Sarahah: tutto sul fenomeno che ha monopolizzato l'estate

Un altro tormentone si è affacciato nel mondo delle app. Si chiama Sarahah ed è il social più usato, discusso e criticato dell'estate. Per quale motivo?

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250 milioni di visitatori e circa un miliardo di pagine viste. Sono questi i numeri del fenomeno Sarahah, l'app che sta spopolando dall'inizio dell'estate. Si tratta di un social network molto particolare in cui è possibile inviare messaggi anonimi ad una determinata persona. Un'idea semplice e già ampiamente utilizzata in tante altre realtà, ultimamente riesplosa in tutto il mondo e solo da poco tempo in Italia. Così, mentre nel resto del mondo il gradimento sta già calando, nel nostro Paese la novità continua ad essere in testa alle classifiche degli store, apprezzata dai più giovani e pronta a scatenare tutte le pulsioni e gli istinti dell'internauta medio: tanto nessuno saprà mai chi è stato a scrivere cosa.

Di cosa si tratta?

Sarahah significa letteralmente onestà ed è un servizio creato nel 2016 da uno sviluppatore saudita. Inizialmente diffuso solo tra pochi amici, è diventato nel tempo uno strumento molto apprezzato nelle aziende, con i dipendenti che potevano mandare messaggi anonimi - e sinceri - ai propri capi senza paura di essere scoperti. Il passaparola ha aumentato in poco tempo gli utenti dell'applicazione, cresciuta in maniera significativa in modo rapidissimo. La creazione di un'interfaccia e di un'app studiata appositamente per gli smartphone e lo sbarco sugli Store ha fatto il resto. Dopo essersi diffuso nel florido mercato mediorientale il social ha iniziato a prendere piede nei paesi anglofoni, dal Canada agli Stati Uniti, sino all'Australia. Una partnership stretta con Snapchat ha attirato un pubblico sempre più giovane e l'uso dell'app si è modificato nel tempo. Non più solo giudizi, ma anche insulti e minacce, nonché la possibilità di creare dei form pubblici da condividere su altri social, per permettere a tutti di commentare e lasciare messaggi in totale anonimato. In poco tempo le bacheche e i messaggi anonimi di Sarahah hanno iniziato a diffondersi anche su Facebook e Twitter con celebrità e influencer attirati dalla possibilità di scoprire le opinioni dei propri fan. Un vero e proprio fenomeno di massa che ha coinvolto tantissime persone e che, un po' come accaduto per Pokemon Go lo scorso anno, è diventato un mantra tra tutti gli internauti, pronti a spolpare in poco tempo l'ennesima effimera gallina dalle uova d'oro.

Punti deboli e punti di forza

L'intento del creatore di Sarahah Zain al Abidin Tawfiq è sempre stato nobile, tutto incentrato sulla trasparenza e sulla sincerità, elementi da sempre assenti su internet che solo un certo tipo di anonimato può garantire. Se siamo sicuri di "non essere scoperti" possiamo essere più trasparenti col nostro interlocutore, liberi da vincoli nell'esprimere quello che pensiamo. Questa "mancanza di catene" porta però alla caduta di qualsiasi tipo di freno responsabilizzante, un fattore piuttosto deleterio quando si ha a che fare con persone immature o troppo giovani. Il social, dall'essere il luogo della purezza e della sincerità, si è trasformato presto in un covo di insulti, cattiverie e cyber bullismo spicciolo. Senza possibilità di essere scoperti o fermati, numerosi utenti hanno sfruttato l'occasione a loro disposizione per lanciarsi in insulti e pareri rabbiosi, per disturbare e divertirsi senza ritegno e senza paura. Nessuno saprà mai di chi si tratta, la app non lo permette. Questo ha naturalmente sollevato un vespaio di polemiche piuttosto accese che hanno tacciato il programma di essere un veicolo per l'odio e per la rabbia, due sentimenti non proprio apprezzati all'interno della rete. I vertici dell'azienda hanno provato ad applicare filtri e a correre ai ripari, ma ad oggi non esiste ancora un sistema efficace che protegga gli utenti dalla cattiveria e dalla violenza verbale dei propri interlocutori.

Un fenomeno passeggero?

La sensazione è che anche questa sia un'app destinata a finire presto nel dimenticatoio. Il successo sembra arrivato quasi per caso e alla base non sembra esserci nessun piano di sviluppo sostenibile che permetta a Sarahah di reggersi sulle proprie gambe per tanto tempo. Non potrebbe che essere altrimenti per un'app che offre una sola funzione che, tra l'altro, era già stata al centro di altre operazioni simili, già ai tempi piuttosto criticate e discusse. Yik Yak, Secret, ask.fm sono stati tutti esperimenti più o meno fallimentari che, dopo un forte sviluppo iniziale, hanno palesato tutte le loro criticità e si sono piano piano sgonfiati fino a sparire quasi completamente dai radar della rete. Come progetto solitario non avrà ragione di esistere ancora per molto e solo un'eventuale acquisizione da parte di un'azienda più forte potrebbe permettere all'app di raggiungere nuove forme e provare a svilupparsi in altri modi. Il programma ha dimostrato di poter interagire facilmente con altri social o profili: solo come semplice appendice di qualcosa di più grosso potrebbe avere qualche possibilità di sopravvivere. A frenare la crescita sarà però l'arma a doppio taglio che si cela dietro il punto forza di Sarahah, l'anonimato.

Questo annullamento di qualsiasi identità non può che essere via privilegiata per la rabbia e per l'odio degli utenti, capaci senza controllo di attaccare qualsiasi cosa non gli vada a genio. Se già avere il proprio nome non ferma la rabbia di molte persone, figuriamoci a cosa potrebbe portare una situazione del genere. Gli effetti collaterali si sono visti in più di un'occasione e solo la predisposizione di un sistema di sicurezza e protezione funzionante potrebbe cambiare le cose. Ma anche li confine pare molto labile e la possibilità di snaturare l'app stessa più che concreta. Va da se che molto del suo successo dipenderà dal divertimento degli utenti e sappiamo bene, purtroppo, quanto l'odio e gli insulti fomentino la gioia di parecchie persone. Queste però potrebbero presto stancarsi, rivelando la natura totalmente passeggera dell'ultimo tormentone tecnologico estivo. Una volta passata l'onda d'urto potrebbero palesarsi solo le macerie, a meno che non si ritrovi lo spirito originale con cui il progetto era partito all'inizio: rendere più onesti i giudizi dei lavoratori sui propri capi. In una realtà aziendale piuttosto grande un progetto del genere potrebbe ancora funzionare: darlo in mano a tutti gli utenti è stata senza dubbio un'arma a doppio taglio.