L'Oculus Rift S non potrà essere usato da quasi una persona su tre?

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Il nuovo Oculus Rift S annunciato durante questa edizione della GDC potrebbe avere un problema non da poco: non potrebbe essere usato correttamente dal 30% delle persone. A sostenerlo è il fondatore di Oculus Palmer Luckey, non più nell'azienda da tre anni.

La scorsa settimana è stato ufficialmente presentato il nuovo Oculus Rift S, visore che andrà a rimpiazzare le precedenti generazioni del device, introducendo alcune gradite novità. Tra queste, l'inside-out tracking, l'audio rivisto grazie al nuovo Passthrough+ e un confort nell'utilizzo ampiamente migliorato. Eppure pare che una buona fetta di consumatori potenzialmente interessati al device potrebbero essere tagliati fuori da queste novità.

Lo sostiene Palmer Luckey: "l'Oculus Rift S sarà un ottimo HDM... per circa il 70% della popolazione", ha infatti scritto sul suo blog. L'affermazione, spiega il fondatore di Oculus, arriva dalla sua personale esperienza nello sviluppo dell'Oculus originale, e dalla ricerca di Ansur sulla IPD (interpupillary distances).

Il Rift originale montava un sistema di aggiustamento meccanico per l'IPD: in altre parole, le due lenti del device potevano essere regolate liberamente, con una distanza che poteva essere settata trai 58mm e i 72mm.

L'Oculus Rift S non offre questa possibilità, le due lenti distano tra di loro 64mm e non c'è possibilità di modifica.

Palmer ha spiegato che a lui, ad esempio, serve un IPD di 70mm, ma conosce amici che necessitavano di appena 59mm di distanza tra una lente e l'altra. Insomma, ognuno ha le sue esigenze e il rischio è che moltissimi consumatori troveranno l'utilizzo del Rift S scomodo o addirittura impossibile. Funzionerà perfettamente per chiunque rientri nella media delle persone, tuttavia chi avesse una distanza tra gli occhi particolarmente accentuata (o ridotta) viene completamente tagliato fuori, argomenta sempre il fondatore di Oculus.

L'Oculus Rift S, ad ogni modo, permette di settare l'IPD grazie a delle correzioni a livello software. Per Palmer Luckey non basta: l'uomo ha infatti raccontato di non aver potuto utilizzare l'Oculus Go (quello stand-alone e entry level) proprio per colpa di questo problema.

Fonte: Venture Beat

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