l’utente medio, rimane alta. Per questo, a complemento delle normali procedure di installazione, i programmatori hanno sviluppato un software chiamato CyanogenMod Installer, in grado di riconoscere il tipo di dispositivo e di scaricare e installare la ROM adeguata in maniera automatica.

Prospettive future

In un primo momento, la creazione della Cyanogen Inc. (società che ha come obiettivo lo sviluppo e la commercializzazione del software Cyanogen), ha gettato nel caos la comunità degli sviluppatori, preoccupata di una possibile deriva commerciale. La nuova anima commerciale tuttavia, ha tenuto a precisare lo stesso Kondik, non andrà ad inficiare in alcun modo sulla filosofia del progetto originale. Piuttosto la nuova società si profila come ulteriore pilastro del panorama Android, nata con l’obiettivo di portare avanti lo sviluppo del sistema in maniera parallela a Google, forte dell’appoggio più o meno diretto di giganti del settore, che vedono in Cyanogen una concreta possibilità di ingresso nel mondo del robottino verde. Non a caso è stato da poco annunciato un accordo tra Cyanogen Inc. e Microsoft che garantirà la presenza della suite Office all’interno del Cyanogen OS. Con partner di questo cabotaggio quindi è facile prevedere che lo sviluppo commerciale di Cyanogen vedrà nei prossimi anni un’ulteriore e repentina impennata. Questo gioverà non solo alla ROM CyanogenMod (da cui sostanzialmente tutto è partito) ma più in generale l’ecosistema Android nella sua interezza.