Nomofobia, un fenomeno in crescita: lo smartphone diventa "estensione del corpo"

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Oggi, per via del lavoro o di qualsivoglia altro motivo, "spendiamo" moltissime ore davanti agli schermi dei nostri smartphone. E' la prima cosa che accendiamo alla mattina, e l'ultima cosa che spegniamo prima di andare a dormire. Addirittura, si fa oramai "a gara" per contare le "ore di schermo" dei propri dispositivi.

In questo contesto, dove sempre più persone mantengono gli occhi fissi sul display per ore e ore, dunque, è inevitabile che la nomofobia, ovvero la "dipendenza" da smartphone che fa provare uno stato quasi d'ansia quando ci si "stacca" dal dispositivo preferito, sia un fenomeno in costante crescita.

Ci ha pensato un recente studio realizzato dalla City University di Hong Kong a cercare di scoprire cosa si cela dietro alla nomofobia. In particolare, si è giunti alla "conclusione" che lo smartphone sia diventato uno strumento indispensabile, con il quale ci manteniamo in contatto con le altre persone e ci sentiamo più "sociali". Inoltre, viene condizionato anche il nostro modo di vedere il mondo. Pensiamo, ad esempio, a tutti quei consigli che abbiamo potuto ottenere in pochi minuti, se non secondi, nelle situazioni difficili. In questo modo, esso non è solamente un "aiuto elettronico" ma diventa quasi "un'estensione del corpo".

Nonostante questo fenomeno colpisca, per ora, una ristretta fascia di persone, lo studio in questione afferma che probabilmente, in un contesto del genere, saranno sempre di più coloro che soffriranno di nomofobia nel prossimo futuro.