Face ID: Così Apple ha mandato in pensione le impronte digitali

L'arrivo di iPhone X e del suo Face ID porterà al progressivo abbandono dei lettori di impronte digitali? Probabilmente si.

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La tecnologia va avanti, sforna figli sempre nuovi e si dimentica di quelli più grandi, lasciandoli morire piano piano in un angolo, vittime del tempo che passa e dei ricordi sempre più vaghi dei più nostalgici. L'arrivo dell'iPhone X sul mercato sancirà per Apple e per il mondo degli smartphone la nascita di una tecnologia di sblocco del tutto nuova, il Face ID. Con una serie di sensori tanto avanzati quanto precisi basterà avvicinare il volto al proprio dispositivo per sbloccarlo e utilizzarlo. Niente più sensore di impronte digitali, niente più tasti su cui appoggiare il proprio dito. Tutto verrà gestito dal proprio sguardo e dal proprio volto. Una scelta ben precisa che quasi certamente manderà in pensione una tecnologia ormai di uso comune, quella del Touch ID.

Le "vecchie" impronte digitali

Il mondo degli smartphone corre talmente veloce da introdurre e archiviare funzioni e tecnologie a velocità via via sempre maggiori. Sembra passato tanto tempo ma il primo prodotto Apple con il sensore di impronte digitali è arrivato nel 2013, solo quattro anni fa. Accolto con il massimo dello scetticismo, con milioni di dubbi per gli utenti sulla sicurezza, è diventato presto uno standard, immancabile in tutti i dispositivi successivi e utilizzato, in varianti diverse, anche da tutti gli altri produttori di dispositivi mobili al mondo. Tutto negli ultimi anni è passato tramite le impronte digitali: lo sblocco del telefono è diventata solo una delle mille funzioni di questo tipo di sensori. Le critiche per la sicurezza e le perplessità hanno presto lasciato spazio ad una maggiore consapevolezza nel mezzo e ad un pubblico che si è piano piano abituato a questo tipo di sistemi. La tecnologia si è imposta, è diventata di uso comune e ora, probabilmente, è destinata a sparire per sempre. Face ID sta rivivendo sulla sua pelle tutte le perplessità che avevano colpito il suo predecessore ma è probabilmente destinato ad alzare ancora più in alto l'asticella della comodità e della sicurezza.

Un pensionamento immancabile

I motivi per cui il sensore di impronte digitali sta per giungere alla pensione sono numerosi. Il primo, e più palese, è quello dell'evoluzione degli schermi. Le superfici touch e gli schermi sempre più grandi, i bordi sempre più ristretti, hanno creato non pochi problemi nella realizzazione dei tasti e dei sensori. La voglia degli utenti di avere dispositivi sempre più grandi e borderless ha spinto i produttori a fare delle rinunce importanti, mandando in pensione tasti o sensori di ogni sorta. Samsung ha rischiato ponendo il suo lettore di impronte digitali nella parte posteriore, creando a sua volta un lettore per il volto piuttosto acerbo e rimandando al futuro nuove e più efficaci implementazioni. Apple ha raddoppiato i rischi, eliminando del tutto il sensore di impronte e puntando tutto sul riconoscimento facciale, consapevole di avere tra le mani una tecnologia altrettanto - se non più - efficace. Inserire il sensore di impronte all'interno dello schermo era una scelta molto più costosa e rischiosa rispetto ad un sistema che, probabilmente, era in fase di studio già da parecchio tempo. Da qui la decisione di tagliare la testa al toro, eliminare il problema e puntare tutto sul nuovo: a Cupertino erano consapevoli dell'efficacia della loro novità, della quasi totale infallibilità di quello che avevano tra le mani.

Un nuovo standard

La sensazione è che, come accaduto per le impronte digitali, il riconoscimento facciale diverrà il nuovo standard di utilizzo della maggior parte dei nostri dispositivi. Apple ci è arrivata prima degli altri, ma anche i prossimi sistemi raggiungeranno la medesima efficacia, imponendosi come nuovi e irrinunciabili standard tecnologici. La sicurezza sarà garantita ad un livello ancora più alto e, con il tempo, anche l'utente sarà spinto ad "accettare" questa novità. Quale che sia il successo di iPhone X sul mercato, è certo che anche nei prossimi anni a Cupertino punteranno tutto su questa novità, con la più che concreta possibilità che anche i prodotti del futuro, Mac e iPad compresi, sfrutteranno questa innovazione e si uniformeranno alla novità. Con il tempo diverranno sempre meno i prodotti di punta con un sensore di impronte digitali, saranno i produttori stessi a metterli ai margini per concentrarsi maggiormente sulle novità che dovranno avere i prossimi smartphone: la volontà di puntare tutto sugli schermi e sulla realtà virtuale porterà a prodotti sempre più sottili, con sempre meno tasti fisici e porzioni di schermo sempre più grandi da attivare. Tornare indietro in questo mondo in continua evoluzione è impossibile e la sensazione che le impronte digitali siano ormai il passato è più che netta.

Come risponderà il pubblico?

Certo, occorrerà vedere quanto efficaci saranno i sistemi futuri degli altri produttori e quanto affidabile risulterà il Face ID di Apple, incredibile sulla carta ma ancora non passato attraverso il vaglio della prova su strada di milioni di utenti, vero banco su cui misurarne il futuro e il successo. Dati e analisi parlano di un sistema infinitamente più sicuro ma non privo di criticità, che verrà certamente sommerso di critiche e non accolto troppo bene com'era accaduto per il predecessore. Ci sarà comunque il tempo di migliorare il tutto e di renderlo funzionale allo scopo. Questo porterà ad un ulteriore accantonamento del Touch ID e dei sistemi di riconoscimento delle impronte. In futuro magari torneranno come ulteriore e aggiunto sistema di sicurezza, ma rimarranno marginali rispetto a un riconoscimento del viso che ha tutte le carte in regole per essere il nuovo fattore di sicurezza del futuro, quello che, finalmente, sarà capace di rendere obsolete le password, i codici e tutto quello che fino ad ora aveva rappresentato il massimo della sicurezza per i nostri prodotti tecnologici. Tutto passerà tramite la nostra faccia, una svolta futuristica ormai diventata parte integrante del nostro presente.