Smartphone e tumori: da Codacons una class action contro INAIL, Apple e Samsung

Codacons lancia la bomba: parte dall'Italia una class action potenzialmente milionaria contro l'INAIL e i grandi produttori di smartphone.

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Alessio Ferraiuolo Alessio Ferraiuolo è cresciuto a pane, cinema e videogame. Scopre in giovane età la sua passione per la tecnologia, che lo porta a divorare tutto quello che il mercato ha da offrire, dall’hardware per PC agli smartphone, senza mai sentirsi sazio. Nel tempo libero adora suonare la chitarra, andare in palestra e guardare tonnellate di film e serie TV. Lo trovate su Google+ e su Facebook.

La resa dei conti è arrivata. Anni di studi e di ricerche hanno cercato in modo incontrovertibile di stabilire un nesso tra i cellulari e possibili danni causati alla salute degli esseri umani. La corrispondenza tra smartphone e tumori è stata analizzata in tantissimi studi, ma allo stesso tempo molte altre ricerche hanno smentito questa correlazione. Alla fine, non si è mai arrivati a una conclusione certa al 100% e, di fatto, il settore tecnologico e i grandi nomi che lo contraddistinguono non sono mai entrati davvero nell'argomento, o perlomeno non lo hanno mai posto al centro delle loro attenzioni. Ora però, dall'Italia, sta per partire una class action che possiamo definire storica, e che potrebbe avere conseguenze davvero importanti. Nella giornata di ieri il Codacons ha annunciato l'istituzione di una class action contro INAIL, Samsung ed Apple, aperta a tutti i possessori di un telefono cellulare.

Conseguenze incerte

Una class action di questo tipo sarebbe stata impossibile da portare avanti, anche solo fino a un mese fa, ma ora, con le sentenze dei tribunali di Ivrea prima, e di Firenze poi, non sembra più impossibile portare alla sbarra i grandi nomi della tecnologia, per rimborsi che potrebbero essere molto corposi per i partecipanti. Le due sentenze hanno portato alla luce i danni fisici riscontrati in due cittadini italiani, che i tribunali hanno imputato all'utilizzo eccessivo del cellulare.
"La giurisprudenza italiana ha oramai segnato la strada riconoscendo un modo incontrovertibile il nesso di causalità tra malattie come i tumori e utilizzo dei telefoni cellulari - spiega il presidente Carlo Rienzi - Ciò apre la strada ad una azione risarcitoria collettiva in favore non solo di chi, in relazione all'attività lavorativa svolta, fa uso del cellulare per un tempo complessivo pari ad almeno due ore al giorno, ma anche di chi semplicemente possiede un telefonino, per le mancate informazioni rese circa i rischi sul fronte della salute. Alla base dell'azione legale, infatti, vi sono gli evidenti pericoli sanitari corsi dagli utenti e certificati dai tribunali italiani, che giustificano ora le richieste risarcitorie nelle aule di giustizia".
Codacons chiama in causa nella sua class action l'INAIL, ente competente in merito alle malattie professionali derivanti dal lavoro, e i due più grandi produttori di smartphone al mondo, Apple e Samsung. Per partecipare, è possibile scaricare gli appositi moduli sul sito dell'associazione. Codacons afferma che chiunque possieda un telefono può partecipare, mentre coloro che hanno già sviluppato malattie legate all'utilizzo del telefono possono avviare un'iniziativa individuale attraverso i suoi avvocati, così come avvenuto nei casi di Firenze e di Ivrea. Ma la partita con le grandi compagnie produttrici non sarà l'unica a iniziare a breve, perché l'associazione presenterà un ricorso al TAR del Lazio per richiedere al Ministero della Salute e a quello dello Sviluppo Economico di inserire sulle confezioni di vendita degli smartphone avvisi per i rischi legati alla salute, esattamente come avviene per le sigarette. Una presa di posizione durissima quella di Codacons, che intende andare infondo alla vicenda, forte delle ultime due sentenze di Firenze e Ivrea che hanno appurato, almeno per la legge italiana, l'influenza dell'utilizzo massiccio dello smartphone sulla comparsa di patologie legate ad esso.
Riuscirà questa class action ad andare in porto? Difficile a dirsi, perché due sentenze non fanno una certezza. Anni di studi, nonostante i proclami sensazionalistici di molti di questi, che hanno affermato con assoluta certezza la correlazione tra uso di smartphone e tumori, non sono bastati a unire la comunità scientifica internazionale, spaccata anche da presunti finanziamenti da parte delle compagnie telefoniche verso studi più favorevoli al loro tornaconto. Ovviamente, tra congetture, sentenze e studi più o meno scientifici il risultato è una fitta nebbia che attanaglia questo argomento, che può essere sfruttata per avvalorare l'una o l'altra tesi a seconda della necessità. Resta il fatto che già nel 2011 l'OMS aveva lanciato l'allarme sulle possibili conseguenze di un utilizzo eccessivo dei cellulari, conseguenze che secondo gli studi condotti "potrebbero causare il cancro": anche in questo caso però, la certezza al 100% non c'è. La cosa certa è che, anche in caso di esito favorevole per questa class action, il suo risultato non metterà la parola fine all'annosa questione sull'influenza degli smartphone sulla salute umana, con il serio rischio che l'Italia rimanga l'unico paese in cui questa correlazione venga riconosciuta a livello legale.