Nuova importante scoperta per il mondo delle particelle quantistiche

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Un team di matematici delle università di York, Monaco e Cardiff hanno scoperto un nuovo comportamento delle particelle microscopiche ancora non verificato a livello sperimentale. Secondo le equazioni studiate, esisterebbe una proprietà delle particelle secondo la quale possono muoversi nel verso opposto a quello di un'eventuale spinta.

Inutile fare parallelismi con esempi di tutti i giorni, il mondo classico inteso come quello che osserviamo con i nostri occhi non può prevedere una situazione del genere. Se spingete una sedia in avanti di certo questa non tornerà indietro per schiacciarvi il piede. Qui si parla di particelle microscopiche come elettroni, dove le leggi classiche non sussistono ed è necessario chiamare in causa la fisica quantistica.

Siamo tutti abituati al concetto di spazio inteso come posizione di un determinato oggetto rispetto ad un certo osservatore. In questo momento il PC o lo smartphone si trova davanti a voi e rispetto a voi. A livello microscopico questo concetto non rimane invariato ed una particella come un elettrone non esiste in nessun luogo specifico ma risiede un po' ovunque, in quanto può essere immaginato come un'onda. Prendiamo un atomo di idrogeno che consiste in un protone ed un elettrone che gira attorno ad esso: l'elettrone avrà più probabilità di trovarsi vicino al protone piuttosto che lontano a chilometri da questo, anche se è comunque ammessa una possibilità piccolissima che possa essere molto lontano.

Bisogna accettare il fatto che non ci è dato sapere dove si trova una particella (finché non la osserviamo) ma che questa è spalmata su tutto lo spazio con diversa probabilità. Nella nuova proprietà che è emersa dallo studio matematico delle equazioni risulta che una particella spinta in una direzione ha una piccola probabilità di... andare nella direzione opposta! In inglese il fenomeno viene detto Backflow Effect e non è ancora mai stato misurato per particelle in movimento a causa di una forza esterna, ma potrebbe essere l'obiettivo dei prossimi esperimenti degli acceleratori di particelle.


FONTE: phys.org
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