Dragonfly, la missione per esplorare zone potenzialmente abitabili su Titano

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Il Johns Hopkins Applied Physics Laboratory ha inviato una proposta molto interessante alla NASA che riguarda una ipotetica missione sulla luna più grande di Saturno, Titano. Dragonfly, questo è il nome del progetto, che ha come obiettivo l'analisi dell'abitabilità di siti specifici sul satellite gigante. La missione prevede l'uso di un drone volante autonomo, un quadcopter (elicottero quadrirotore), tecnologia che negli ultimi anni si è sviluppata abbastanza da poter essere implementata per ampi spostamenti su diversi siti geologici del satellite di Saturno.

Recentemente si sono scoperti dei processi chimici di materiali organici che si suppone siano gli stessi che hanno generato la vita sul nostro pianeta: da qui l'enorme interesse per l'esplorazione di Titano. Esistono anche altri studi che hanno analizzato la possibilità di ricavare energia dal pianeta, con risultati teoricamente positivi.

Il drone Dragonfly dovrebbe analizzare vari siti sui quali si potranno stabilire dei futuri insediamenti che individuerà in volo, sopra i laghi di idrocarburi della gigantesca luna. La scelta di un veicolo che volante deriva dall'alta densità dell'atmosfera e dalla bassa gravità che rendono i movimenti più semplici rispetto alla terra. Su Titano non è possibile sfruttare la sola energia del sole per alimentare il drone ed è stato pensato di adottare un Multi-Mission Radioisotope Thermoelectric Generator ovvero un generatore termoelettrico che converte il calore derivante dal decadimento radioattivo di atomi instabili in elettricità, già implementato in Curiosity.

La missione prevede lo studio della superficie e dell'atmosfera di Titano, incluse le condizioni atmosferiche come vento, pressione e temperatura, nonché l'attività sismica. Se la NASA deciderà di avviare o meno la missione non lo sapremo ora, perché lo studio della fattibilità sua verrà eseguito in autunno e si saprà la scelta finale solo a metà 2019, quando verranno annunciate le nuove missioni spaziali.
FONTE: phys.org
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