Mai più Galaxy Note 7, la Stanford University presenta la batteria ignifuga

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Il 2016 è finito decisamente male per Samsung, che ha dovuto affrontare il fenomeno dei Galaxy Note 7 difettosi ed esplosivi, fino a ritirarli completamente dal mercato.

Le indagini svolte poi nelle settimane successive, terminate da pochissimo, hanno poi rivelato che fossero proprio le batterie la causa di tutto, nessun altro problema hardware o software. Il 23 gennaio prossimo la società coreana dirà al mondo come intende evitare problemi di questo tipo nel prossimo futuro, nel frattempo però la Stanford University ha sviluppato un’ottima soluzione.

I ricercatori hanno realizzato una batteria con ritardante di fiamma incorporato, in modo da evitare scintile, fiamme ed esplosioni. La pratica non è del tutto nuova, già in passato avevano provato a creare una batteria ignifuga inserendo il ritardante direttamente nell’elettrolita, ma questa cosa andava ad intaccare seriamente le prestazioni e l’autonomia finale. Ora il nuovo metodo prevede la presenza del ritardante di fiamma all’interno del separatore che tiene “lontani” catodo e anodo, efficace, economico e soprattutto irrilevante ai fini delle prestazioni.

Tutto questo è possibile al trifenilfosfato, quando la batteria raggiunge i 150 gradi, il separatore (che è di plastica) si fonde rilasciando il composto chimico ritardante. Bastano 0,4 perché la fiamma si estingua, per portare il brevetto su larga scala però mancano ancora molti test da effettuare, la ricerca e l’idea però promettono molto bene. Difficilmente avremo altri casi simili al Galaxy Note 7, una volta che questo sistema verrà introdotto sul mercato di massa.

Mai più Galaxy Note 7, la Stanford University presenta la batteria ignifuga