Come scattano le quattro fotocamere dell'Honor 20 Pro? La prova

Abbiamo testato a fondo le quattro fotocamere del nuovo Honor 20 Pro, rimanendo piacevolmente sorpresi dei risultati.

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Quando nel 2016 Huawei ha lanciato sul mercato l'ottimo P9, con doppia fotocamera realizzata in collaborazione con Leica, qualsiasi appassionato d'elettronica e fotografia avrebbe dovuto capire le intenzioni bellicose del marchio cinese sul fronte "Immagine". Da quel momento in poi, Huawei ha migliorato costantemente la sua tecnologia, aiutandosi anche con l'intelligenza artificiale e arrivando a far diventare il P30 Pro uno dei migliori camera-phone disponibili su piazza.
Tutta questa innovazione è arrivata, seppur in formato leggermente ridotto, anche sui prodotti del marchio Honor, ormai prossima a lanciare sul mercato italiano l'interessante Honor 20 Pro - del quale potete leggere pro e contro nella nostra recensione.
L'articolo che state per leggere è invece un focus proprio sulle fotocamere presenti sul dispositivo, che sono ben quattro: una fotocamera principale con focale standard da 48MP con apertura F/1.4, una grandangolare da 16MP con apertura F/2.2, uno zoom ottico 3x da 8MP con apertura F/2.4 e una lente macro da 2MP con apertura F/2.4.

Abbiamo in pratica tutto ciò che può servirci nell'ambito quotidiano, se non di più, pensiamo ad esempio alla fotocamera macro che - a causa dei suoi soli 2MP e alla scarsa gamma dinamica - quasi mai si rivela un ottimo alleato. Vogliamo infatti focalizzarci sulle restanti fotocamere, che ci hanno accompagnato in oltre due settimane di viaggi ed eventi.

Fiori all'occhiello

Partiamo con ordine, dalle fotocamere che più ci hanno impressionato: la standard e la grandangolare. La prima è certamente più carrozzata, con un ottimo sensore Sony Imx586 da ben 48MP e un diaframma estremamente aperto da F/1.4, che ci permette - in qualsiasi occasione - di registrare più luce rispetto al normale, sfruttando ISO più bassi e aumentando implicitamente la qualità delle foto. Anche la definizione finale è diversi gradini sopra la sorella dall'angolo più ampio, che però vince per versatilità ed "effetto wow". Piccola parentesi per chi è poco pratico al linguaggio fotografico: con ISO (o anche ASA) si indica, ancora oggi, la vecchia sensibilità delle tradizionali pellicole. Più è basso l'ISO, più la fotografia risulta pulita e poco sensibile alla luce, in pieno giorno dunque si useranno 50-200 ISO, non c'è bisogno di salire di più; più la luce inizia a scarseggiare, più si sale, fino a 400-800 ISO, per immagazzinare più informazioni al costo di una maggiore grana (analogica o digitale che sia).
In condizioni "estreme" si può ovviamente salire ancora, scomodando i 1600-3200 ISO, fino a numeri estremi a 5 cifre subentrati con il debutto del digitale, i cui risultati però sono di dubbio gusto. La quantità di grana che si crea a ISO alti è uno degli elementi che determina la qualità di un sensore, sia esso di uno smartphone o di una reflex.

Fatta questa premessa, torniamo alla fotocamera principale dell'Honor 20 Pro. A bassi ISO, in condizioni di luce ottimale, è in grado di produrre davvero ottime foto, con colori realistici e una definizione invidiabile, soprattutto sfruttando tutti i 48MP in modalità Ultra Clarity di Huawei.

In termini di gamma dinamica, il range catturato dalla fotocamera principale di Honor 20 Pro è abbastanza ampio, funzionale nella maggior parte delle situazioni, anche grazie alle numerose ottimizzazioni software che avvengono "dietro le quinte" pochi istanti dopo lo scatto.
Huawei/Honor infatti conoscono alle perfezione tutti i punti deboli e gli aspetti da correggere delle loro lenti, motivo per cui scattare in RAW con Honor 20 Pro è complicato e sconsigliato nella maggior parte dei casi. Cosa cambia passando alla grandangolare? Oltre a un campo visivo più ampio, potremo catturare un pizzico di luce in meno a causa dell'F/2.2, inoltre la risoluzione massima in questo caso non va oltre i 16MP. La definizione, al di là dei meri pixel, è comunque meno dettagliata della camera principale (anche scattando con la Standard a 12MP, avremo comunque una lettura migliore dell'immagine), questo perché i megapixel sono relativi in fotografia, come ricorderemo più avanti.

Funzioni Pro

A proposito di funzioni Pro, il telefono permette di generare file DNG con qualsiasi fotocamera a bordo, l'esperienza però ha poco a che fare con i classici RAW da Reflex/Mirrorless. Innanzitutto è bene sottolineare come i file DNG dell'Honor 20 Pro possano occupare, in termini di dimensioni, dai 25 MB ai quasi 100 MB con i file da 48MP, dunque bisogna fare molta attenzione allo spazio d'archiviazione (sul telefono abbiamo comunque 256 GB). Inoltre, come tradizione, sono file che richiedono una post-produzione sostanziosa, anche se troveremo in memoria delle copie JPG degli stessi scatti DNG da utilizzare subito, già elaborate.
Nello specifico, abbiamo ottenuto RAW più saturi del normale, con il sensore dell'Honor 20 Pro che accentua soprattutto toni blu e verdi. Inoltre abbiamo notato, soprattutto con la lente grandangolare, una marcata vignettatura, automaticamente corretta dal telefono in modalità JPG ma da rivedere manualmente in modalità RAW. Il software accentua anche parzialmente la nitidezza, ottimizzandola, smussando colori e feeling generale dell'immagine.

I file DNG dell'Honor 20 Pro dunque sono molto difficili da maneggiare, inoltre non siamo riusciti a ottenere un profilo di correzione ad hoc per Adobe Lightroom, dunque in generale consigliamo di utilizzare file "grezzi" soltanto ai più esperti e a chi abbia molto tempo libero; di contro l'elaborazione software di Huawei/Honor è a dir poco eccezionale nella maggior parte dei casi, soprattutto in situazioni di luce omogenea (un esterno nuvoloso, ad esempio, senza picchi di luce estremi oppure ombre accentuate).

Inoltre, rinunciando al RAW, si può fare affidamento su opzioni aggiuntive come l'HDR, che - pur senza far miracoli - funziona in modo soddisfacente in molte occasioni, il Panorama o la modalità Notte, della quale parleremo fra poco.

Scattando in JPG, il software dell'Honor 20 Pro esegue spesso ottimizzazioni di varia natura, di frequente infatti dovremo stare attenti a tenere il telefono fermo ancora qualche istante dopo lo scatto - con un messaggio a schermo che ci avverte di un fantomatico miglioramento della nitidezza.
La massima elaborazione si palesa proprio con la modalità Notte, che di fatto esegue una lunga esposizione tramite più scatti cercando di ottenere la migliore immagine possibile, mostrando una quantità di luce superiore a quella percepita dall'occhio umano (cosa possibile, con qualsiasi macchina fotografica, sovraesponendo a dovere).

La spiegazione è purtroppo più interessante della mera pratica, che ci restituisce immagini non sempre ottimali, soprattutto in condizioni estreme. A tal proposito, se Honor 20 Pro genera immagini a bassi ISO davvero eccellenti, è con gli alti che lo smartphone mostra il fianco, con qualsiasi fotocamera.

Superare i 1000 ISO può generare immagini di bassa qualità, soggette ad aberrazioni cromatiche marcate, tuttavia in interni, rimanendo attorno ai 500 ISO, si possono ottenere buone fotografie, anche migliori rispetto a terminali di fascia alta più blasonati.

Le aberrazioni cromatiche si possono verificare anche a ISO bassi, ma questo accade anche con obiettivi di fascia medio-bassa per reflex e mirrorless, con l'unica differenza che correggere i JPG dell'Honor 20 Pro sarà estremamente difficile - a meno di non lavorare su specifici colori in Adobe Lightroom, dunque togliendo saturazione alle sfumature violacee.

Magari i prossimi software Huawei/Honor sapranno correggere anche questo problema in fase di elaborazione, al contrario i marchi cinesi dovranno proporre lenti differenti, ma questo è un panorama più complicato.
Accolte con piacere le fotocamere Standard e Grandangolare, bisogna dare merito anche alla lente ottica 3x e allo zoom 5x digitale, che in condizioni di luce ottimale generano immagini davvero dettagliate e con colori fedeli - in linea con le altre camere a bordo di Honor 20 Pro. In questo caso la risoluzione scende a 8MP, mentre l'F è pari a 2.4, dunque abbiamo ancor meno luce rispetto al grandangolo.

Questo significa che in condizioni di luce scarsa avremo foto ancor peggiori rispetto alle camere precedenti, usando invece gli zoom fra i 50 e i 500 ISO riusciremo comunque ad avere scatti più che soddisfacenti. Vi ricordiamo che l'ISO è solitamente scelto in automatico dalla camera stock dell'Honor 20 Pro, per cambiarlo manualmente dovete fare affidamento alla modalità Pro, che inoltre è l'unica che vi permette di scattare in DNG.

Numeri vs Resa reale

Ma ci serve davvero un telefono in grado di scattare fotografie a 48MP? La risposta che possiamo darvi è: non fatevi condizionare troppo dai numeri, avere 48MP può significare tutto e niente. Alcune delle migliori mirrorless del mercato offrono oggi 24MP, pensiamo alla Sony A7 III per esempio, la medesima risoluzione di una meraviglia chiamata Leica M10, il cui solo corpo costa circa 7.000 euro.
Il sensore a bordo può benissimo essere usato a 12 MP nel 99% dei casi, soprattutto per un uso social. Del resto è solo impostando i 12MP che riuscirete a cambiare le camere in fase di scatto, vi consigliamo di passare ai 48MP solo in casi eccezionali, un determinato panorama, un ritratto che volete conservare; per l'utilizzo quotidiano i 12MP andranno più che bene.

Il vero valore aggiunto delle camere di Honor 20 Pro non sono i numeri ma sensori in grado di catturare immagini dettagliate, di sfruttare una discreta gamma dinamica, di rendere realistici la maggior parte dei colori (che si possono sempre "gonfiare" in fase di post-produzione) - e di certo i bassi valori F non possono che aiutare ad avere immagini di qualità superiore anche quando il sole si appresta a tramontare.

Quando arriva il buio però le camere del 20 Pro iniziano a cedere il fianco, con immagini eccessivamente impastate e "rumorose". Tuttavia il software di elaborazione di Huawei/Honor lavora in modo eccezionale, talvolta aiutato anche dall'Intelligenza artificiale, capace di tenere a bada anche terminali più blasonati del mercato.
Nello specifico, in diverse occasioni abbiamo preferito le foto del 20 Pro a quelle dell'iPhone Xs o del Samsung S10; il dispositivo top gamma di Apple si perde ogni tanto qualche sfumatura di colore, tende a impastare troppo i suoi file HEIC super ottimizzati, il telefono coreano invece ha una camera grandangolare che si arrende facilmente in situazioni di luce scarsa sin dai 500 ISO - con palesi artefatti e una grana digitale marcata là dove Honor invece elabora tutto alla perfezione.

Il lavoro iniziato da Huawei in campo fotografico, i cui benefici hanno raggiunto anche il mondo Honor, è davvero encomiabile, sta certamente dando un esempio all'intero mercato. Dove l'hardware mostra segni di cedimento, subentra il software a correggere, svolgendo un lavoro eccellente.
Se inseriamo tutto questo nel suo giusto contesto, ovvero un dispositivo da 599 euro di listino, il lavoro svolto da Honor appare ancor più imponente. Certo non mancano i difetti, come vi abbiamo raccontato nella recensione, con qualche mancanza software e uno schermo non sempre all'altezza, lato fotografico però Honor 20 Pro saprà essere un fedele compagno nella maggior parte delle situazioni. A questo link una galleria di foto scattate con Honor 20 Pro senza ritocchi, usando tutte le fotocamere a bordo.