Facebook non vuole che i suoi moderatori eliminino i post che negano l'olocausto

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Il The Guardian ha rivelato un nuovo documento interno di Facebook dove si può rilevare come la compagnia non abbia la minima intenzione di cancellare i contenuti che negano l'olocausto. Nemmeno dove il negazionismo è proibito dalla legge. Facebook invita i propri moderatori a cancellare tali contenuti solo in 4 dei 14 paesi dove sono vietati.

Il The Guardian, proprio questa settimana, aveva pubblicato un lungo articolo dove venivano analizzate le policy interne di Facebook in materia di contenuti consentiti e vietati. Il report era frutto di un'attenta analisi di oltre cento documenti interni della compagnia di Zuckerberg. Ieri la testata ha rivelato come Facebook preferisca tenere un comportamento estremamente tollerante rispetto ai post, immagini e video che neghino la responsabilità della Germania nazista nello sterminio degli ebrei. Addirittura le linee guida del social network scoraggiano i moderatori dall'eliminare questi contenuti anche in dieci dei quattordici Paesi dove sono espressamente vietati dalla legge.

Un documento in particolare dichiara che la compagnia non vuole "sostenere le leggi locali che ostacolino un mondo aperto e connesso" e considererà di rimuovere o nascondere i messaggi che neghino l'olocausto solo nel caso in cui le leggi locali mettano in serio rischio legale la piattaforma, ad esempio mettendola in pericolo di essere oscurata. Viene portato come esempio un'immagine dove davanti alla foto di un campo di concentramento compare la scritta "Non credere mai più alla menzogna", la cui pubblicazione sarebbe lecita ovunque tranne che in quattro paesi, stando alle policy di Facebook.

I quattro Paesi che il manualetto di sedici pagine indica come per nulla tolleranti nei confronti di questi contenuti -pena la possibilità che il social network passi seri guai legali- sono Francia, Germania, Israele e Austria.