Pirateria in Italia: fotografia di un fenomeno in continua evoluzione

Una recente indagine ha svelato l'attuale situazione della pirateria di contenuti audio e video in Italia, fotografando un fenomeno sempre più diffuso.

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Da sempre un virus quasi invisibile aleggia sull'industria musicale, cinematografica e televisiva. Da sempre si è cercato in tutti i modi di debellarlo, combatterlo e osteggiarlo, ma lui sembra adattarsi alle mode, ai tempi e alle tecnologie come parte integrante della nostra cultura digitale. Stiamo parlando della pirateria, un fenomeno di proporzioni enormi, capace di arrecare danni incalcolabili ai produttori di intrattenimento di tutto il mondo. Il flusso continuo di contenuti e il costo molto alto di alcuni servizi sembra spingere sempre più l'utente verso l'illegalità. Anche in Italia la situazione pare piuttosto seria e a dimostrarlo è arrivata una recente quanto allarmante ricerca di Ipsos e Fapav, la Federazione per la Tutela dei Contenuti Audiovisivi e Multimediali.

La pirateria in Italia

Circa 20 milioni di italiani compiono atti di pirateria: il 39% sono adulti mentre il 51% adolescenti. Questa, a conti fatti, è la fotografia più allarmante di un fenomeno che non sembra conoscere confini e che ha prodotto danni stimati di almeno 669 milioni di euro nel solo 2016. La ricerca, arrivata a sette anni di distanza da quella che aveva provato a tracciare i confini del fenomeno nel 2010, ci mostra l'evoluzione di questa pratica e il suo adattarsi ai tempi che corrono. Rispetto all'ultima indagine è diminuita del 4% la pirateria di film, mentre è salita del 10% quella riguardante serie TV, programmi ed eventi sportivi. Le nuove frontiere tecnologiche hanno trasformato il fenomeno, chiudendo nel dimenticatoio la pirateria fisica per aprire le porte a quella digitale. Rispetto al 2010 quest'ultima è infatti aumentata del 78% a fronte di una diminuzione dell'81% degli atti di pirateria fisica, come l'acquisto di cd o dvd illegali. Una fotografia dei tempi che corrono e un'immagine perfetta dell'evoluzione di un fenomeno che non conosce freni né limiti: non solo non si riesce a debellarlo, ma lo si vede cambiare e trasformarsi senza poterci fare praticamente nulla.

Chi è il Pirata

Il fenomeno si allarga a macchia d'olio e coinvolge, più o meno egualmente, ogni fascia della popolazione. L'identikit tracciato da Ipsos è molto particolare e, contrariamente a quanto succedeva qualche anno fa, risulta per certi versi sorprendente. A piratare non è più il meno abbiente o colui che vive in situazioni economiche sfavorevoli, chi compie atti di pirateria nel 2017 è per il 55% un uomo e per il 54% un lavoratore in posizione dirigenziale o di lavoro autonomo e con un buon titolo di studio (62% di diplomati). La digitalizzazione delle abitudini e dei contenuti ha portato sempre più giovani ad avvicinarsi al fenomeno. Dai 10 ai 14 anni almeno un ragazzo su due ha usufruito di contenuti illegali almeno una volta. Ad essere particolare è anche la percezione del fenomeno da parte di chi ne fa uso: chi scarica o guarda contenuti fuori dai canali legali non giudica il comportamento come irrispettoso o gravemente dannoso per chi quel contenuto lo produce. Solo 1 su 4 tra gli adulti e 1 su 5 tra i giovani pensa che la pirateria sia un comportamento grave. Il danno tracciato da Ipsos è invece molto più grave e parla di 1,2 miliardi di perdita di fatturato in tutti i settori, 198 milioni in meno di introiti e 6540 posti di lavoro potenzialmente a rischio.

Un campione attendibile??

Numeri allarmanti che sollevano però più di un dubbio sulla metodologia utilizzata per fotografare il fenomeno. Va innanzitutto specificato che l'indagine non si è basata sulla raccolta di dati informatici, sull'analisi dei siti coinvolti o su una stima più o meno approssimativa del traffico dati, delle visite ai siti pirata o dei volumi di download, ma ha utilizzato la classica tecnica del sondaggio telefonico. In sostanza si è deciso di selezionare un campione eterogeneo di 1400 persone a cui è stato sottoposto un questionario telefonico o online. Sulle risposte sono state fatte le stime che poi sono state proiettate sull'intera popolazione italiana.

Come spesso accade con sondaggi di questo tipo non possiamo sapere con certezza se quest'insieme di persone rappresenti al meglio la situazione del nostro Paese, per non parlare della possibilità che, con un fenomeno come la pirateria, alcune risposte non siano state del tutto veritiere o attendibili. A far discutere anche il calcolo dei danni economici arrecato dalla pirateria, tutto basato sulle risposte degli utenti e sulla loro memoria: per ogni atto compiuto è stato chiesto agli utenti per cosa avrebbero optato se fossero stati costretti a passare per vie legali; ogni scelta è stata tradotta in un dato economico diverso a seconda del caso. Un insieme di calcoli particolari da cui risulta difficile trarre delle stime davvero precise. Inoltre non si può non sottolineare quanto sia eccessivamente ampio il tempo trascorso tra la precedente indagine (2010) e quella di quest'anno. Per un fenomeno in continua evoluzione come questo occorrerebbero ricerche più frequenti e approfondite. Il 2016, anno sul quale si è basata l'indagine, è stato il primo vero anno di espansione nel nostro Paese di servizi di streaming legali come Netflix o Amazon Prime Video. Seppur in misura minore la loro diffusione deve essere una discrimine da non sottovalutare per studiare la pirateria italiana degli ultimi mesi; i dati potrebbero infatti già essere leggermente diversi rispetto a quelli che ci sono stati presentati.

La via legale

Nel mondo sono oltre 480 i servizi di distribuzione legale di contenuti. Questa cultura ha iniziato da poco ad affacciarsi anche in Italia. L'arrivo di Netflix ha sicuramente aperto il campo ad una nuova cultura nella fruizione dei contenuti. Ci vorrà tempo prima che questa prenda piede anche in Italia, accompagnata da una sana competizione che regalerà, finalmente, un'offerta ben più ampia. Ad oggi, è inutile negarlo, sono molte di più le alternative illegali rispetto a quelle legali, ma servizi competitivi, economicamente convenienti, flessibili e con ampi cataloghi sono la strada giusta per emarginare un fenomeno che non conosce confine. I numeri dell'indagine Ipsos, seppur discutibili, rimangono comunque lo specchio di una situazione davvero molto grave. Nessuno è ancora riuscito a trovare una soluzione concreta per arginare la pirateria. Punire gli utenti non è una soluzione percorribile e anche la chiusura arbitraria di siti illegali non è servita praticamente a nulla. L'arrivo di nuovi e competitivi servizi legali è il primo passo verso un grande cambiamento che però dovrà essere innanzitutto culturale. Occorre attuare un'opera di educazione molto forte sui giovani per convincerli del grave danno economico arrecato dalla pirateria all'industria e ai lavoratori. Bisogna mostrare loro che la via legale è percorribile e vantaggiosa. Siamo troppo abituati ad avere a disposizione tutto e ad averlo senza pagare nulla. Una cultura difficile da debellare, ma non impossibile da arginare.