Ecco come il Governo statunitense avrebbe fregato Megaupload

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Ira Rothken, avvocato di Megaupload, in questi giorni ha spiegato come il governo statunitense avrebbe fregato Megaupload; l’ordine di “search warrant” che ha permesso la confisca dei server statunitensi del servizio gestito da DotCom, sarebbe stato possibile grazie a un piccolo colpo d’astuzia: nel 2010, il governo statunitense si rivolse alle società di hosting della nota piattaforma, per ottenere informazioni su 39 file pirata archiviati sui server. Megaupload decise di collaborare, consegnando alle autorità i dettagli sugli utenti implicati, dal momento che c’era di mezzo una causa penale; la cosa divertente è che il governo chiese esplicitamente che i file non venissero toccati, e che restassero sul sui server del servizio di Kim Dotcom a titolo di prova. Un anno dopo il Governo tornò all’attacco, sostenendo che Megaupload era complice delle attività di pirateria e i files in questione ne rappresentavano la prova; a questo punto, il team legale di Kim DotCom chiede che venga annullato il “search warrant”, ovvero perquisizione e sequestro, perché giustificato con una serie di indicazioni false atte ad ingannare la Corte.

 Se i giudici dovvessero accogliere la richiesta dell'avvocato Rothken, tutto o quasi potrebbe venire annullato, così che Megaupload potrebbe rientrare in possesso dei server a noleggio, e gli utenti potrebbero rimettere le mani sui propri file, costringendo il Governo statunitense a pagare un risarcimento record.  Ecco cosa sostiene il patron Kim Dotcom: "Un'attività imprenditoria legittima distrutta. 220 posti di lavoro cancellati. Tutti gli asset congelati senza audizioni. Milioni di utenti senza poter accedere ai propri legittimi file. Forze anti-terrorismo per arrestare nerd non-violenti. Agenzie di spionaggio per sorvegliare le nostre comunicazioni illegalmente. La Casa Bianca, il Primo Ministro, due governi che abusano dei nostri diritti", sostiene il patron Kim Dotcom. "