Mark Zuckerberg, il papà di Facebook, sarà il prossimo Presidente USA?

Il fondatore di Facebook, Mark Zuckerberg, sta lanciando numerosi indizi che fanno pensare ad un suo imminente impegno in politica.

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Mark Zuckerberg futuro presidente degli Stati Uniti? Quella che fino a qualche anno fa sembarvanpura fantascienza potrebbe presto diventare realtà. Sono infatti numerosi i segnali secondo cui il capo di Facebook potrebbe presto entrare in politica. I suoi impegni per il 2017, le sue recenti prese di posizione, il suo modo di porsi con il pubblico, la sua stabilità familiare e le sue manovre finanziarie sembrerebbero far presagire una "discesa in campo" che avrebbe del clamoroso, ancora più potente di quella di Silvio Berlusconi nel lontano 1994 e della recente elezione di Donald Trump. Zuckerberg non è solo il sesto uomo più ricco del pianeta con 62 miliardi di patrimonio, ma ha anche in mano uno dei centri di influenza più potenti che si siano mai visti: Facebook.

Un viaggio "elettorale"

"Il mio obiettivo personale per il 2017 è di visitare e conoscere persone in tutti i singoli stati degli Usa entro la fine dell'anno". Con queste parole Zuckerberg aveva illustrato i suoi propositi per l'anno nuovo. "Ho già trascorso molto tempo in molti stati, quindi ora ho bisogno di viaggiare in altri 30 stati quest'anno per portare a termine la mia sfida. La mia speranza è di uscire e incontrare quante più persone possibili e conoscere come vivono, lavorano e cosa pensano per il futuro". Parole apparentemente innocue ma potenzialmente cariche di significati ben più profondi. Viaggiare per il Paese per confrontarsi e ascoltare i problemi della gente sono atteggiamenti da "campagna elettorale", di quelli che da sempre hanno caratterizzato la politica americana e che da qualche tempo si sono diffusi anche nel nostro Paese. Un dubbio che ha obbligato lo stesso fondatore di Facebook a smentire ogni suo coinvolgimento politico: "Alcuni di voi mi hanno chiesto se questa sfida significa che sono in corsa per una carica pubblica. Non lo sono. Lo sto facendo per avere una prospettiva più ampia, così da assicurarmi che stiamo servendo al meglio la nostra comunità di quasi 2 miliardi di persone su Facebook". Nell'immediato tutto questo potrebbe corrispondere a verità, ma è impossibile che il giovane CEO abbia pensato a questo viaggio come ad un'opportunità per tastare il terreno, conoscere le persone e capire se davvero esista uno spazio di manovra per una sua futura carica pubblica.

Il nuovo Mark

Provare a giocarsi tutto nell'immediato sarebbe una mossa quanto mai azzardata e pare prematuro pensare ad una candidatura di Zuckerberg alle Presidenziali USA del 2020. Si andrà probabilmente per gradi, con impegni più circoscritti che potrebbero avere come obiettivo finale la grande corsa per il 2024. Un'idea folle, ma che pare più che mai possibile. Zuckerberg ha dalla sua una popolarità e un potere incredibili: gestisce le vite di tantissime persone nel mondo e ha a sua disposizione uno dei più potenti centri di influenza sociale del pianeta. Da qualche anno a questa parte il 33enne ha inoltre avviato un incessante quanto efficace processo di ricostruzione della sua immagine. Il ragazzo senza scrupoli e un po' nerd del "The Social Network" di David Fincher ha lasciato spazio ad un uomo assennato, saggio, attento alle tematiche sociali, alla beneficenza e con una famiglia solida, salda e felice alle spalle. Da ateo e non interessato alla fede Marc si è trasformato in un fermo sostenitore della religione e della sua utilità nella vita di ogni uomo. Famiglia, religione e beneficienza, tre elementi che da sempre sono parte integrante del corredo genetico del perfetto candidato alla Casa Bianca. Basta poi leggere con attenzione le sue parole e i suoi comportamenti sui social per scoprire una netta maturazione di atteggiamenti e prospettive. I suoi viaggi in giro tra la gente vengono monitorati con scatti bellissimi, tanto efficaci nel contenuto quanto nel significato: lo troviamo in chiesa, su un trattore, in compagnia di un militare, insieme a un gruppo di pompieri. L'opera di storytelling che si sta portando avanti è una delle più potenti e seguite che si siano mai viste. E non potrebbe essere altrimenti con il numero imponente di utenti che popolano Facebook, 1,6 miliardi.

Conflitto di interessi?

La questione più importante rimane quella riguardante Facebook e la profonda influenza che il suo ruolo potrebbe avere in un'eventuale discesa in campo del suo creatore. Anche qui l'impressione è che le idee siano ben chiare. Lo scorso anno Zuckerberg ha donato il 99% delle sue azioni per il futuro di sua figlia, ma ha anche fatto in modo di slegare il controllo dell'azienda dall'effettivo possedimento di quote azionarie in modo da garantirsi la gestione della sua creatura anche in caso di altri impegni.

Proprio qui starebbe il nodo principale di una candidatura che avrebbe conseguenze imprevedibili sul social network più grande del pianeta. Le accuse di conflitto d'interessi sarebbero all'ordine del giorno per un portale che, ricordiamolo, è stato più volte accusato di non controllare la pubblicazione di fake news e di aver agevolato la vittoria di Donald Trump grazie alla diffusione di bufale e contenuti falsi. Queste accuse si moltiplicherebbero all'infinito in caso di una candidatura di Zuckerberg. L'algoritmo che seleziona notizie e contenuti sulle pagine del portale sarebbe ogni giorno sotto accusa e, se anche non dovesse cambiare niente, verrebbe comunque accusato di favorire indirettamente il "suo" candidato, privilegiando i suoi contenuti rispetto a quelli degli altri. Per non parlare del cambio di percezione che si avrebbe nei confronti di tutto il mondo Facebook, compresi i vari Instagram, WhatsApp e Messenger. Alla base di questi sistemi vi è sempre stata un'ampia libertà di pubblicare contenuti; difficile che tutto questo venga messo in discussione, ma in molti non vedrebbero più di buon occhio l'aspetto democratico di sistemi divenuti a tutti gli effetti tra i più grandi diffusori di contenuti del pianeta. Zuckerberg avrebbe insomma in mano un'arma potenzialmente devastante per tutti i suoi rivali e un potere di controllo che fa paura solo immaginare. Siamo ancora agli albori di quella che potrebbe essere una delle più importanti svolte politiche nella storia, ennesimo segno inequivocabile del potere che le grandi aziende tecnologiche esercitano sul mondo. Ancora qualche anno e tutto sarà più chiaro, scopriremo se tutte le smentite saranno reali o solo parte di un piano ben più grande. In fondo anche Donald Trump, nel lontano 1980, aveva smentito ogni suo interesse per la Casa Bianca. Sappiamo tutti com'è andata a finire.