Google spia i suoi dipendenti: verità o accusa infondata?

Un dipendente di Google ha denunciato la società di invadere la privacy dei suoi dipendenti, per prevenire la diffusione di informazioni riservate.

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Daniele Vergara Daniele Vergara viene alla vita con un chip Intel 486 impiantato nel cervello, a mo' di coprocessore. E' più che entusiasta di tutto ciò che riguarda la tecnologia intera e i videogames, con un occhio di riguardo verso l'hardware PC e l'overclocking. D'inverno ama snowboardare, macinando km e km di piste. Lo trovate su Facebook, Twitter e Google+.

Google viene spesso portata ad esempio per le politiche riservate ai dipendenti, da sempre all'avanguardia e che comprendono diversi servizi. Questa volta però Big G sembra aver passato il limite, invadendo troppo la privacy dei suoi lavoratori. Un product manager di Google infatti ha citato in giudizio l'azienda americana per aver violato le politiche intere riguardo la privacy e la confidenzialità dei dati. Il dipendente, che sta portando avanti l'azione giudiziaria, ha parlato di un "programma di spionaggio interno sui suoi stessi impiegati", ed ha anche affermato che i metodi abbracciati dal colosso americano vanno non solo contro le politiche di Google, ma anche contro la legge sui lavoratori californiana. Il dipendente che ha citato Google preferisce rimanere anonimo, ma è chiaro che, se fosse tutto vero, sarebbe un bel colpo per l'immagine dell'azienda statunitense, che si è sempre contraddistinta per avere a cuore le condizioni lavorative dei suoi dipendenti, offrendo spesso tantissimi comfort e attività di svago integrate all'interno delle sue numerose sedi.

La questione dello spionaggio

Secondo quanto affermato dal product manager, Google avrebbe creato un programma interno per spiare i suoi dipendenti, al fine di combattere la diffusione di informazioni riservate, programma che però sembra essersi spinto oltre: l'accusa infatti afferma che questo impedisce non solo alle informazioni di uscire dall'azienda, ma anche che i dipendenti possano manifestare i loro diritti di lavoratori, non consentendo loro di discutere sugli stipendi, sulle condizioni dell'ambiente di lavoro e sulle potenziali violazioni dei diritti all'interno dell'azienda.
"La causa racconta che Google avvisa i suoi dipendenti di non mettere su carta alcune potenziali attività illecite che la coinvolgono", si legge sul sito di The Information. Secondo la fonte, i dubbi riguardo Google derivano direttamente dall'accordo per la privacy, che viene stipulato nel momento in cui un lavoratore viene ingaggiato dalla società. All'interno di esso, infatti, le informazioni confidenziali sono definite come segue: "Senza limitazioni, qualsiasi informazione che coinvolge Google o il business di Google e che non è generalmente conosciuta".

L'accusa afferma inoltre che il codice di condotta di Google limita i propri dipendenti nella ricerca di un nuovo lavoro. Essi non potrebbero infatti segnalare le nuove abilità guadagnate durante la loro esperienza in azienda sui propri curriculum, almeno senza il permesso di Big G. Uno dei passi nel codice di condotta di Google chiederebbe anche agli impiegati di "evitare le comunicazioni che concludono, o sembrano di concludere, che Google o i suoi dipendenti stiano agendo illegalmente e abbiano quindi violato la legge".

Una possibile grossa multa

Limitare la libertà dei propri impiegati, compresa quella di parola, non è solo l'unico punto su cui l'accusa si è mossa. Secondo essa, infatti, Google avrebbe instaurato un programma interno noto come "Stop Leaks": l'obiettivo cardine sarebbe quello di incoraggiare i dipendenti a riportare comportamenti sospetti e di conseguenza i dipendenti sospettati di far uscire informazioni riservate. Una vera e propria caccia alle streghe quindi, potenzialmente in grado di stimolare sospetti anche verso persone totalmente estranee alle attività di spionaggio industriale.
Se Google fosse colpevole e stesse violando la legge californiana dei lavoratori, essa potrebbe andare incontro ad una grossa multa, di circa 3,8 miliardi di dollari, come The Information ha calcolato: "Sulla base del Private Attorneys General Act, Google potrebbe essere multata con 100$ per ognuna delle sospette violazioni della legge, moltiplicate per 65.000 lavoratori. Se il pagamento della multa dovesse essere rinviato per più di un periodo di pagamento, alla somma da pagare verrebbero aggiunti circa 200$ per impiegato, per arrivare entro un anno ad un massimo di 3,8 miliardi di dollari, cioè 14.600$ per ogni dipendente di Google.". Da parte sua, Google ha commentato la vicenda negando le accuse e affermando che si "difenderà con forza perché l'accusa è senza fondamento".

Google L’azione legale intrapresa dal dipendente di Google, che ha denunciato ciò che accade all’interno della società in merito al trattamento delle informazioni riservate, sembra sin troppo spinta e tutta da verificare nella pratica. Dall’altro lato della medaglia, però, il colosso americano potrebbe effettivamente aver fatto leva sulle leggi riguardo alla confidenzialità dei dati, che in California forse non sono totalmente chiare. Da ricordare poi che non è la prima volta che una grossa azienda viene accusata di attività di questo tipo, e nella maggioranza dei casi l’accusa è stata poi smentita.