Spotify: il futuro della musica passa dallo streaming

Con i suoi 50 milioni di abbonati Spotify ha ribadito le recenti tendenze di un mercato musicale sempre più orientato allo streaming.

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Internet ucciderà la musica. Quante volte questo mantra ha aleggiato su di noi negli ultimi 15 anni? Quante volte gli spauracchi hanno paventato la distruzione del mercato musicale per colpa degli MP3 e della pirateria? Eppure la musica è ancora qui a lottare insieme a noi, più che mai viva e pronta ad un cambiamento epocale che, in parte, è già ampiamente avvenuto. Spotify, il popolare servizio streaming svedese nato nel 2008, ha da poco raggiunto i 50 milioni di abbonati in tutto il mondo. In meno di sei mesi gli iscritti sono aumentati del 25%, attirati da un catalogo infinito e dalla possibilità di poterne disporre senza limiti ne pubblicità. Cifre record che segnano il definitivo predominio dello streaming come strumento prediletto per la fruizione della musica. Una tendenza che non distruggerà il mercato, ma gli farà assumere forme ben diverse.

Storia di evoluzioni e rivoluzioni

Il percorso storico del mercato musicale è stato segnato sin dagli albori dalle tecnologie ad esso collegate. Sin dal 1880, anno di nascita del fonografo e del grammofono, sono stati i supporti di fruizione a farla da padrone. Con il tempo la musica si è ridotta a misura d'uomo, gli strumenti di ascolto sono diventati sempre meno collettivi e sempre più piccoli e portatili, accompagnati da supporti studiati ad hoc per assecondare queste evoluzioni. Prima i vinili, poi le musicassette e i CD, infine gli MP3: cambiamenti epocali susseguitisi in spazi temporali sempre minori, tendenze di uso e consumo che non sempre gli addetti ai lavori sono riusciti ad accogliere nei modi dovuti. L'avvento di internet e dei lettori MP3 ha dato una forte spallata al mondo della musica, ha ridotto drasticamente i profitti e aumentato in modo esponenziale la pirateria. Troppe le limitazioni dei supporti fisici rispetto a un mercato musicale di dimensioni epocali, troppo forte la smania del pubblico di avere tanto e a poco prezzo, troppo allettanti le nuove tecnologie rispetto alle limitazioni di quelle tradizionali.

La rivoluzione dello streaming

Artisti e case discografiche, almeno inizialmente, non hanno saputo assecondare nel migliore dei modi queste tendenze. Si sono sentiti minacciati, hanno intrapreso sterili battaglie, provato a limitare l'utente e a ricondurlo su terreni conosciuti. Più che studiare il nuovo lo hanno fronteggiato, hanno provato a distruggerlo e hanno perso. Da qui la decisione, quanto mai saggia, di provare a fare qualcosa di diverso, di capire i desideri degli ascoltatori e sfruttarli per tornare sulla cresta dell'onda. I servizi di download legale sono stati il primo passo, ma la vera svolta è arrivata negli ultimi due anni grazie all'esplosione dello streaming. Il modello di Deezer e Spotify è stato vincente: nessuna lotta di quartiere, ma una regolamentazione totale del settore. Si offre all'utente una chiave d'accesso infinita ad un catalogo immenso e si riconduce il tutto sui binari della legalità grazie ad accordi a monte con artisti, produttori e case discografiche. Il riconoscimento del diritto d'autore e di un compenso a chi produce è stato l'ultimo tassello capace di rendere lo streaming la nuova frontiera di un mercato musicale, sempre più libero e leggero. La novità, a dire il vero, non ha incrementato di molto i guadagni degli addetti ai lavori ma ha aperto nuovi sbocchi e inaugurato una tendenza al rialzo che si potrà vedere solo tra qualche anno. Secondo una ricerca del National Bureau Economy Research la pirateria ha fatto un deciso passo indietro grazie alla diffusione di Spotify che, al contempo, ha versato oltre 5 miliardi di dollari in diritti d'autore dal 2008 a oggi. Certo, i grandi numeri del mercato musicale non ci sono più da tempo, ma compensarli grazie alle nuove tendenze potrebbe diventare presto una prassi più che consolidata. Lo streaming è un libero trampolino di lancio per molti autori e una vetrina rapida e veloce per chi vuole farsi conoscere. Chi ha ascoltato una canzone in rete potrebbe essere più portato ad andare a vedere un concerto o a spendere i suoi soldi per un CD, anche nel caso di artisti appena arrivati sulla scena.

I consumatori di domani

Questo quadro, seppur ottimistico, avrà connotati più chiari nei prossimi anni, quando i giovani consumatori di oggi diverranno gli adulti di domani e le loro abitudini si rifletteranno con maggiore forza sul mercato. Una recente ricerca Ipsos Connect ha tracciato un profilo molto chiaro sul consumo di musica nel 2016. Il 71% degli utenti online accede alla musica legalmente e l'82% dei giovani tra i 13 e i 15 anni ascolta i suoi brani preferiti grazie allo streaming legale. Il numero di persone che hanno sottoscritto un abbonamento con servizi come Spotify è salito del 25%.

Vero che il 35% degli utenti accede a contenuti musicali senza licenza, ma il 48% degli utenti internet paga per ascoltare musica e l'82% di chi ha sottoscritto un abbonamento a servizi streaming acquista musica anche da altri canali. Dati da cui è facile intuire il coinvolgimento dei giovani nel settore della musica legale online e la propensione delle generazioni future ad abbracciare questa forma di fruizione come la più importante. Piccoli passi di un futuro virtuoso in cui la musica continuerà ad essere bene comune di scambio e condivisione e in cui gli adulti saranno ben più consapevoli del suo valore e dei diritti di chi la musica la fa e la produce. Siamo davvero sicuri che Internet non renderà la musica un posto migliore?