Le telco ignorano AGCOM: si paga ogni 28 giorni anche nella telefonia fissa

Dopo l'intervento dell'authority sembrava un discorso chiuso, ma non è così, e gli italiani pagheranno ogni 4 settimane anche le bollette del telefono.

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Alessio Ferraiuolo Alessio Ferraiuolo è cresciuto a pane, cinema e videogame. Scopre in giovane età la sua passione per la tecnologia, che lo porta a divorare tutto quello che il mercato ha da offrire, dall’hardware per PC agli smartphone, senza mai sentirsi sazio. Nel tempo libero adora suonare la chitarra, andare in palestra e guardare tonnellate di film e serie TV. Lo trovate su Google+ e su Facebook.

Quello che si sta alzando è un gran polverone, e a pagarne le spese saranno tutti gli italiani con un abbonamento telefonico su linea fissa. Non bastasse la tariffazione ogni quattro settimane nella telefonia mobile o su Sky, sul quale è già stato presentato un esposto ad AGCOM, ora gli utenti dovranno fare i conti con un nuovo sovrapprezzo dell'8.6% su base annua del proprio abbonamento di casa, dato dalla tredicesima mensilità in più. Ma come, AGCOM non aveva posto fine alla questione, dichiarando illegittime le pretese delle telco, almeno per la telefonia fissa? In effetti è proprio così, ma a quanto pare questo non ha fermato TIM, Vodafone, Infostrada e Fastweb, che a oggi non hanno cambiato di una virgola la loro posizione iniziale. Oramai appare chiaro che le sanzioni di AGCOM toccano solo marginalmente le telco italiane, che tra multe irrisorie e cavilli legali sembrano riuscite, almeno per ora, ad imporre comunque il loro volere.

Il tredicesimo mese della discordia

La sentenza dell'AGCOM di marzo avrebbe dovuto spazzare via ogni pretesa delle telco di modificare la tariffazione ogni quattro settimane nella telfonia fissa. Queste avrebbero dovuto avere tempo fino a giungo per adeguarsi, ma non l'hanno fatto. Basta fare un giro sui portali dei maggiori operatori italiani per vedere come questi indichino in modo chiaro la tariffazione ogni quattro settimane per gli abbonamenti alla linea fissa, in barba alla sentenza di AGCOM. Interessante anche il caso di TIM, il cui call center recita: "Gentile Cliente, come indicato nella fattura di febbraio 2017, stiamo allineando le nostre offerte fisso-mobile in modo da permettere una maggiore convergenza e consentire una più semplice comparazione con le offerte presenti sul mercato. Già a partire dal 1 aprile gli abbonamenti delle offerte vengono calcolati su 28 giorni e non più su base mensile...". AGCOM sembra abbia già aperto una nuova istruttoria sul comportamento delle telco in merito a questa vicenda, che tuttavia si trincerano dietro all'attesa sentenza del TAR del Lazio, che dovrà confermare o ribaltare quella di AGCOM dello scorso marzo. Solo con la pronuncia del TAR vedremo la fine di questa vicenda, anche se le telco potrebbero appellarsi ancora al Consiglio di Stato in caso di esito negativo. Una procedura legale lunga, che non ha per ora fermato gli operatori italiani. Certo in tema di trasparenza, è quasi ironica la motivazione offerta dal call center di TIM che giustifica il cambiamento nel pagamento delle bollette. "...stiamo allineando le nostre offerte fisso-mobile in modo da permettere una maggiore convergenza e consentire una più semplice comparazione con le offerte presenti sul mercato...". Messa in questo modo sembra quasi che siano le telco a fare un favore agli utenti, che invece dovranno sborsare un mese in più di abbonamento annuo senza ottenere nulla in più rispetto a quello che già avevano. Di certo il potere di AGCOM ne esce rivalutato da questa vicenda, visto che gli operatori telefonici hanno continuato sulla loro strada senza il minimo indugio. Ma cosa accadrà se il TAR darà ragione all'authority, mentre le telco hanno già modificato il loro metodo di fatturazione? Difficile a dirsi, ma la cosa certa è che gli unici a perderci, tempo o denaro, saranno come sempre gli utenti.