Il candidato francese: "io vittima degli hacker, 9GB di email diffuse online"

di
Ancora tuoni e fulmini sulle elezioni francesi, dopo i report sul grave aumento delle fake news in occasione del primo turno per il rinnovo della più alta carica francese, oggi la tensione a pochissime ore dal voto aumenta ulteriormente: Wikileaks colpisce ancora, oltre 9GB di email private di Macron e dello staff di "En Marche" diffuse online.

"Il Movimento En Marche! è stato vittima di un attacco informatico spietato e ben coordinato, che ha permesso la diffusione online di documenti sensibili", ha commentato un portavoce del movimento politico di Macron. "Le email non mostrano nulla di più che come funziona una campagna elettorale, il problema è che alle email vere sono state affiancate sui social network comunicazioni completamente false, il tutto per screditarci".

Le istituzioni politiche al momento si rifiutano di commentare, lo vietano le regole elettorali -dicono-, si rischierebbe di influenzare indebitamente il voto che vede confrontarsi il candidato liberale e la ultra-nazionalista Marine Le Pen.

Macron aveva già accusato la Russia di aver con insistenza tentato di accedere abusivamente alle sue mail, lo aveva comunicato il 26 Aprile sostenendo che i tentativi erano stati effettuati lo scorso Gennaio, fortunatamente, all'epoca, senza successo.

Il Cremlino ha già rifiutato di essere dietro all'attacco hacker. "Se ci fosse davvero Mosca dietro tutto questo", ha commentato Vitali Kremez, esperto di spionaggio informatico del centro di ricerca Flashpoint, "si tratterebbe di una escalation significativa rispetto a quanto successo negli USA".

Kremez si riferisce alle presidenziali americani, a Gennaio l'intelligence americana dichiarò che molti indizi rendevano estremamente probabile che Putin fosse direttamente coinvolto nella diffusione di alcuni email private del comitato nazionale del Democratic Party. Va comunque sottolineato che all'epoca mancò una vera e propria "pistola fumante", vale a dire, una prova schiacciante della responsabilità diretta dei russi.

Ben Nimmo, ricercatore britannico nel campo della sicurezza informatica, ha dichiarato che dietro alla prima diffusione delle email ci sarebbe un gruppo di estrema destra americano, e solo successivamente queste sarebbero state diffuse anche dai supporter francesi della Le Pen.