Reddito garantito e robot: da Gates a Musk, la Silicon Valley è in prima linea

Il tema del reddito di cittadinanza è molto sentito in tutto il mondo, ma dalla Silicon Valley arrivano segnali chiari sul pensiero delle aziende tech.

speciale Reddito garantito e robot: da Gates a Musk, la Silicon Valley è in prima linea
Articolo a cura di
Alessio Ferraiuolo Alessio Ferraiuolo è cresciuto a pane, cinema e videogame. Scopre in giovane età la sua passione per la tecnologia, che lo porta a divorare tutto quello che il mercato ha da offrire, dall’hardware per PC agli smartphone, senza mai sentirsi sazio. Nel tempo libero adora suonare la chitarra, andare in palestra e guardare tonnellate di film e serie TV. Lo trovate su Google+ e su Facebook.

Il reddito di cittadinanza è un tema molto caldo in questo periodo. Se ne parla ormai da anni in tutto il mondo, anche in Italia, ma nelle ultime settimane due personaggi di spicco come Elon Musk e Bill Gates sono intervenuti in modo forte sulla questione, schierandosi, almeno a prima vista, a favore dei sostenitori di questa battaglia. Proprio dagli Stati Uniti dunque, il paese del self made man e del sogno americano, un sogno che assomiglia ormai sempre più a un ricordo dopo le crisi finanziarie, inizia a tirare un vento che potrebbe portare alla creazione di un reddito universale garantito per i cittadini in futuro.

Musk e Gates e il tema dell'automazione

"Ci sono buone possibilità che alla fine arriveremo a un reddito universale garantito, proprio a causa dell'automazione. Questo sarà un tema su cui discuteremo nei prossimi 10 o 20 anni... Le persone avranno più tempo per fare altre cose, cose più complesse e interessanti". Le parole di Elon Musk, CEO di Tesla e SpaceX, sono state rilasciate nel corso di un'intervista alla CNBC alla fine dello scorso anno, facendo in un attimo il giro del mondo. In molti hanno visto nel CEO di Tesla un sostenitore del reddito minimo garantito già oggi, ma in realtà Musk si riferiva a uno scenario ben preciso, quello di un mondo in cui robot e IA prenderanno il posto degli esseri umani negli ambienti di lavoro. Difficile dire oggi quando questo accadrà, ma la cosa certa è che prima o poi l'automazione e le intelligenze artificiali saranno impiegate in modo massiccio nell'industria produttiva. Non solo nelle fabbriche, ma anche negli uffici: già oggi ci sono bot che rispondono alle domande testuali degli utenti dei call center, ma ci sono anche IA più avanzate in grado di scrivere contenuti per il web, anche se in stato di sviluppo embrionale. Insomma, la classe operaia sarà colpita dall'espansione tecnologica nel mondo del lavoro, ma anche gli impiegati non se la passeranno meglio.
A fare da cassa di risonanza alle parole di Musk ci ha pensato Bill Gates, lo storico fondatore di Microsoft, che negli ultimi giorni è tornato a parlare di robot e automazione. "Oggi se un essere umano guadagna 50 mila dollari all'anno, lavorando in una fabbrica, deve pagare le imposte. Se un robot svolge gli stessi compiti, dovrebbe essere tassato allo stesso livello. Non ritengo che le aziende che producono robot si arrabbierebbero se fosse imposta una tassa. L'utilizzo dell'intelligenza artificiale può generare profitti con risparmi sul costo del lavoro". Anche in questo caso, le parole di Gates sono state accostate direttamente al tema del reddito di cittadinanza, ma in realtà il fondatore di Microsoft non ha legato le sue argomentazioni direttamente ad esso, affermando invece che il gettito fiscale extra potrebbe essere sfruttato per fornire più risorse al welfare statale. Resta il fatto che le sue parole non fanno altro che espandere le problematiche derivanti dall'eccessivo ingresso di sistemi automatizzati nel mondo del lavoro. Il walfare statale è infatti finanziato dalle tasse, tasse che calerebbero se la forza lavoro diminuisse, anche in presenza di imposte sulle macchine.

Ma quanto può davvero diminuire? Uno studio elaborato dall'istituto McKinsey ha analizzato più di 2000 attività lavorative, affermando che le tecnologie attualmente disponibili, se impiegate su larga scala, potrebbero sostituire il 45% della forza lavoro umana, mentre il 60% dei lavoratori vedrebbe ridotte le sue attività del 30% con l'impiego di macchine/IA. Dati questo tipo potrebbero diventare realtà entro il 2055, con un margine d'errore di circa vent'anni secondo lo studio, un lasso di tempo nemmeno troppo elevato.

La Silicon Valley e il futuro dei consumatori

Gates e Musk sono solo alcuni degli esponenti della Silicon Valley ad essersi interessati ai temi dell'automazione e della sostituzione dell'uomo negli ambienti di lavoro. Lo sguardo delle aziende tech, del resto, è rivolto non solo al breve o al medio periodo, ma anche al futuro, un futuro che potrebbe non essere adatto al sostentamento degli attuali modelli di business. Pensiamo per un attimo a un mondo in cui il 50% della forza lavoro è stata sostituita dai robot. L'industria tecnologica americana sarebbe la prima promotrice di IA e di macchine in grado portare la produzione a livelli impensabili, a tutto svantaggio della forza lavoro umana. L'automazione e l'IA sono business in continua espansione, che porteranno nelle casse delle aziende tech miliardi di dollari. Allo stesso tempo però, gli introiti derivanti dal settore consumer calerebbero in modo drastico, a causa del potere d'acquisto dei consumatori, che scenderebbe a livelli pericolosamente bassi a causa della mancanza di lavoro. Come mantenere attiva questa importante fonte di guadagno se non con la creazione di un reddito minimo garantito? Non vogliamo affermare che dietro le parole di Musk e Gates ci siano esclusivamente interessi personali, ma allo stesso tempo il paradosso sarebbe palese: cosa fare del surplus produttivo se il consumatore medio venisse escluso dal mondo del lavoro, esclusione causata proprio dalle macchine/IA prodotte in larga parte dall'industria tecnologica americana? Appare chiaro quindi che le parole di Musk e di Gates siano oggi più provocazioni che idee applicabili nella realtà, provocazioni fatte per smuovere l'opinione pubblica su un argomento fondamentale per il futuro, un futuro in cui l'uomo potrebbe essere sempre meno al centro delle attività produttive e più libero di consumare, a patto che abbia ancora i soldi per farlo.