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Netflix aumenta i prezzi, ma se il futuro dello streaming fosse la pubblicità?

Mentre Netflix aumenta i prezzi in tutto il mondo, il concorrente Hulu abbassa i costi di sottoscrizione per il suo piano con pubblicità.

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Alessio Ferraiuolo Alessio Ferraiuolo è cresciuto a pane, cinema e videogame. Scopre in giovane età la sua passione per la tecnologia, che lo porta a divorare tutto quello che il mercato ha da offrire, dall’hardware per PC agli smartphone, senza mai sentirsi sazio. Nel tempo libero adora suonare la chitarra, andare in palestra e guardare tonnellate di film e serie TV. Lo trovate su Google+ e su Facebook.

Il recente aumento dei prezzi che ha visto protagonista Netflix, arrivato anche in Italia, ha generato opinioni contrastanti sul web. Da un lato c'è chi crede che il colosso dello streaming abbia fatto il passo più lungo della gamba, dall'altro invece chi sostiene che l'aumento, se sarà giustificato da un maggior numero di contenuti originali e di qualità, è pienamente comprensibile. Purtroppo non possiamo sapere ora come Netflix impiegherà il surplus di introiti, ma la cosa certa è che, allo stato attuale, l'azienda di Reed Hastings è quella che spende di più per la realizzazione di film e serie TV esclusive, tanto che il prossimo anno sono già stati annunciati 7 miliardi di dollari per produzioni originali. Un budget enorme, possibile grazie al crescente numero di abbonati al servizio, il cui canone è la voce di ingresso principale nel suo fatturato. Un problema, quello della diversificazione degli introiti, che colpisce tanti servizi di streaming, ma che potrebbe trovare nella pubblicità una facile soluzione, come nel caso di Hulu.

Netflix e pubblicità possono coesistere?

Hulu è un servizio di streaming molto diffuso negli Stati Uniti ma sconosciuto al grande pubblico italiano, essendo questo non ancora presente nel nostro paese. Per gli appassionati di film e serie TV tuttavia questo nome non è certo nuovo, visto che nel tempo, proprio da Hulu sono usciti prodotti originali arrivati anche in Italia, come 11.22.63 di Stephen King andato in onda su Sky o il più recente The Handmaid's Tale, approdato su TIMVISION dopo aver fatto incetta di Emmy poche settimane fa. Non proprio un concorrente da sottovalutare, come non è da sottovalutare la mossa strategia che ha compiuto pochi giorni prima del rincaro portato da Netflix ai listini USA. Se prima infatti Hulu proponeva la sua offerta base a 7.99$ al mese, oggi questa costa solo 5.99$, due dollari in meno, esattamente l'aumento che è toccato agli utenti USA per il piano Premium di Netflix, con quattro account, 4K e HDR. Ma come ha fatto Hulu ad abbassare così tanto il prezzo di ingresso per la sua offerta? I motivi sono due. Il primo è che il nuovo piano è disponibile solo per i nuovi abbonati o per chi riattiva un vecchio abbonamento andato in disuso, un escamotage che si usa spesso anche in Italia per attirare nuovi clienti e recuperarne altri, con il prezzo bloccato per un anno. Al termine dell'anno il costo torna ad essere di 7.99$. Il secondo fattore che consente a Hulu di abbassare i prezzi è invece molto più interessante, ovvero la pubblicità. Hulu infatti, per la sua sottoscrizione base da 7.99$, prevede l'inserimento di contenuti pubblicitari all'interno degli show e dei film trasmessi. Un modo per aumentare gli introiti ma soprattutto per diversificarli.

E se in futuro anche Netflix decidesse di prendere questa strada? Osservando le reazioni del pubblico ai recenti aumenti, cosa accadrà quando l'azienda americana deciderà di portare ancora più in alto l'asticella del prezzo? Difficile a dirsi, ma la pubblicità potrebbe essere una soluzione al problema. Un breve spot prima dell'inizio di un film o di una serie TV, da vedere entrambi rigorosamente senza interruzioni, potrebbe portare nella casse di Reed Hastings una vera e propria fortuna, vista la base di utenti su scala globale di Netflix, molto spendibile sul piano commerciale e appetibile per le aziende. Insomma, il modello proposto da Hulu potrebbe consentire a Netflix di non aumentare ulteriormente i prezzi in futuro, nonché di diversificare gli introiti, slegandoli dal canone di abbonamento. Una soluzione al problema degli aumenti che tuttavia troverebbe non poche rimostranze da parte degli abbonati, che vogliono gustare i loro contenuti preferiti senza pubblicità.