Disney è accusata di spiare i bambini con le sue app per iPhone

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Disney è accusata di violare la privacy degli user delle sue app per dispositivi mobile, un'accusa particolarmente grave se si considera che queste sono dedicate ad un pubblico molto giovane. La class action contro l'azienda di Mickey Mouse è stata organizzata da una donna di San Francisco: "Disney viola il Children Online Privacy Protection Act".

Vista la gravità delle accuse è bene ricordare, prima di entrare nel merito della vicenda, che chiunque può avviare una class action contro un'azienda e che questo, fino alla sentenza di un giudice (o ad un accordo extra giudiziale, come spesso avviene), non significa assolutamente nulla. Ad ogni modo, le class action sono azioni legali che vedono più persone, di norma consumatori, unite nella medesima rivendicazione.

La parte convenuta in giudizio non sarebbe solo Disney, che comunque resta il principale bersaglio dell'azione legale, ma anche tre case sviluppatrici –Upsight, Unity e Kochava– accusate assieme al colosso dell'intrattenimento di violare le norme a protezione della privacy dei minori di 13 anni.

Le app, ben 42, stando ai legali del gruppo di consumatori, sarebbero responsabili di tenere traccia e collezionare informazioni (puntualmente rivendute a terze parti) dell'attività in rete dei bambini senza che di questo siano avvisati i loro genitori, come vorrebbero le norme speciali a garanzia del diritto alla riservatezza dei minori. "Non avevo la minima idea che quando mio figlio gioca ad app come Disney Princess Palace Pets, le sue informazioni siano raccolte e rivendute a compagnie che si occupano del targeting delle pubblicità", ha infatti spiegato, allarmata, la donna che ha avviato la class action.

Non è ovviamente mancata una risposta di Disney:

"Disney rispetta rigorosamente le norme del COPPA. La class action si basa su un fraintendimento dei principi di base del COPPA, e non vediamo l'ora di difenderci in tribunale". Parole che fanno intendere l'intenzione della compagnia di non dare spazio ad alcuna possibilità di mediazione. Insomma, si passa direttamente per un giudice senza sconti e facili regalie per nessuno.

Eppure non si tratterebbe della prima volta che Disney viene accusata di violare le norme del COPPA, già nel 2011 una sussidiaria di Disney, la Playdom, è stata sanzionata per ragioni analoghe con una penale di 3 milioni di dollari.