iPhone made in USA: la sfida, impossibile, di Trump ad Apple

Donald Trump vuole riportare la produzione degli smartphone Apple negli Stati Uniti, ma la strada sembra più difficile di quanto si pensi.

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Alessio Ferraiuolo Alessio Ferraiuolo è cresciuto a pane, cinema e videogame. Scopre in giovane età la sua passione per la tecnologia, che lo porta a divorare tutto quello che il mercato ha da offrire, dall’hardware per PC agli smartphone, senza mai sentirsi sazio. Nel tempo libero adora suonare la chitarra, andare in palestra e guardare tonnellate di film e serie TV. Lo trovate su Google+ e su Facebook.

L'elezione di Trump non è stata vista di buon occhio nella Silicon Valley. A dispetto delle dichiarazioni di facciata, l'avvento del Tycoon alla Casa Bianca potrebbe avere forti ripercussioni sull'economia californiana. Il condizionale è d'obbligo, visto che difficilmente il neo eletto presidente potrà portare a termine tutti i "buoni" propositi presentati in campagna elettorale. Tra questi, ne troviamo uno in particolare che ha fatto davvero scalpore nel mondo tech, ovvero l'introduzione di una tassa di importazione del 45% sui prodotti provenienti dalla Cina. In un mondo ormai completamente globalizzato, un'imposta di questo tipo sarebbe semplicemente devastante per Apple e per tutti i colossi dell'ICT americano, che hanno fatto la fortuna del paese a stelle strisce negli ultimi vent'anni. Il caso di Apple è emblematico di un settore in fermento, se non altro perché Cupertino è stata attaccata da due fronti: da un lato Trump, che l'ha citata direttamente nei suoi comizi, dall'altro dalla Cina, che ha minacciato il bando degli smartphone della mela. A prescindere dai battibecchi politici, è davvero possibile passare di nuovo dal globale al locale in un settore che dipende in tutto e per tutto dalle fabbriche cinesi?

Un ritorno impossibile

L'impatto di una guerra commerciale tra USA e Cina avrebbe ripercussioni molto rilevanti sui prezzi di vendita negli Stati Uniti. Se davvero Trump riuscirà a imporre una tassa del 45% su tutte le importazioni dalla Cina, buona parte dei beni di consumo subirebbero un aumento dei prezzi rilevante negli USA. Basta guardarsi intorno per capirlo: l'elettronica è solo uno dei settori a sfruttare gli impianti produttivi cinesi, un paese che nel corso del tempo è diventato l'unica "fabbrica del mondo". Nonostante questo, Trump è stato chiaro durante la campagna elettorale, con una frase dai toni piuttosto minacciosi: "Convinceremo Apple a costruire i suoi dannati computer nel nostro paese, invece che negli altri". Parole forti, per una retorica, perché è di questo che si tratta, usata spesso dal Tycoon per convincere il popolo americano. Ma quale sarebbe l'impatto sui costi produttivi se davvero Apple decidesse di fabbricare interamente i suoi iPhone negli Stati Uniti? Secondo la testata giapponese Nikkei, un iPhone completamente Made in USA subirebbe un rincaro dei costi di produzione di circa il 50%, un dato che la dice lunga sulla fattibilità dell'iniziativa.
Eppure, Apple ci ha provato. Già a giugno, Cupertino ha fatto dei sondaggi presso i suoi due partner principali in Asia, Foxconn e Pegatron, per cercare di capire per tempo la fattibilità dell'operazione. Pegatron ha gettato la spugna fin da subito, mentre Foxconn non ha escluso del tutto la possibilità. Calcolare oggi i costi all'utente finale di un iPhone prodotto negli Stati Uniti è praticamente impossibile, le incognite sono troppe, ma gli attuali 649$ necessari per un iPhone 7 sarebbero solo un lontano ricordo. Per non parlare dei prezzi globali, che vedrebbero un'impennata mai vista prima d'ora, su un prodotto già fortemente penalizzato da dazi doganali e tasse locali.

In passato, Motorola aveva provato a produrre i propri smartphone in Texas, ma nel 2014 gli alti costi produttivi hanno portato la casa alata a chiudere prima del previsto gli impianti, perché non sostenibili a livello economico. Anche Apple nel recente passato ha usato fabbriche statunitensi per il Mac Pro nel 2013, ma la differenza con iPhone, in termini di volumi produttivi, è enorme e non può di certo essere un buon esempio per convalidare la fattibilità di un'operazione di questo tipo. Le incognite sono dunque molte, ma non va dimenticato che Apple avrebbe comunque un'alternativa: spostare la produzione in un altro paese asiatico. Cupertino potrebbe infatti aggirare facilmente la tassa di Trump spostando la produzione in Vietnam, una mossa che metterebbe in grande difficoltà i piani del prossimo presidente degli Stati Uniti. Insomma, o Trump imporrà una tassa sui prodotti Apple, una strada praticamente impossibile, oppure dovrà trovare un'argomentazione migliore per convincere Cupertino al ritorno in patria.