Come scattano le tre nuove fotocamere di iPhone 11 Pro? La prova

Abbiamo lasciato per più di una settimana la mirrorless a casa per scattare unicamente con iPhone 11 Pro: ecco com'è andata.

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Quando nel 2007 il primo iPhone della storia è apparso al mondo fra le mani di Steve Jobs, ci siamo trovati davanti a qualcosa di nuovo, di ancora mai visto e inesplorato, che avrebbe di fatto aperto le porte alla tecnologia mobile del decennio successivo. Da quell'anno molte cose sono cambiate, l'epoca Jobs si è definitivamente chiusa con la sua prematura morte e Apple ha smesso di anticipare la concorrenza a grandi falcate.
È ormai qualche anno che l'azienda di Cupertino ha deciso tutt'altra strategia per i suoi iPhone, rinnovati come tradizione ogni 12 mesi: basta precorrere i tempi ma migliorare il più possibile gli aspetti e gli elementi che il pubblico usa maggiormente. Per questo motivo dopo il FaceID di iPhone X sono poche le novità di grido per cui Apple possa definirsi "avanti a tutti gli altri", gli iPhone 11 del 2019 infatti non hanno cambiato alcuna carta in tavola, ciò che possono fare però lo fanno dannatamente bene.
Gli uomini di Tim Cook si sono concentrati soprattutto su tre aspetti chiave, se guardiamo soprattutto ai modelli Pro: batteria (e dunque autonomia), schermo e fotocamere. In questo articolo andremo a parlare approfonditamente proprio delle tre fotocamere principali di iPhone 11 Pro e 11 Pro Max, vera novità dell'anno sia dal punto di vista del design che da quello delle possibilità e funzioni.

Design estremo

Che i reparti marketing e design di Apple lavorino in simbiosi è chiaro da anni, questa volta però hanno superato davvero ogni confine. Come? Pensando a un modulo fotocamera mai visto prima, quadrato con bordi arrotondati, che dai primi render sembrava un autentico pugno in un occhio e che invece, dispositivo alla mano, dimostra grande cura e intelligenza. È inoltre capace di rendere i nuovi iPhone subito riconoscibili, cosa che tanti altri modelli del mercato non possono vantare.
Non è neppure sporgente quanto i moduli di iPhone X e XS, inoltre i materiali scelti per la costruzione lo portano davvero su un altro livello rispetto al passato.
L'idea poi di avvolgere le lenti con della plastica nera e ingrandire il vetro esterno dà l'impressione di avere a che fare con obiettivi più grandi della media, dal punto di vista del design dunque Apple ha fatto un centro completo, al di là dei gusti personali di ognuno, sempre legittimi certo.
Ciò che ci importa maggiormente è però l'hardware che si nasconde dietro le tre lenti di iPhone 11 Pro, e come questo riesca a interfacciarsi con il software - ormai sempre più avanzato.

Proprio grazie a questa commistione la società di Cupertino è riuscita a fare quest'anno un salto molto importante, andando a migliorare alcuni degli aspetti chiave delle sue fotocamere. Al contrario di molta concorrenza, Apple non ha aumentato i megapixel dei suoi sensori, fermi a 12 su tutte e tre le fotocamere, per badare a elementi decisamente più importanti che andremo a vedere fra poco.

Parola d'ordine: Gamma Dinamica

La prima differenza con la generazione precedente è certamente l'aumento della Gamma Dinamica, il vero campo di battaglia su cui ogni fotocamera (anche reflex o mirrorless) si gioca la sua reputazione (se una Sony A7 III costa oltre 2.000 euro è anche per i suoi 15 stop di Dynamic Range, per dire...).
Poter racchiudere, all'interno di un solo scatto, quanti più "stop di luce" è un aspetto fondamentale, significa avere ogni volta quante più informazioni possibili a disposizione, senza neri o bianchi assoluti - che sono gli unici dati che non si recuperano in alcun modo in post-produzione. (A sinistra una foto scattata a 1x, a destra una a 0,5x)

Gli iPhone 11 Pro gestiscono la gamma dinamica in maniera straordinaria, avvicinandosi molto al look & feel di sensori molto più grandi, blasonati e giustamente costosi.

Questo non significa che la qualità finale degli scatti dei nuovi iPhone possa essere paragonata a reflex e mirrorless presenti sul mercato, ma che l'aspetto delle fotografie può facilmente ingannare l'occhio meno attento e mettere seriamente in difficoltà le macchine entry level - e questo per un utente che ama scattare soprattutto con il proprio smartphone, poiché leggero ed estremamente portatile, è assolutamente un game changer. (In basso potete vedere come i nuovi iPhone 11 Pro gestiscano meglio il colore e catturino più dettagli rispetto ad iPhone XS)

Pur avendo parcheggiato per più di una settimana la nostra mirrorless a casa, portando con noi soltanto iPhone 11 Pro, abbiamo sentito la sua mancanza in pochissime situazioni, in tutte le altre il nuovo melafonino è riuscito a "portare a casa" il risultato con discreta soddisfazione - senza temere l'agguerrita rivalità della concorrenza.
L'eccellente Gamma Dinamica raccolta dagli iPhone 11 Pro non è dovuta soltanto a ottimi sensori (altrimenti sarebbe pura fantascienza), gran parte del merito è del software e dell'elaborazione che avviene prima, durante e dopo lo scatto, a cui manca ancora la tecnologia Deep Fusion, in arrivo con i prossimi aggiornamenti.

Questione di millimetri

Pur promettendo una qualità similare su tutte e tre le fotocamere, Apple ha concentrato tutte le sue forze sulla principale da 26mm e sullo zoom 2x da 52mm (una focale media che può essere utile in molte situazioni, diffidate però da chi definisce questa lente un teleobiettivo perché non lo è).

Le due fotocamere producono scatti di qualità praticamente indistinguibile, e questo si nota soprattutto girando dei video e passando in tempo reale da una camera all'altra: se le condizioni di luce vi sono favorevoli, neppure vi accorgerete del salto e anche solo per questo Apple merita un grande plauso.

L'unica differenza tangibile fra le due lenti è l'apertura del diaframma: con la 26mm abbiamo un ottimo f/1.8, sulla 52mm invece si sale a f/2.0, questo significa che a parità di luce potremmo aver bisogno di qualche ISO leggermente più alto con la seconda ma nulla di davvero cruciale.

Con queste due camere riuscirete a scattare fotografie eccellenti in quasi tutte le situazioni più comuni, anche in presenza di ombre e luci pronunciate grazie appunto all'ampia Gamma Dinamica resa possibile dallo Smart HDR di Apple. Chiaramente a ISO bassi (o bassissimi) i risultati saranno migliori, anche quando la luce è in fase calante però possiamo ottenere degli scatti più che buoni - fino a "esagerare" con la Modalità Notte introdotta quest'anno che permette di catturare anche più luce di quanta in realtà ce ne sia - per i nostri occhi almeno.
(A sinistra la luce reale catturata a 0,5x, una lente che non ha la Modalità Notte, a destra la nuova modalità in azione. Tecnicamente niente di assolutamente nuovo, qualsiasi macchina fotografica piazzata su un cavalletto può immagazzinare più luce del normale, ciò che fa il software di iPhone - ma non solo - è permettere una lunga esposizione scattando a mano libera)

La modalità notte si attiva in automatico in condizioni "disperate" o quasi, al di sotto dei 10 lux, quando per raccogliere un po' di informazioni bisogna tenere l'otturatore aperto per più secondi.
Là dove una qualsiasi macchina fotografia tradizionale fallirebbe, iPhone 11 Pro trionfa grazie al software, che ci consegna scatti nitidi e di qualità accettabile anche con tempi di scatto dilatati, seppur sia preferibile utilizzare la Modalità Notte per panorami e oggetti inanimati, o con soggetti in posa.

Il mondo in 13mm

Arriviamo così alla terza fotocamera di iPhone 11 Pro, presente inoltre anche sui normali 11, vera e propria novità nell'ecosistema Apple: la grandangolare da 13mm e f/2.4. Chi vi scrive fa solitamente un uso smodato del grandangolo spinto, su smartphone come su reflex e mirrorless, dunque l'arrivo di questa lente anche su iPhone ci ha fatto fare discreti salti di gioia.

Parliamo di 120 gradi di angolo di visione, un'enormità che con il telefono fra le mani inquadrerà senza grossi problemi anche i vostri piedi - e attenzione alle dita, che spesso entreranno in campo semplicemente tenendo lo smartphone come fate di solito.

Parliamo della fotocamera meno performante delle tre di quest'anno, qualche gradino inferiore su tutto: Gamma Dinamica, risoluzione (pur avendo i medesimi 12mpx, che come ripetiamo spesso valgono in maniera relativa), elaborazione software. Inoltre a causa del diaframma da 2.4 è anche la meno luminosa delle tre, significa che a parità di luce andrà a scomodare sempre ISO più alti rispetto alle sorelle.

La differenza qualitativa è palese rispetto alle altre fotocamere, potete notare lo scarto semplicemente facendo uno zoom out in fase di registrazione video: sarà come passare a tutt'altro dispositivo, sicuramente un qualcosa su cui Apple dovrà lavorare maggiormente il prossimo anno.
Questo non significa che gli scatti prodotti saranno di bassa qualità, semplicemente non saranno all'altezza degli altri fatti a 26mm e 52mm.

Partiti a razzo con l'utilizzo di questa particolare fotocamera grandangolare, con il passare dei giorni siamo tornati a scattare principalmente con la 26mm, passando alla 13mm solo nei momenti di estremo bisogno.

Questo significa che può diventare indispensabile quando si vuole fotografare un panorama più ampio del solito, quando non abbiamo spazio sufficiente per arretrate e fare entrare l'inquadratura che abbiamo immaginato nella 26mm, oppure se ci troviamo in un interno ristretto.

Gli scatti saranno ovviamente distorti, poiché a 13mm è praticamente impossibile correggere via software l'aberrazione, significherebbe tagliare intere porzioni d'immagine, inoltre la perdita di definizione sui bordi è palese (con il software che a volte "si perde" anche con elementi centrali, purtroppo), ma questo è un difetto che si può incontrare anche su lenti grandangolari non di estrema qualità su reflex e mirrorless.
Inoltre i primissimi giorni, con iOS 13, le fotografie a 13mm ci avevano davvero deluso poiché troppo impastate ed elaborate, cosa che Apple ha già parzialmente risolto con gli aggiornamenti arrivati nel frattempo. Sembra che i programmatori di Cupertino siano intervenuti anche sullo Smart HDR generico, che inizialmente "scontornava" gli elementi in maniera davvero aberrante e grossolana.

Sotto il cofano

Questo ci porta a parlare direttamente del software e dell'interfaccia utente di iOS 13, che ci ha messo nelle mani strumenti aggiuntivi rispetto agli anni passati. Apple ha rinnovato del tutto l'applicazione fotocamera, l'unica che ci permette di usufruire a pieno di tutte le elaborazioni "sotto il cofano" che il software di Apple svolge scatto dopo scatto - motivo per cui sconsigliamo generalmente lo scatto in RAW con i telefoni di ultima generazione, cosa che fra l'altro con iPhone è possibile solo con app di terze parti.

Pur avendo maggiori opzioni a portata di dito, come il formato della foto, parliamo di un'app ancora basilare, incapace di soddisfare a pieno i bisogni di un fotografo avanzato.

Manca ancora qualsivoglia controllo manuale, se non per la Modalità Notte, possiamo soltanto scegliere il punto di messa a fuoco e aumentare o diminuire il tempo di esposizione rispetto allo standard calcolato da Apple.

La situazione diventa ancor più grave quando passiamo all'app Foto: quest'anno, sempre con iOS 13, abbiamo a disposizione un editor abbastanza ricco e potente, pieno di opzioni di ogni tipo, ciò che invece è assolutamente insufficiente è la gestione delle informazioni di ogni singolo scatto. Non possiamo controllare la grandezza di una foto, i suoi pixel, il suo formato, figurarsi visionare al volo l'istogramma - cosa che un dispositivo come Honor 20 Pro fa in maniera egregia di default.
(Ancora una volta possiamo notare la diversa gestione dei colori su iPhone 11 Pro, più brillante sul verde, più realistica sul blu. A dimensione reale inoltre si nota anche un più alto dettaglio generale)

Addentrandoci poi fra le opzioni interne della fotocamera, proprio quelle disponibili nel pannello Impostazioni, ci accorgiamo come nulla sia cambiato rispetto al passato: possiamo scattare foto in HEIC, il formato ottimizzato di Apple, oppure nel classico JPEG, formato che in ogni caso sconsigliamo poiché tende a perdere più informazioni rispetto a quello made in Cupertino.
Neppure l'HEIC però è perfetto, dà troppa importanza alla compressione più che alla qualità dello scatto. In post-produzione è certamente più malleabile del JPEG, sarebbe però fantastico poter scegliere una compressione minore per salvaguardare il livello di dettaglio delle foto.
(In basso iPhone 11 Pro vince in termini di contrasto, colori, dettaglio e ha un leggero vantaggio in termini di Gamma Dinamica)

Pur chiamando i suoi dispositivi Pro, Apple continua a castrare possibilità e funzioni, una scelta che permette anche all'utente meno capace di ottenere ottimi risultati ma che lascia un po' di amaro in bocca a chi vorrebbe (e potrebbe) spingere il dispositivo che ha pagato a caro prezzo ai suoi limiti.

Ci mettono una pezza le app di terze parti, certo, eppure con ogni applicazione esterna si perde comunque qualcosa rispetto al software nativo Apple - come detto sopra capace di ottenere spesso risultati sopra la media, nonostante tutto.
(In basso notate il maggiore dettaglio di iPhone 11 Pro, con colori più brillanti e una leggera sfocatura naturale)

Nella nostra esperienza personale, il modo migliore per bypassare tutte le limitazioni del caso è forse imparare a scattare con l'app fotocamera stock (cercando ogni volta di catturare la migliore immagine possibile) e lavorare successivamente con app terze (Adobe Lightroom su tutte, sicuramente la migliore esperienza di post-produzione disponibile su smartphone) i file HEIC originali.

Chiudiamo menzionando velocemente la camera selfie, che quest'anno oltre a girare video in slow motion ha migliorato definizione e Gamma Dinamica rispetto alla scorsa generazione, e la Modalità Ritratto, funzionale e leggermente più precisa rispetto ad iPhone XS ma comunque troppo artificiale, sempre meglio sfocare con altri "stratagemmi tradizionali". Anche se il focus è sulla fotografia, impossibile poi non citare un comparto video davvero senza rivali, con file eccezionali, fluidi e stabilizzati, ma questo lo leggerete certamente nella nostra recensione di iPhone 11 Pro Max in arrivo.
Per vedere più scatti realizzati con iPhone 11 Pro a dimensione reale (file HEIC lavorati con Adobe Lightroom ed esportati in JPEG) trovate una galleria dedicata su Google Drive, in alternativa mi trovate anche su Instagram: @avuerre.

iPhone 11 I nuovi iPhone 11 di Apple (soprattutto i Pro) si sono concentrati quest'anno sullo schermo, l'autonomia e le fotocamere, che infatti diventano tre e raggiungono buona parte della concorrenza più agguerrita. Cupertino vi offre oggi due camere (da 26mm e 52mm) di qualità davvero eccelsa, che in combo con il software riescono a raggiungere una Gamma Dinamica invidiabile da buona parte delle reflex e mirrorless di fascia bassa e media (che scattando in RAW non possono fare affidamento sul software ma solo sull'hardware, motivo per cui bisogna spendere cifre importanti per avere risultati professionali in questo campo). Ancora abbastanza acerba invece la grandangolare da 13mm, che soffre di un'eccessiva elaborazione e di una nitidezza non impeccabile; di sicuro su questo fronte vedremo numerose migliorie il prossimo anno, o magari già con i prossimi aggiornamenti. Nonostante limitazioni e difetti, iPhone 11 nella sua variante Pro è davvero uno strumento potentissimo per scattare foto, al top della sua categoria e perfettamente in grado di battersela con la concorrenza più spietata. La facilità d'uso rimane, come tradizione Apple, ai massimi livelli, avremmo però preferito qualche opzione "professionale" in più, anche visto il nome di questi nuovi iPhone 2019. Pur provenendo da iPhone XS il salto qualitativo è sicuramente visibile a occhio nudo, seppur non sia trascendentale per la maggior parte del pubblico, con qualsiasi altra generazione precedente invece ci troviamo di fronte a veri e propri abissi - cosa che giustifica certamente un cambio.