Gli scienziati hanno ricreato per la prima volta una stella che esplode in 3D

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Circa 30 anni fa gli scienziati hanno assistito alla morte di una stella che è letteralmente esplosa ad una distanza di 168.000 anni luce con un'intensità pari a 100 milioni di volte quella del Sole. L'eruzione stellare della supernova 1987A è stata ricreata al computer in 3D grazie ai ricercatori dell'università della Virginia.

Il 23 febbraio 1987 la Supernova 1987A è esplosa con un'intensità così alta da essere visibile ad occhio nudo, la prima in 400 anni circa. Usando i dati di ALMA (Atacama Large Millimeter/submillimeter Array) in Chile, un sistema di antenne all'avanguardia nato grazie ad una collaborazione quasi mondiale, gli scienziati sono stati in grado di analizzare le molecole dopo l'esplosione della supernova per capire la loro composizione chimica.

Ora è possibile capire come si forma la polvere interstellare dopo l'esplosione di una supernova, materiale residuo che può essere usato da un'altra stella o un pianeta per formarsi. Dunque è vero che nell'esplosione una supernova può distruggere tutto ciò che la circonda, ma tutta la materia che si propaga nello spazio contribuisce alla nascita di altri corpi celesti.

L'analisi molecolare dei resti della supernova è stata utile per la sua ricostruzione in 3D che trovate nel video in fondo alla news: gli scienziati hanno rilevato abbondanza di monossido di silicio SiO e monossido di carbonio CO. Altre molecole sono state una scoperta non attesa, come il monossido di zolfo SO e il formylium HCO+. Prima di ora nessuno le aveva identificate nei resti di una giovane supernova e la loro scoperta potrebbe rivelarsi utile per capire i meccanismi di formazione della polvere interstellare.