La NATO potrebbe considerare l'attacco NotPetya un atto di guerra

di
Come vi abbiamo già spiegato l'attacco NotPetya probabilmente è stato condotto per motivi politici. Stando al Centro di cybersicurezza della NATO questo potrebbe obbligare l'alleanza atlantica a prendere azioni concrete. Insomma, si tratterebbe di un atto di guerra in grado di innescare le misure previste dall'Art 5 del Trattato di Washington.

Il NATO Cooperative Cyber Defence Centre of Excellence (CCD COE) ha rilasciato una dichiarazione dove sostiene che l'attacco è stato probabilmente sferrato da uno Stato o da un gruppo di hacker coordinati da una Nazione. Le conseguenze di questa dichiarazione non sono banali, visto che se così stanno le cose, ci sono tutti i presupposti per considerare NotPetya un autentico atto di guerra e per prendere le misure previste dall'Articolo 5 del Trattato di Washington.

"Sono stati bersagliati importanti sistemi governativi, se l'operazione sarà attribuita ad uno Stato l'atto sarà interpretato come una violazione di sovranità", scrive Tomáš Minárik, ricercatore del team legale del CCD COE. "Di conseguenza, si tratterebbe di un offesa internazionale che darebbe agli Stati attaccati diversi pretesti per rispondere con contromisure".

Il così detto NotPetya non ha aggredito sistemi informatici casuali per chiedere un riscatto ma, anzi, ha attaccato in un primo momento obiettivi strategici circoscritti, come aeroporti, compagnie elettriche e, addirittura, il sistema di monitoraggio delle radiazioni di Chernobyl.

FONTE: The Verge
Quanto è interessante?
11