Le nevicate su Marte nelle notti gelide sono possibili: la conferma dei dati

Secondo una nuova ricerca è possibile che durante le notti più fredde possa nevicare sul suolo marziano, ipotesi confermata dai dati raccolti.

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Le condizioni climatiche di Marte sono un mistero che ad oggi gli scienziati ancora non riescono a risolvere. L'atmosfera del pianeta marziano è molto meno spessa della nostra con una pressione 100 volte più piccola di quella che trovereste al nostro livello del mare. Cosa significa? Che tutta l'aria che ci "schiaccia" a causa della gravità terrestre su Marte è presente in percentuale molto più piccola ed ha una forza 100 volte minore. Le nuvole sono un fenomeno raro sul pianeta rosso ed è nota l'esistenza di nevicate periodiche di diossido di carbonio (ghiaccio secco). La novità è un nuovo studio opera di un gruppo di scienziati francesi e americani che ipotizza la possibilità di precipitazioni di acqua allo stato solido, ovvero della possibilità che nevichi durante la notte, quando le temperature si abbassano drasticamente. La teoria potrebbe riscrivere quello che sappiamo sull'atmosfera di Marte, nonché aprire nuove ipotesi sulla sua storia passata.


La neve su Marte, un'idea che cambia la nostra conoscenza sull'atmosfera marziana

L'articolo che tratta la teoria si intitola Snow precipitation on Mars driven by cloud-induced night-time convection, apparso in Nature Geosciences, opera di un team capitanato dal francese Aymeric Spiga. La domanda più banale che potrebbe venire in mente a qualunque persona è: "come è possibile che riescano a teorizzare un evento in un posto così lontano dal nostro?". Ovviamente lo sviluppo scientifico è direttamente correlato a quello tecnologico, infatti è grazie ai supercomputer se è stato possibile arrivare a dire che le nevicate sono possibili su Marte. Grazie ai dati che abbiamo sul pianeta, raccolti dalle sonde e dai rover che sono stati e sono ancora sul posto, è stato possibile eseguire simulazioni numeriche per dimostrare che l'idea delle nevicate notturne è plausibile. Le prime prove sono arrivate nel 2008 grazie al Phoenix Lander (foto qui sopra) che ha identificato neve che cadeva dalle nuvole ben 4 km al di sopra dell'Heimdal Crater. Ed ora, un video d'epoca:

Nel 2012 il Mars Reconnaissance Orbiter ci ha procurato invece prove di nevicate di diossido di carbonio (ghiaccio secco), insieme ad ulteriori indizi degli ultimi anni che ci suggeriscono la possibilità che le nevicate abbiano plasmato la superficie marziana: ad esempio nella prossima foto potete osservare i canali della regione Promethei Terra che si crede sia stata modificata dallo scioglimento del ghiaccio.

Anche il bacino Hellas potrebbe aver subito le modifiche dovute a questo scioglimento secondo i dati ottenuti dal Mars Express, la sonda dell'ESA. Invece nel 2015 Curiosity ci ha dato la conferma che il Gale Crater, il luogo nel quale è atterrato 5 anni fa, accoglieva una gran quantità d'acqua: una fuoriuscita di ghiaccio sciolto è avvenuta sul bordo a nord del cratere che ha lasciato dei segni evidenti.

Tutte queste scoperte hanno lasciato molta perplessità nelle idee della comunità scientifica: non si pensava fosse possibile questo livello di condensazione dell'acqua a causa dell'atmosfera poco densa. Il dottor Spiga della ricerca di cui vogliamo parlarvi non ha fatto altro che raccogliere tutti i dati citati fino ad ora per creare un modello matematico che simulasse le condizioni atmosferiche di Marte. Il risultato è che durante le notti gelide le particelle di acqua ghiacciata possono formare delle nuvole poco stabili che rilasciano subito delle nevicate sulla superficie del pianeta. La verifica che ha sancito la plausibilità della simulazione è stata fatta confrontando il fenomeno in questione con quelli simili che avvengono sulla terra e con i dati dei lander e delle sonde marziani.

Cosa cambia dopo questa conferma sorprendete

Il risultato ottenuto dagli scienziati contraddice le credenze secondo cui nuvole a bassa altitudine depositassero neve sulla superficie del pianeta in modo lento e delicato. Invece la simulazione dà uno scenario di nevicate rapide e brusche, nonostante si pensasse che la presenza di venti violenti fosse impossibile per via di un'atmosfera davvero sottile e rada. Per dare un riferimento temporale: la nuova ricerca scientifica prevede che le particelle di acqua ghiacciata arrivino a terra nel giro di qualche minuto, piuttosto che di qualche ora come si pensava in precedenza. Questa ricerca può influenzare anche il nostro sapere riguardo il trasporto di vapore acqueo e le variazione stagionali dei depositi di ghiaccio.

L'aspetto di questa neve sulla superficie non è quello di una spessa coperta morbida nella quale è possibile affondare con i piedi, ma piuttosto uno strato di ghiaccio solido. Per ora il sapere che tra le condizioni metereologiche di Marte e quelle terrestri ci sono delle similarità è un fatto sufficiente per poter avanzare nello studio delle condizioni atmosferiche del pianeta. Forse sarà il caso di pensare al clima che affronteranno gli astronauti che andranno su Marte entro il 2030?