Speciale Xiaomi

Smartphone high-end alla portata di tutti? Pensiero e filosofia dietro ad una delle aziende cinesi più discusse degli ultimi ann

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Ogni distribuzione viene esaurita nell'arco di pochi minuti e ogni nuovo prodotto eguaglia e supera il successo del precedente: stiamo degli smartphone di Xiaomi Tech, azienda pechinese di telefonia mobile nata nel 2010. Stando ai dati di ottobre, Xiaomi è la quinta compagnia in Cina per numero di smartphone venduti, con cifre superiori a quelle di Apple (situazione che potrebbe variare ora che l'azienda di Cupertino ha stretto un accordo con China Mobile, enorme operatore telefonico locale) e un responso del pubblico davvero molto positivo anche nel resto del mondo: sin dalla commercializzazione del primo MiPhone - la gamma proprietaria che sfrutta Android con interfaccia MIUI - la società è riuscita a guadagnare gradualmente utenti, investimenti esterni e valore in borsa, tanto che, recentemente, è stata valutata 11 miliardi di dollari. Ancora lontana dai colossi come Apple e Samsung, l'azienda è però una grande promessa per il futuro del mondo mobile.

IL RIFLESSO DI APPLE

Lei Jun, co-fondatore e attuale amministratore delegato dell'azienda, si è sempre detto un profondo estimatore di Steve Jobs, figura che è diventata anche un punto di riferimento ed esempio per il CEO di Xiaomi. Questa cosa non ha mancato di creare un'etichetta negativa nei confronti dell'azienda cinese, spesso vista all'estero - soprattutto durante il primo periodo di attività - come una semplice copia dello stile di business di Cupertino e del suo co-fondatore. Tuttavia, in più di un'intervista, lo stesso Jun ha sottolineato come non sia Apple il riferimento per l'azienda con sede ad Hong Kong, bensì Amazon (per il modello commerciale) e Google (per il software flessibile e l'apertura a nuove idee). Nonostante ciò, le somiglianze con l'azienda californiana, soprattutto nel modo di condurre il lancio di una nuova generazione di smartphone, non mancano. Difficile infatti pensare che la distribuzione di 100.000 unità alla settimana non sia un astuto metodo per creare ancor più attesa nei confronti delle nuove uscite: il "tutto esaurito" settimanale fa sempre molto effetto.
Ciascuna delle nuove release software rappresenta un passo avanti rispetto alla precedente in termini di funzionalità e feature: la ROM MIUI viene aggiornata seguendo i suggerimenti degli stessi consumatori. "Un consiglio può essere raccolto da un product manager nel giro di poche ore. E dopo un altro paio di ore può essere arrivato alla scrivania di un ingegnere" ha dichiarato Jun all'ultima Global Mobile Conference di San Francisco. "Molte caratteristiche uniche che abbiamo introdotto sono basate sui suggerimenti dei consumatori Elementi partoriti dalla mente di un utente piuttosto che da quella di un manager". Ed è proprio questo l'atteggiamento che, secondo Jun, contraddistingue Xiaomi e che la contrappone a gran parte della concorrenza: "Ciò che stiamo cercando di realizzare è molto diverso da ciò che Apple o Samsung stanno cercando di raggiungere", ha spiegato tramite un traduttore. "Noi stiamo cercando di produrre grandi prodotti vendendoli a un prezzo poco superiore a quello di produzione".
Hugo Barra, ex-dirigente Google, si è unito a Xiaomi a partire dallo scorso ottobre. L'annuncio dell'assunzione è avvenuto ad agosto, ma solo da due mesi Barra ha pienamente intrapreso il suo ruolo come responsabile della divisione Xiaomi Global, utile alla causa d'internazionalizzazione che sta operando l'azienda. E durante la sua prima settimana, Barra s'è detto impressionato dai ritmi e dal modus operandi degli ingegneri della società cinese. "L'ecosistema tecnologico cinese si muove a una velocità impressionante. Non ho mai visto una tale competizione e un desiderio così appassionato di costruire rapidamente. C'è un diffuso senso imprenditoriale sia nelle compagnie più grandi che in quelle minori. [...] Il settore sviluppo è sempre colmo di persone che lavorano fino a tarda notte. I team sono piccoli e frammentari e la velocità è sempre la prima priorità. [...] I social media sono enormi in Cina - più grandi di quanto abbia mai visto in Occidente. Sina Weibo ha oltre 500 milioni di utenti registrati, di cui 50 milioni attivi quotidianamente. In meno di un mese e dopo soli 9 post, il mio account Weibo ha già superato gli 80.000 seguaci".

MI3: SUCCESSO IN PATRIA

Al di là di considerazioni generali sulla politica aziendale, la linea MiPhone è apprezzabile sotto molteplici punti di vista. Parliamo di smartphone a cui non non manca proprio nulla, nell'estetica e nelle funzionalità, che non vanno confusi con le numerose imitazioni o prodotti di bassa lega che si trovano sempre più spesso sui market online. Nonostante la commercializzazione ufficiale sia limitata a Cina, Hong Kong e Taiwan (e presto nell'Asia sudorientale prima di giungere in Europa) sono molti i gruppi di acquisto (anche in Italia) organizzati da appassionati e curiosi per poter accaparrarsi l'ultimo terminale Xiaomi, il cui eccezionale rapporto qualità-prezzo viene paragonato a quello della linea Nexus di Google. Mi3, per esempio, è stato annunciato a settembre e viene venduto, nella versione da 16 GB, a 1999 yuan (circa 320 dollari). Due le edizioni: la prima, cinese, dotata di SoC quad-core Tegra 4 da 1,8 GHz, la seconda, internazionale, basata su un Qualcomm Snapdragon 800 quad-core da 2,3 GHz. Così come Samsung, anche Xiaomi sceglie due varianti a seconda delle regioni: il chip Tegra 4 in uso è compatibile con le reti 3G cinesi ma non è adeguato alla vendita internazionale, per cui, appunto, è stato preferito il SoC di Qualcomm, che supporta anche la connettività 4G LTE. Continuiamo a vedere le specifiche tecniche: 2 GB di RAM, schermo IPS da 5 pollici (Full HD) ultra-sensibile, fotocamera posteriore dotata di sensore Sony Exmor RS da 13 megapixel più una frontale da 2 megapixel e batteria da 3.050 mAh. Un set completo, che ha ricevuto riscontri positivi durante i primi benchmark AnTuTu e nelle recensioni mondiali. Il 2014 è appena iniziato e la società cinese si è posta un obiettivo molto chiaro: spedire almeno 40 milioni di smartphone, come annunciato su Twitter dallo stesso Lei Jun. Considerando che Xiaomi non ha intermediari (i suoi smartphone vengono infatti venduti direttamente online) si tratterebbe di altrettanti terminali venduti al consumatore. Nel 2013 sono state 18,7 milioni le unità vendute (3,22 milioni solo a dicembre), che hanno fruttato alla compagnia un ricavo pari a 5,2 miliardi di dollari; importante la crescita rispetto all'anno precedente, quando la società registrò 7,19 milioni di smartphone venduti e 2,08 miliardi di dollari di fatturato.

Xiaomi Per quanto riguarda la sua espansione in occidente, sarà importante per Xiaomi una strategia di marketing e una pianificazione mirati: l'impossibilità di seguire lo stesso tipo di commercializzazione - per via di un piano di distribuzione settimanale imposto dal sistema stesso - costringerà l'azienda a cercare un metodo alternativo per proporre i suoi device e le peculiarità del sistema operativo Android con interfaccia MIUI. Una mossa sbagliata infatti, rischierebbe di bruciare importanti investimenti e la positiva immagine che la società guidata da Lei Jun ha costituito in questi primi anni di attività. La vera sfida di Xiaomi deve ancora avere inizio.