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Svelata la bufala dello smartphone dall'autonomia infinita: era un esperimento universitario.

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Alessio Ferraiuolo Alessio Ferraiuolo è cresciuto a pane, cinema e videogame. Scopre in giovane età la sua passione per la tecnologia, che lo porta a divorare tutto quello che il mercato ha da offrire, dall’hardware per PC agli smartphone, senza mai sentirsi sazio. Nel tempo libero adora suonare la chitarra, andare in palestra e guardare tonnellate di film e serie TV. Lo trovate su Google+ e su Facebook.

Nelle ultime settimane hanno fatto la loro comparsa su molti siti web di settore notizie riguardanti VIRO, lo smartphone dalla batteria infinita. L’annuncio, fatto da un’azienda Italiana, ha suscitato molto clamore tra il pubblico, anche se gli scettici erano molti. Lo smartphone presentava caratteristiche all’avanguardia: processore Snapdragon 810, display Full HD e tutto quanto si possa desiderare da un telefono moderno. Il tema della batteria è molto caro agli utenti e un terminale che promette una carica infinita ha fatto gola a molti, che si sono prodigati alla ricerca del segreto di VIRO. Alcuni ipotizzavano l’utilizzo della luce del sole come fonte di ricarica, altri il movimento durante gli spostamenti, altri ancora il calore corporeo, fino a teorizzare l’implementazione di tutti questi metodi per ricavare energia messi insieme.
Alla fine, l’arcano è stato scoperto: VIRO non esiste. Si tratta di un esperimento sociale realizzato da un’università italiana, che ha preferito rimanere anonima. Everyeye ha preferito non diffondere la notizia, anche perché le informazioni fornite erano vaghe e in parte assurde, come la presenza del SoC Snapdragon 810, che avrebbe dovuto mettere in allarme la stampa, visto che si tratta di una CPU non ancora arrivata sul mercato, ma la notizia ha fatto in poco tempo il giro del web.

Comunicazione sociale

Il tema della diffusione delle informazioni online è sempre più trattato nei corsi di marketing e comunicazione delle università. Del resto, il web ha raggiunto un livello di utilizzo tale da consentire una diffusione molto estesa delle informazioni e una migliore targettizzazione dei consumatori. Non stupisce dunque che il mondo universitario offra un ampio ventaglio di corsi specifici, che spiegano come far arrivare le informazioni volute ai potenziali bersagli della comunicazione mirata. Anche se in molti potrebbero pensare che si tratti di un esperimento inutile, in realtà è servito a mostrare agli studenti il modo perfetto per lanciare un oggetto innovativo: basta proporre un'idea rivoluzionaria, condita da un comunicato stampa intrigante e misterioso, reso credibile da qualche immagine e da qualche dettaglio sul prodotto, lasciando poi che sia il web e soprattutto il passaparola a fare il resto.
Ovviamente, per stimolare al massimo il word of mouth è necessario avere due elementi a fare da cassa di risonanza ai pochi dati diffusi. Il primo è un argomento che possa interessare molte persone: l’idea di uno smartphone dalla batteria infinita, verosimile ma impossibile allo stato attuale, è servita perfettamente allo scopo. Il secondo è un mezzo di comunicazione in grado di raggiungere il target desiderato nel minor tempo possibile e la stampa tecnologica è servita proprio a questo, amplificando a dismisura la diffusione delle informazioni. Da questo punto di vista, l’esperimento può dunque dirsi perfettamente riuscito.

Il precedente

Esperimenti di questo tipo non sono nuovi al mondo della comunicazione, anche se il caso più famoso rimane quello di Orson Welles. Il poliedrico artista fu il protagonista involontario del più famoso caso di comunicazione di massa della storia, citato ancora oggi in ogni libro sul tema.
Nel 1938, durante la trasmissione radiofonica Mercury Theatre on the Air, Welles iniziò la diretta con queste parole.
«Signore e signori, vogliate scusarci per l’interruzione del nostro programma di musica da ballo, ma ci è appena pervenuto uno speciale bollettino della Intercontinental Radio News. Alle 7:40, ora centrale, il professor Farrell dell’Osservatorio di Mount Jennings, Chicago, Illinois, ha rilevato diverse esplosioni di gas incandescente che si sono succedute ad intervalli regolari sul pianeta Marte. Le indagini spettroscopiche hanno stabilito che il gas in questione è idrogeno e si sta muovendo verso la Terra ad enorme velocità.»

In pochi istanti, scoppiò il panico tra gli spettatori, convinti dell'arrivo imminente di bellicosi alieni sulla terra. Anche in questo caso, i due elementi che permisero la diffusione repentina delle informazioni sono stati un media ad ampia diffusione, la radio, e un argomento verosimile ma impossibile, ovvero l'invasione aliena. Le capacità di Wells inoltre resero il tutto più vero della realtà, lasciando intendere le potenzialità dei media di massa, che negli anni successivi avrebbero assunto un ruolo sempre più importante nella vita delle persone. Oggi, con internet, la storia si ripete, confermando quanto fatto vedere de Wells nel ’38 con la sua “Guerra dei mondi”.