Il primo PC è tutto italiano, intervista a Gastone Garziera di Olivetti

Gastone Garziera è uno degli uomini che nella Olivetti degli anni sessanta ha creato il primo personal computer, lo abbiamo intervistato per voi.

Il primo PC è tutto italiano, intervista a Gastone Garziera di Olivetti
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Vivo in un piccolo paese chiamato Sandrigo, in provincia di Vicenza. Tra di voi che tornate spesso a leggere queste pagine, più di qualcuno avrà presente cosa significa passare le giornate nella provincia italiana, magari in uno di quei luoghi in cui raramente si sogna in grande, in cui i ragazzi hanno poche prospettive e spesso non così entusiasmanti. Questo per farvi comprendere i motivi per cui ho sempre guardato all'estero quando ero alla ricerca di qualche intervista interessante, basti pensare alla chiacchierata che ho fatto con Ronald Wayne, terzo fondatore di Apple.

Eppure, esattamente da quel paesino in cui la tecnologia diventa quasi un mezzo per fuggire (perlomeno virtualmente), un po' di anni prima è partita una storia che avrebbe segnato per sempre il mondo della tecnologia, e che molti degli abitanti di Sandrigo nemmeno conoscono.
È la storia di Gastone Garziera, classe 1942, figura chiave dello sviluppo del progetto Olivetti Programma 101, considerato il primo personal computer al mondo. Al netto dell'evidente caratura sentimentale che una tale scoperta ha per me, oggi parleremo degli albori del mondo dei PC, in un'Italia che ha forse smesso di sognare da quel punto di vista, ma che non può dimenticarsi di essere stata grande.

Quest'operazione di "recupero storico" scava, però, al di là della mera coincidenza: Gastone, infatti, si è trasferito a Ivrea per lavorare in Olivetti quando aveva 19 anni e sono riuscito a conoscerlo proprio in seguito a ricerche incrociate relative alla Programma 101, contattandolo poi in privato e scoprendo, tra le altre cose, che si tratta della prima volta in cui un cittadino di Sandrigo si sia interessato ai suoi progetti, ovviamente dopo i parenti.

Gastone Garziera e la Olivetti Programma 101

Nel 2019, Gastone Garziera ha ricevuto una laurea honoris causa in Computer Science dall'Università degli Studi di Bari Aldo Moro. Le motivazioni che hanno portato a questo riconoscimento riassumono bene il lavoro svolto dal progettista: "Nel corso della sua carriera, Gastone Garziera ha partecipato, con ruoli sempre più rilevanti, alle attività informatiche della Olivetti, da cui sono scaturite macchine d'avanguardia per l'epoca e di estremo interesse storico oggi, anche alla luce di come le tecnologie informatiche si sono poi sviluppate, specialmente dopo l'invenzione del microprocessore.

Gli incarichi ricoperti, anche con ruoli di direzione, hanno spaziato dall'hardware al software, includendo anche attività di ricerca, alcune delle quali hanno portato allo sviluppo di tecnologie informatiche innovative ed allo stato dell'arte dell'epoca, testimoniate anche da numerosi brevetti a suo nome. Negli anni recenti ha instancabilmente lavorato per la diffusione della cultura informatica, per la costruzione di una coscienza storica dell'industria informatica italiana e della sua rilevanza mondiale, per la diffusione della cultura informatica in generale specialmente presso i giovani, e per il restauro di strumentazione informatica storica
".

Al netto delle storie personali e delle vite che si intrecciano, ciò che resta sono i progetti. Nel 1961, dopo essersi diplomato all'Istituto Tecnico Industriale Statale Alessandro Rossi di Vicenza, a soli 19 anni Garziera ottenne l'opportunità lavorativa che gli avrebbe svoltato la vita (e non solamente la sua). Inevitabile, dunque, il trasferimento a Ivrea (Torino), dove la magia della Olivetti prendeva vita e dove Gastone vive ancora oggi. Fu proprio lì che il team della Programma 101 prese vita, un arco narrativo assolutamente da recuperare per gli appassionati e il luogo virtuale migliore in cui reperire informazioni è sicuramente il portale ufficiale del Museo Tecnologicamente di Ivrea.

Impossibile, come potrete immaginare, riassumere l'intero progetto Programma 101 in questa sede (sul Web, tra l'altro, trovate parecchi contributi importanti di Garziera, comprese varie partecipazioni al TED e interessanti confronti come quello pubblicato sul canale YouTube Filo Connesso), ma risulta interessante approfondire, prima di passare alle simpatiche domande che abbiamo posto al progettista, l'importanza che ha avuto la Programma 101 per il mondo tech.

Ebbene, si tratta di un prodotto "a misura d'uomo", ben lontano dai grandi calcolatori a cui le persone erano abituate nel 1965, quando la Programma 101 catturò le meritate attenzioni a New York. L'informatica, all'epoca, era vista come una pratica possibile solamente nei grandi laboratori o comunque in ambienti di un certo tipo e un calcolatore era un dispositivo che le persone comuni non potevano raggiungere. La Olivetti Programma 101, invece, mirava già all'epoca a essere posizionata ovunque all'interno della casa, viste le sue dimensioni ridotte. Da qui deriva l'attribuzione, da parte della storiografia informatica, di primo personal computer della storia.

Come spesso avviene in questi casi, non tutti sono d'accordo (considerando anche che il termine "computer" si è evoluto col passare del tempo), ma che si descriva la Programma 101 come primo personal computer della storia o come primo calcolatore da tavolo programmabile prodotto su larga scala, poco importa: l'obiettivo era quello di portare un calcolatore nelle case e negli edifici attorno a cui ruota la vita delle persone e le circa 44.000 unità vendute (il prezzo di lancio era di 3.200 dollari, ma all'epoca i grandi calcolatori viaggiavano su cifre ben più importanti) dimostrano lo spessore di quest'idea, con gran parte delle unità vendute sul mercato nordamericano.

I principali usi del prodotto spaziavano dalla contabilità alle simulazioni finanziarie e scientifiche. I calcoli della Programma 101 di Olivetti risultarono importanti persino per la NASA, l'Agenzia spaziale statunitense, che utilizzò il prodotto nell'ambito della pianificazione dello sbarco dell'Apollo 11 sulla Luna nel 1969.

Un altro aspetto interessante era il supporto di memorizzazione utilizzato dalla Programma 101: la cartolina magnetica, inventata negli anni '60 dall'ingegnere Pier Giorgio Perotto, che sarebbe stata poi utilizzata per un bel po' di tempo anche da aziende come HP (Hewlett-Packard).

I benefici apportati da questo sistema erano molteplici e, nonostante la ovvia capacità limitata, era possibile ad esempio richiamare programmi già creati senza doverli riscrivere ogni qualvolta si accendeva la Programma 101.

La nostra conversazione con Gastone

Everyeye: Lei è nato a Sandrigo (Vicenza), lo stesso paesino di provincia in cui abito io. Successivamente si è diplomato al noto Istituto Tecnico Industriale Statale "A. Rossi" di Vicenza, trasferendosi poi a 19 anni a Ivrea (Torino), dove abita tuttora. Com'è stato passare da un paesino di campagna a lavorare per quella che era una delle aziende tecnologiche più importanti del momento? Insomma, negli anni ‘60 Olivetti aveva già alle spalle la prima calcolatrice scrivente al mondo, la Divisumma 14, nonché uno dei primi mainframe computer transistorizzati, ovvero l'Elea 9003. Ha fatto un salto non da poco approdando in Olivetti. Immaginiamo anche per la sua vita personale.

Garziera: "Facciamo subito le dovute precisazioni. Sono stato assunto per il Laboratorio di Ricerche Elettroniche della Olivetti a Borgolombardo. Quartiere di San Giuliano Milanese, dove il LREO si era trasferito da Pisa. Era nato in quest'ultima città nel 1955, per dare supporto all'Università di Pisa nella progettazione della CEP (Calcolatrice Elettronica Pisana), credo il primo progetto di calcolatore numerico avviato in Italia. Una volta impostata la CEP, il LRE si era trasferito prima a Barbaricina, quartiere di Pisa, nonché successivamente a Borgolombardo. Era in attesa di poter andare ad occupare la sede definitiva, la cittadella elettronica voluta da Adriano Olivetti (storico Presidente dell'azienda che prese il posto del padre Camillo nel 1938, ndr), a Pregnana Milanese, per la quale Adriano aveva fatto fare un progetto a Le Corbusier (pseudonimo di un noto architetto e designer svizzero naturalizzato francese, ndr).

Sì, è vero, la Olivetti era già una multinazionale floridissima per le macchine per scrivere, così come per le meravigliose e pregiate macchine da calcolo progettate da quel genio di Natale Capellaro: prodotte con un costo inferiore a 40 mila lire, erano accettate dal mercato a 400 mila lire dell'epoca. Il LRE, dal canto suo, aveva presentato nel 1959 l'Elea 9003, considerato il primo calcolatore elettronico completamente a transistor a livello mondiale. Onestamente, al momento della selezione non ero molto cosciente del livello tecnologico raggiunto dalla Olivetti. Tuttavia, la tipologia di lavoro proposta dalla Olivetti, confrontata con le altre offerte lavorative per le quali avevo svolto colloqui, dava prospettive più interessanti, basti pensare al nome "Laboratorio Ricerche Elettroniche" e alla tematica dei calcolatori, a quel tempo avveniristica. Inoltre, è importante notare il fatto che la Olivetti mi offriva un contratto di 75 mila lire mensili, quando tutti gli altri ne offrivano 60 mila.

Un altro aspetto da tenere in considerazione è che la scelta di Olivetti mi consentiva di scegliere come sede Milano (e questo mi consentiva di coltivare la speranza di iscrivermi all'Università). A questo riguardo voglio ripercorrere l'iter delle scelte che mi hanno portato al diploma di elettrotecnico. Da bambino volevo fare il medico: mi aveva affascinato la capacità dei dottori di capire le malattie dai sintomi, in modo da effettuare le diagnosi e stabilire le cure. Un processo di deduzione. Mi ricordo che, a fronte di una forte febbre, il medico chiamato aveva sentenziato: "Certamente è paratifo. Sentite questo brontolio ileocecale?". Aveva colpito la mia immaginazione (per la cronaca, fortunatamente la diagnosi si è dimostrata errata). Poi c'è da dire che il medico era considerato una persona che guadagnava bene, nonché una sorta di autorità in paese.

Mi hanno spiegato che per diventare medico bisognava studiare fino a 26 anni: non potevo pretendere che la mia modesta famiglia riuscisse a farmi studiare fino a quell'età. Tuttavia, visto che mi piaceva anche disegnare, speravo di andare all'Accademia di Belle Arti di Venezia. Purtroppo, anche lì, il problema del tempo, così come il timore che quel mestiere non garantisse un profitto sufficiente, mi portò a desistere. In parole povere, mi dissero:
"Scegli una scuola più corta, che ti consenta di andare a lavorare prima". Dovevo ritenermi fortunato che la zia Cia, maestra nubile che viveva con noi, fosse disposta a sostenere le spese per la scuola media superiore. Ho scelto Elettrotecnica, in quanto Meccanica mi sembrava troppo "intuitiva" dato che avevo sempre praticato lavoro fisico, mentre Radiotecnica mi sembrava fosse la scelta giusta solamente dopo aver imparato abbastanza di elettricità.
Tornando alla domanda, credo si possa capire che è stato veramente un cambiamento di vita radicale. Da contadinello abituato alla vita di campagna, alla vita in una città come Milano, già frenetica
".

Everyeye: Lei proviene da una famiglia di contadini, esattamente come molti altri tra coloro che abitano o provengono dal paesino menzionato in precedenza. Al netto dell'impatto che ha avuto sulla sua vita il salto che si è trovato a fare a soli 19 anni, com'è arrivato a lavorare in Olivetti? Ci racconti un po' il processo di selezione dell'epoca. Capisce bene, infatti, che per un giovane d'oggi può risultare complesso comprendere le dinamiche di quei tempi. Attualmente vengono richieste lauree per un passo di questo tipo: nel 1961, si cercava personale giovane da inserire ancora prima che i ragazzi terminassero il percorso di formazione o c'era qualche altro processo?

Garziera: "Sì, eravamo una famiglia di piccoli contadini (coltivatori diretti). Come tutti quelli di quella contrada. Un ambiente povero, che però rappresentava, da un punto di vista etico, un esempio di società generosa e cooperativa nei rapporti fra i componenti. Faccio qualche esempio. Quando c'erano i "lavori grossi" si creavano le squadre di cooperazione, che si dedicavano a effettuare i lavori per tutti. Ricordo i periodi della mietitura, a cominciare da quella che si faceva ancora con il falcetto. Si passava da un campo all'altro finché i campi di tutti non erano stati lavorati. Un altro esempio è costituito dal periodo della pulizia dei canali per l'irrigazione: anche in quel caso si formava la squadra con tutte le persone che davano disponibilità, per tutti quelli a cui serviva. L'ho vissuto da bambino, un insegnamento dalla vita vissuta, non parole.

Il processo che mi ha portato in Olivetti è iniziato quando ero nella classe quinta dell'Istituto A. Rossi di Vicenza. L'Istituto stesso mi comunicò che era arrivato l'invito per un incontro con l'azienda Olivetti, presso il concessionario Olivetti di Vicenza, in fondo a Corso Palladio, vicino a Santa Corona, vecchia sede dell'Istituto. Ci sono andato. Ad accogliermi c'è stato l'ing. Nicola Tufarelli, all'epoca capo del personale (ora sarebbe, credo, delle risorse umane) della Olivetti. È stato un incontro informale, assolutamente non tecnico. Una chiacchierata. Mi ha chiesto cosa leggevo, cosa mi piaceva fare, che interessi avevo. Mi ha porto un gadget Olivetti, una specie di tagliacarte che sembrava di ardesia, chiedendomi cosa pensavo che fosse e cosa ne pensavo, se era fatto bene. Alla fine della chiacchierata ha detto: "Signor Garziera, si prenda il diploma. Sappia che poi, se ha voglia, la Olivetti è pronta ad assumerla". Successivamente, preso il diploma, avevo sperato di potermi iscrivere ad ingegneria a Padova. Il prof. Bernes, di elettrotecnica, alla zia Cia aveva detto : "È dura, ma può farcela".

La zia Cia ci teneva ed era pronta allo sforzo, anche economico. A quel tempo chi non aveva fatto il liceo, per iscriversi all'università doveva fare un esame di ammissione. Il prof. Bernes aveva suggerito un corso di matematica tipo Liceo. Così la zia Cia mi fece fare un corso individuale da un professore di matematica di liceo a Vicenza. Le deve essere costato un bel po'. I miei mi dissero: "Senti, accontentati di dove sei potuto arrivare, tuo fratello già lavora (alla Laverda macchine agricole). Mettiti a lavorare". Avevo ricevuto 23 offerte di lavoro, compresa quella in forma scritta della Olivetti. Ho fatto alcuni colloqui di lavoro, ricordo la Montedison a Marghera e la CGE di Milano. Ho però voluto fare anche quello con la Olivetti. Sono stato convocato in Via Clerici a Milano, sede della Consociata Italia della Olivetti. Ho avuto il colloquio con Mario Tchou, direttore del LREO, allora a Borgolombardo.

NotaAdriano Olivetti era già morto il 27 febbraio del 1960. Mario Tchou sarebbe morto il 9 novembre del 1961, meno di un mese da quando ero stato assunto.

Fu un colloquio tecnico, questa volta. Mi chiese di spiegare il trasferimento al primario dei parametri RLC di un trasformatore. Inoltre, mi chiese se sapevo cosa fosse l'integrale. L'integrale non faceva parte del piano di studi degli Istituti Tecnici. Riuscii tuttavia a fare bella figura per il corso di matematica che avevo effettuato. Anche Mario Tchou mi disse: "signor Garziera, se accetta la nostra proposta, ci dica quando può prendere servizio al LRE di Borgolombardo". Scelsi il 17 ottobre del 1961, era un martedì".

Everyeye: Il principale progetto per cui è conosciuto è la Olivetti Programma 101, il primo personal computer della storia. Non era l'unico a lavorare al progetto, dato che con lei c'erano anche Pier Giorgio Perotto e Giovanni De Sandre, ma sicuramente rappresenta una delle persone fondamentali per la riuscita del tutto. All'epoca vi eravate resi conto dell'impatto che avrebbe avuto in futuro il vostro prodotto? Basti pensare alla vendita di alcune unità della Programma 101 alla NASA, utilizzate poi per pianificare lo sbarco dell'Apollo 11 sulla Luna.

Garziera: "In effetti il team di progettazione era inizialmente costituito da noi tre. Perotto era il capo del gruppo, De Sandre riferiva a Perotto e io riferivo a De Sandre. In termini di ruolo, a parte l'impostazione iniziale fatta, per volontà di Perotto, tutti insieme, De Sandre e io abbiamo fatto tutta la progettazione logica. Perotto coordinava invece le attività aziendali per predisporre la possibilità di mandare in produzione la macchina. Determinante il ruolo del gruppetto di progettisti meccanici di Franco Bretti, che ha curato la progettazione della meccanica e della struttura della macchina. Successivamente, tanto per ricordare tutte le persone più rilevanti, grande lavoro fu svolto dai gruppi dell'ing. Rebaudengo e ing. Ecclesia, che curarono l'aspetto ingegneristico e la documentazione per la produzione. Voglio ricordare che, nel caso in cui nella documentazione produttiva manchi il disegno e il codice di un filo con occhiello, la macchina non va in produzione.

Tornando alla domanda, inizialmente eravamo tutti e tre scettici sulla possibilità di soddisfare la richiesta di Roberto Olivetti. Il dott. Roberto aveva chiesto a Perotto di provare a progettare una calcolatrice elettronica, mediante la tecnologia con la quale Olivetti (il LREO) aveva progettato, stava producendo e installando l'Elea 9003. La sfida era quindi quella di vedere se esisteva la possibilità di progettare qualcosa che avesse senso commerciale, confrontandosi con le calcolatrici di Natale Capellaro, 40 mila lire a fine linea di produzione. Un transistor costava ben più di mille lire all'epoca.
Abbiamo iniziato a ragionare, nonché a fare delle scelte. Ci siamo resi conto che man mano che affrontavamo un problema, riuscivamo a trovare una soluzione convincente. Abbiamo preso fiducia. L' idea della macchina che passo passo prendeva forma, ci sembrava buona, interessante, utile, e alla fine commercialmente valida.

Avevamo capito che stavamo realizzando una macchina che cambiava il modo di lavorare in molti settori. La macchina, che era poi un calcolatore numerico, consentiva di sviluppare delle "APP", come si direbbe oggi, per tutti i settori in cui a quel tempo si lavorava con le macchine da calcolo, istruzione per istruzione. Mi ricordo di aver riflettuto sul fatto che avremmo tolto lavoro a molta gente. Tuttavia, mi ricordo di aver pensato che, più che togliere lavoro, avremmo cambiato lavoro a molti, ma in meglio. Invece di effettuare un lavoro ripetitivo, sempre uguale per settimane o mesi, si generava lavoro creativo, molto più appagante. La soluzione dei problemi in termini di programmi automatici.

Non avevo certo capito la portata dell'invenzione del PC, ma, quando l'abbiamo lanciata, qualche esperto ne aveva capito l'espansione potenziale. Una fonte americana pubblicò un articolo, in cui l'esperto diceva:
"Vedendo la Programma 101, capiamo che avremo un computer su ogni scrivania, prima di avere la seconda auto in garage". Per il mondo già della civiltà dell'automobile, mi sembra eloquente!
Il lancio negli USA andò molto bene. Il 14 ottobre del 1965, fu fatta una convention, come quelle che Apple effettua ancora oggi quando deve annunciare qualche nuovo prodotto. Al Waldorf-Astoria Hotel di New York fu presentata la Programma 101 agli esperti. Senz'altro fu invitata anche la NASA. A quel tempo quest'ultima era in uno stato di nervosismo per il fatto che, dopo aver promesso di arrivare sulla Luna entro il decennio (John Fitzgerald Kennedy), doveva constatare che i russi avevano nel frattempo conquistato lo Spazio superando gli americani.

In quella convention fu presentato un programma che faceva calcolare alla P101 l'orbita di un satellite attorno alla Terra. Si dice che la NASA abbia subito ordinato circa 45 unità della Programma 101. Quello che posso dire personalmente, senza il dubbio di essere smentito, è che la NASA ha convinto la Olivetti a cedere subito unità di preserie, non prodotte per essere vendute, ma per essere usate a supporto dell'avvio della commercializzazione. Le riconosco da un inequivocabile particolare produttivo. Inoltre, a ulteriore testimonianza, il Museo Tecnologicamente di Ivrea è entrato in possesso di un fascicolo NASA, a quel tempo riservato, con 5 programmi in linguaggio P101, per il calcolo di traiettorie di avvicinamento di satelliti".

Everyeye: Nel corso degli anni ha sicuramente rilasciato interviste e partecipato a eventi importanti come il TED, ma la sensazione che abbiamo è che lei sia un progettista che non vuole mettere in primo piano l'immagine, bensì il suo lavoro. Al giorno d'oggi, i social media fanno invece l'opposto: purtroppo accade costantemente di vedere qualcuno "perdere la testa". Lei invece ha contribuito a un progetto letteralmente rivoluzionario, senza però mai cercare più di tanto le copertine delle riviste. La nostra sensazione è sbagliata o è così? Cosa ne pensa dei social network?

Garziera: "È una domanda che non mi aspettavo. Tuttavia, in fin dei conti devo riconoscere che nel bene e nel male c'è del vero in questa analisi. Da bambino sono stato molto timido. Credo a livello quasi patologico. Ero molto legato alla zia Cia (la maestra elementare, a quel tempo a Sandrigo), nubile, che viveva in casa con noi (la famiglia di mio papà e mia mamma). Ero molto legato a lei, perché riusciva a coinvolgermi, le ero sempre appiccicato. Mi portava con sé quando lavorava nei campi, anche lei. La zia riceveva spesso visite, i genitori dei bambini che erano nelle sue classi, suoi ex scolari, amiche e amici colleghi e non. Le piaceva presentarmi e farmi le lodi di bravo bambino. Io però mi sentivo in imbarazzo.

Così, quando capivo che arrivava qualcuno, scappavo scendendo dalla finestra della camera e andavo nei campi, con le rimostranze della zia Cia quando tornavo. Credo di aver mantenuto anche all'Olivetti questo tipo di carattere. Dovrei chiedere a De Sandre la sua opinione su questo aspetto. Credo di aver preferito che parlassero i risultati. Nel bene e nel male. Questo perché ritengo che i prodotti progettati nel periodo in cui sono stato in R&D, con De Sandre e Perotto, i miei prodotti, parlo della P652 e del P6060-6066, avrebbero meritato una migliore valorizzazione da parte dell'azienda. Avrei dovuto andare dal management e spiegare meglio il loro valore. Tuttavia, non l'ho fatto. Credo che con questi prodotti, in particolare il P6060, la Olivetti abbia perso grandi occasioni. Alla faccia della modestia!

Sui social network non ho molto da dire. Probabilmente sono di una generazione troppo vecchia per saper utilizzare questi strumenti. Sono ancora ancorato a cercare di capire come funzionano le cose, più che imparare come utilizzarle al meglio. Sono strumenti nuovi, credo che come tutte le nuove tecnologie e strumenti, sia necessario del tempo per utilizzarle nel modo migliore, nonché imparare a difenderci ed evitare gli usi impropri. Credo che la conoscenza sia sempre un fatto positivo, così come l'informazione. I social sono strumenti in grado di rendere disponibile l'informazione a tutti e come tali sono strumenti "democratici". Devono essere corretti e giusti. Bisogna trovare il modo di evitare aberrazioni come le fake news e simili
".

Everyeye: Concludiamo questa breve intervista (chi vorrà potrà poi approfondire il lavoro di Gastone Garziera mediante i video già pubblicati online in passato, ad esempio su YouTube, in cui spiega al meglio il progetto Olivetti Programma 101) chiedendole cosa sta facendo attualmente. Sappiamo che è in pensione da un po' di tempo, ma abbiamo anche saputo che ha una grande passione per la pittura. Ci racconti in che modo esprime la sua creatività nel 2022. La ringraziamo infinitamente per il tempo che ci ha concesso.

Garziera: "Sono andato il pensione il 1° gennaio del 1996. Si, lo so, non sono un affare per l'INPS. Sono andato in pensione in un modo, una finestra, per cui se avessi fatto qualsiasi attività remunerata, avrei perso tutta le pensione. Me ne sono guardato bene!
Mi sono scatenato a fare tutto quello che avevo accantonato, o avevo tenuto in sospeso per motivi di lavoro. Ho ripreso il corso di disegno e pittura alla Scuola Radio Elettra alla quale mi ero iscritto nel lontano 1984. Ho ritrovato un "professore" che mi aveva seguito dall'inizio. Un piacere particolare. Ho ancora uno scambio di messaggi con lei (era una donna, ma c'erano affinità elettive). Ho conseguito l'Attestato tanto del corso di Disegno quanto di quello di Pittura. Rimanendo sul figurativo, seguendo l'invito di un amico, ex collega di lavoro, ho frequentato un corso serale di scultura del legno. Arte fantastica, mi sono dedicato soprattutto al bassorilievo.

Ho fatto varie mostre individuali o collettive esponendo i miei quadri. Risultato modesto. Probabilmente nel 2006, con la nascita della Fondazione Natale Capellaro, ho iniziato a cercare di far funzionare una P101. Avevo conferito alla Fondazione una P101, una P652 e un P6060, in comodato. Li avevo in garage a prendere polvere. Ho capito subito che per me il recupero della meccanica era praticamente impossibile. Ho incontrato, al mercato di Ivrea, un collega, progettista meccanico del gruppo di Franco Bretti, della P101. Lo convinsi a venire a darmi una mano. Il primo giorno che ci siamo visti, siamo riusciti a far partire la P101. Un'emozione indescrivibile.

Sull'onda dell'entusiasmo abbiamo cominciato a farlo per passione: a chi ci portava la P101, noi la facevamo partire. Abbiamo recuperato circa 40 P101 a vario titolo. Io oggi faccio poco, ma il mio collega ex progettista meccanico, Sergio Perotti, esperto della riparazione delle parti meccaniche, così come Gianpietro Zanini per le parti elettroniche, anche lui perito dell'A. Rossi di Vicenza, sono ancora lì a rimettere in funzione P101. Stanno però cercando di avviare qualche giovane: si fa per dire, sono "ragazzi" che stanno andando in pensione. Io in questo periodo, in attesa di riprendere la pittura, vera passione, mi accontento di fare interventi alla Fondazione Natale Capellaro, a classi di Istituti Tecnici e Licei, che desiderano spendere da noi le gite scolastiche, raccontando della P101. Faccio webinar su richiesta e qualche intervista.

Oh, ho fatto gli 80 anni, capito! A proposito, per i miei 80 anni, il Museo Tecnologicamente, emanazione della Fondazione Natale Capellaro, ha organizzato una mostra di mie opere alla sede del Museo. Resteranno esposte fino al 10 luglio 2022
".