FaceApp e le altre: viaggio nel mondo delle app usa e getta

Il fenomeno FaceApp è solo l'ultimo arrivato di una lunga serie di applicazioni dal successo fulminante ma ben poco duraturo.

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Ci attirano, le desideriamo, le proviamo e poi le abbandoniamo. Nel fugace mondo tecnologico in cui viviamo le app sono diventate il prodotto "usa e getta" per eccellenza. Ogni giorno se ne trovano a migliaia negli store e sugli schermi dei nostri dispositivi; tutte diverse e particolari, pronte a sorprenderci con funzioni e curiosità incredibili, capaci di diventare virali in pochissimo tempo ma, sempre più spesso, rapidissime nello scomparire dai nostri radar come le più fugaci delle meteore. FaceApp è solo l'ultima arrivata del genere: in pochissimo tempo le sue particolarità e le sue funzioni sono diventate virali e i download sono schizzati alle stelle. Chi non sapeva niente del fenomeno ne è stato comunque travolto. Ma quanto durerà tutto questo? Tra qualche settimana ce ne ricorderemo ancora o arriverà l'inesorabile declino già sperimentato in tante altre occasioni?

Pokémon GO, il gioco di massa

Molto più che un gioco. L'esperimento più che riuscito di realtà aumentata di Nintendo e Niantic è stato il vero fenomeno del 2016. Nell'estate dello scorso anno non si parlava d'altro: tra lodi sperticate e puerili polemiche, l'applicazione è finita con rapidità estrema negli smartphone di mezzo mondo. Un fenomeno di portata mondiale, capace di raccogliere oltre 20 milioni di utenti attivi nel suo primo mese di vita. Server bloccati, difficoltà di accesso e numeri mai visti prima: bastava farsi un giro nelle strade di tutto il mondo per osservare uomini e donne di ogni età impegnati a catturare e far evolvere i famosi mostriciattoli giapponesi. In pochi mesi però le cose sono radicalmente cambiate. A dicembre gli utenti erano diventati poco meno di 5 milioni, per una discesa verso il basso continua e inesorabile. La moda è passata, il fenomeno conclamato chiuso nel dimenticatoio. Troppo semplici e ripetitive le meccaniche di gioco per durare nel lungo periodo, troppo poche le varianti e le novità per attirare gli utenti e favorire la rigiocabilità. Negli ultimi mesi Niantic ha provato a invertire il trend inserendo nella contesa nuovi Pokémon e promettendo novità di rilievo nel prossimo futuro, ma servirà qualcosa in più per salvare la baracca. Il gioco continua ad avere un discreto successo, ma i numeri iniziali e il tran-tran creato al suo lancio sono stati forse troppo grandi per sperare che potessero durare più di un battito di ciglia.

Hangouts, la chat fugace

Google è un'azienda che da sempre ama sperimentare. Alcuni dei suoi servizi sono ancora oggi indispensabili per molti di noi ma altri, dopo un iniziale successo, sono lentamente spariti della circolazione. Tutti noi, almeno una volta, abbiamo usato il programma di messaggistica istantanea di Mountain View, Hangouts. Veloce, colorato, facile da usare e perfettamente integrato con Gmail, capace di inglobare al suo interno anche SMS, chiamate vocali e videochiamate. Poteva essere un successo, ma il fenomeno si è spento in poco tempo, schiacciato dallo strapotere nel settore di Facebook e da app più alla portata di tutti come Telegram o Skype. Capita l'antifona, Google ha deciso di trasformare Hangouts in un prodotto studiato per utenti business e aziende, sdoppiandolo in due programmi diversi, Chat e Meet, il primo incentrato su conversazioni testuali in stile Slack e il secondo su videoconferenze rapide e intuitive. La messaggistica istantanea di Google è stata così arricchita da altri due servizi, Allo e Duo. Il successo iniziale, con oltre 10 milioni di download, è stato clamoroso, ma le app sono state presto dimenticate. L'azienda, volutamente, non sembra volerci puntare più di tanto ed entrambe sono agli ultimi posti delle tendenze del Play Store, schiacciate dal peso di concorrenti ben più agguerriti, forti e consolidati.

Google +, il social dimenticabile

Era il 2011 e Google, dopo aver preso il mondo, voleva entrare a gamba tesa nella lotta social contro Facebook e Twitter. Le premesse per qualcosa di grosso c'erano tutte e gli utenti a volerne fare parte erano talmente tanti che, poco prima del lancio, gli inviti di accesso anticipato furono sospesi per le troppe richieste. Plus, grazie alle sue novità e all'alone potente emanato dai suoi creatori, ha fatto parlare di se per lungo tempo. Poi però le cose non si sono svolte come da programma e si è provato ad arginare il continuo calo di popolarità con scelte parecchio discutibili: alla creazione di un account Google gli utenti venivano costretti a iscriversi anche a Plus; alcune funzioni di successo sono state snaturate e la piattaforma è diventata un ibrido incolore, troppo simile ad altri prodotti molto più validi per sperare di emergere.

L'emorragia di utenti è stata inarrestabile e il numero di profili inattivi è schizzato alle stelle; anche chi lo usava si è inesorabilmente allontanato. Gli ultimi dati utili per capire il trend risalgono al 2015: su 2,2 miliardi di iscritti perché legati da un account Google, solo il 9% aveva postato almeno un contenuto. Oggi il social continua comunque ad essere attivo e gli aggiornamenti non mancano, ma siamo certi continueremo a non sentirne parlare per lungo tempo.

Dubsmash, hai detto virale?

Un'idea semplice ma geniale, tutta basata sulla viralità e la forza delle condivisioni. Tra fine 2014 e inizio 2015 Dubsmash era sulla bocca e gli schermi di tutti. Dieci milioni di utenti nel mondo hanno aperto la porta ad un successo cresciuto a dismisura anche in Italia. Per lungo tempo l'applicazione è rimasta ai primi posti delle classifiche degli store, inattaccabile e intoccabile. Merito di un concetto base di forte presa: dare a tutti la possibilità di registrare piccoli video con le voci dei propri idoli. Il programma offre un archivio di file audio divisi per paese con cui sincronizzare il proprio labiale e realizzare filmati divertenti. L'estrema facilità d'uso e condivisione, unita allo sfruttamento della creatività minima di ogni persona e alla voglia di popolarità e like facili aveva dato vita ad un successo clamoroso. Mentre in Italia la mania si diffondeva, il fenomeno aveva già iniziato a spegnersi nel resto del mondo. Di tutti quei video, nel 2017, non rimane che uno sbiadito e dimenticabile ricordo. L'app continua ad essere aggiornata con costanza ma è ben lontana dai primi posti delle preferenze degli utenti, come accadeva fino a quasi due anni fa.

MSQRD, la funzione rinata

Social, condivisioni, voglia di farsi notare e divertimento. Come per Dubsmash anche MSQRD ha sfruttato la viralità dei suoi contenuti per emergere e distinguersi. Il successo, spinto dall'endorsement di molte celebrità, era basato sulla semplice quanto efficace possibilità di arricchire i propri selfie con immagini, filtri e maschere di ogni tipo. Grazie alle "maschere" di questa app si possono creare GIF, video e foto più e meno divertenti. Per buona parte del 2016 le bacheche di tutto il mondo sono state invase da questi selfie stravaganti, tutti via via sempre meno buffi e sempre più simili l'uno all'altro. La parabola, dopo un'esplosione iniziale, è stata discendente e ora non se ne sente quasi più parlare. Questo non ha però impedito a Facebook di acquisire il servizio circa dodici mesi fa. L'app continua ad essere indipendente e i suoi creatori autonomi, ma alcune delle sue funzioni sono state già inserite nei sistemi dei social di Zuckerberg. L'obiettivo sembra essere quello di catturare maggiormente i giovani e provare a contrastare la diffusione dell'irreprensibile Snapchat. Uno status di "funzione di lusso" che potrebbe garantire un futuro più o meno roseo all'ennesima app figlia di una popolarità tanto deflagrante quanto effimera.