Speciale Project Ara

Il prototipo Spiral 2 è pronto al debutto a Porto Rico.

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Tra i tanti progetti in sviluppo nei laboratori segreti di Google X c’è n’è uno che sta ottenendo un grande successo e che può davvero trasformarsi in “gallina dalle uova d’oro” per Mountain View: Project Ara, lo smartphone modulare che punta a rivoluzionare l’intero settore dei dispositivi mobili. Abbiamo già trattato quest’argomento nel mese di aprile dello scorso anno, quando il colosso dei motori di ricerca incontrò sviluppatori e aziende interessate alla produzione di elementi compatibili per illustrare loro i primi progressi. In quell’occasione abbiamo approfondito la struttura hardware di Project Ara così com’è stata pensata dagli ingegneri del team ATAP (Advanced Technology and Projects), controllati da Motorola fino al momento del passaggio a Lenovo. A dirigere questo team, che Google non ha voluto includere nell’accordo di acquisizione della casa alata con i cinesi, è Regina Duncan, ex capo della DARPA, l’agenzia governativa americana per lo sviluppo di tecnologie avanzate di difesa. Regina Duncan riferisce direttamente a Sundar Pichai, responsabile del team Android nonché una delle personalità più influenti a Mountain View.
Pochi giorni fa Google ha incontrato per la seconda volta developer, aziende e stampa e ha condiviso nuovi aggiornamenti sullo stato dei lavori di Project Ara, comprese nuove immagini, prove pratiche e video. Tra le altre cose i responsabili del progetto hanno annunciato una sorta di programma pilota a Porto Rico, dove sarà possibile acquistare un prototipo del nuovo telefonino modulare, denominato Spiral 2, e i relativi moduli da assemblare, direttamente da un marketplace dedicato. Prima di analizzare le novità annunciate da Google, facciamo un passo indietro e cerchiamo di capire su che basi hardware si sta sviluppando Project Ara.

Lo smartphone su misura

La base fisica su cui poggia lo smartphone modulare si chiama Endo, un esoscheletro che integra un vero e proprio concentrato di tecnologia. Innanzitutto contiene una piccola batteria interna per tenere in vita lo smartphone nel caso di sostituzione al volo del modulo di alimentazione. Per tenere legati a sé i vari moduli è stato dotato di magneti elettro-permanenti che funzionano tramite impulsi elettrici. Le comunicazioni tra moduli ed Endo invece, avvengono grazie a dei connettori facente parte di un’interfaccia open-source denominata MIPI (velocità pari a 10Gbps per ogni connettore). L’Endo quindi rappresenta una vera e propria scheda madre del telefono e non è possibile attuare delle modifiche su di essa. Tuttavia l’utente potrà scegliere fra tre misure diverse messe a disposizione da Google:

1. Mini: griglia da 2x5 moduli, non più larga di 45 millimetri.
2. Media: griglia da 3x6 moduli, non più larga di 67.02 millimetri.
3. Larga: griglia da 4x7 moduli, larghezza da definire (stile phablet).

I moduli, che l’utente potrà scegliere a piacimento e cambiare ogni qualvolta la tecnologia progredisce o quando subentra la noia, saranno disponibili anch’essi in tre modelli, in base alle dimensioni:

1. 1x1 (20x20 mm).
2. 2x2 (43x43 mm).
3. 1x2 (20x43 mm).

Alcuni principi regoleranno il montaggio dello smartphone “Ara”:
•non sarà possibile installare il modulo 1x1 sull’Endo più grande;
•non sarà possibile installare il modulo 2x2 sull’Endo medio;
•il modulo 1x2 sarà universalmente utilizzabile.

Saranno a disposizione degli utenti moduli più spessi degli altri o che fuoriescono dall’Endo, tutti liberamente utilizzabili. Una struttura hardware open-source come Project Ara non potrà che essere gestita dal sistema operativo mobile open-source per eccellenza: Android. Attualmente il software del robottino verde non supporta un sistema modulare, ma Paul Eremenko, responsabile del progetto, ha confermato un update in arrivo nei prossimi mesi che garantirà il pieno supporto ai singoli blocchi e trasformerà il “puzzle” Ara in un vero e proprio sistema integrato hardware-software.

Spiral 2: si inizia a fare sul serio

Come anticipato, pochi giorni fa Google ha riunito nuovamente gli addetti ai lavori per fornire update sullo stato del progetto. A fare bella mostra di sé è stato Spiral 2, il prototipo di Project Ara che funziona già come uno smartphone, sebbene siano ancora molte le cose da migliorare sensibilmente. Per quel che riguarda la parte esterna, ossia i moduli, essi sono fatti di una cassa in alluminio e un rivestimento in policarbonato che gli utenti potranno personalizzare a proprio piacimento con stampe a richiesta o con l’uso di fotografie. Tale rivestimento è sostituibile e in questo modo il livello di personalizzazione risulta molto alto. Tra i moduli mostrati da Mountain View troviamo un display IPS, sviluppato da Innolux, da 4.5 pollici (720p) con touch integrato nel vetro (Gorilla Glass 3), tasti nella cornice in policarbonato, microfono integrato nel pannello e bordi di 1 millimetro. I processori disponibili al momento sono solo due, che si distinguono per le diverse prestazioni offerte: troviamo un NVIDIA Tegra K1 o il più modesto PXA1928 di Marvell.

Toshiba ha pensato alle fotocamere. Al momento sono tre con sensori da 5, 13 e 20 megapixel. Un’altra azienda, la Sunny Opotech, è impegnata nella realizzazione di lenti stabilizzate, panoramiche, con zoom ottico e con più ISO. Nessun problema per le memorie interne: Project Ara potrà essere tranquillamente dotato di moduli flash da 64 e 128 GB. Mancano moduli per la connettività LTE e per ora ci si deve accontentare del 3G, un buon passo in avanti se consideriamo che ad aprile non era disponibile neanche quest’ultimo. Nota dolente per i moduli batteria, che non assicurano ancora una giornata di autonomia e non sono compatibili con la tecnologia di ricarica wireless.
Ogni modulo sarà dotato di un firmware intelligente in grado di comunicare con quello centrale dell’Endo basato su Android. Mountain View metterà a disposizione dei potenziali utenti il servizio Ara Configurator, uno strumento per scegliere i moduli e personalizzare lo smartphone non molto diverso da quello disponibile per i terminali Motorola e noto come Moto Maker. Agli sviluppatori hardware è infine dedicato il kit ARTOS12, una board di sviluppo realizzata da Toshiba e dotata di tutto il necessario (MicroSD, USB, UART, I2C, GPIO ecc.) per testare moduli 1x2 installabili sui prototipi Ara.

Project Ara Project Ara sarà disponibile, come detto in apertura di quest’articolo, sul territorio di Porto Rico già da quest’anno. Google è ancora alle prese con dei prototipi e cercare di fare meno rumore possibile, scegliendo un paese non proprio sotto i riflettori, in un settore come quello della tecnologia mobile, è una decisione saggia. In questo modo potranno essere messi a punto i numerosi aspetti che ancora non quadrano in tutta tranquillità e, allo stesso tempo, sarà possibile ottenere dei feedback utilissimi da parte degli utenti. Al momento Spiral 2 può contare su 11 moduli perfettamente funzionanti ma il prototipo next-gen, Spiral 3, disponibile entro la fine del 2015, dovrebbe poter contare su circa 30 moduli, aumentando le opzioni di personalizzazione e permettendo a Google di poter testare il tutto anche in altri mercati. A Mountain View credono moltissimo in questo progetto e i progressi fatti negli ultimi mesi dimostrano quante risorse e quanti partner Google è riuscita a mettere insieme. L’orizzonte progettuale sembra infinito e una parte fondamentale in Project Ara sarà svolta dai produttori di terze parti che per la prima volta potranno decidere di sviluppare l’hardware che il mercato vuole senza dover sottostare a precise volontà delle aziende che provvedono all’assemblaggio. Per gli utenti poi, Project Ara è una vera e propria delizia tecnologica, con la quale potranno sbizzarrirsi per creare dispositivi originali e diversi, ma soprattutto completamente personalizzabili.