Le mosse di Apple, Spotify e Twitter per isolare i neonazisti

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Dopo i tragici eventi di Charlottesville di cui vi abbiamo parlato a più riprese su questo sito, non si sono fatte mancare le reazioni dei colossi del tech. Ecco le mosse prese da alcuni dei big del tech -tra cui spiccano Apple, Spotify e Twitter- per isolare la frangia neo-nazista del movimento Alt-right.

Solo poche ore fa abbiamo pubblicato le parole di Tim Cook indirizzate ai dipendenti di Apple. Ma i colossi del tech non ci stanno pensando due volte a passare dalle parole ai fatti.

Apple ha deciso, in maniera molto simile a quanto fatto da PayPal, di togliere il supporto a qualsiasi sito venda merchandising di estrema destra. La notizia, riportata da Buzzfeed, mostra come Apple abbia intenzione di prendere azioni concrete dopo gli agghiaccianti fatti di Charlottesville. Trai primi siti colpiti ci sarebbero AmericanVikings.com e VinlandClothing.com, entrambi responsabili di aver violato le policy del servizio che pongono un severo divieto di utilizzare ApplePay per siti che promuovano la violenza, il razzismo e l'odio in tutte le sue forme. PayPal aveva già dato segnali di voler prendere le distanze dall'estrema destra bloccando un fundraising del movimento Generazione Identitaria.

Anche Spotify ha promesso zero tolleranza nei confronti dei contenuti di estrema destra, andando a colpire i gruppi che promuovano o incitino alla violenza. La decisione è stata presa dopo che il sito Digital Music News aveva pubblicato una lista di 37 gruppi suprematisti presenti sulla piattaforma di musica in streaming. Tutti e 37 i gruppi sono stati rimossi. Spotify si è giustificata raccontando che non fosse a conoscenza della presenza di simili gruppi sulla propria piattaforma.

Mentre Twitter ha preso provvedimenti contro il Daily Stormer, blog/testata che si autodefinisce Alt-Right di cui, per l'atrocità dei suoi contenuti (e le conseguenze brutali che l'hanno colpita proprio in virtù di ciò), vi avevamo parlato qua. Dopo che la pagina del DS è stata ripetutamente bloccata su Facebook, anche Twitter ha deciso di prendere provvedimenti, sospendendo l'account della testata. Facebook ha scelto di usare maniere ancora più forti, bloccando in automatico la condivisione di alcuni articoli della testata, almeno che l'algoritmo non rilevi che la condivisione sia stata effettuata per commentare o condannare i contenuti del sito, e non per promuoverli.