Insta360 Pro: tre giorni di set con la camera 8K a sei lenti

Abbiamo passato tre giorni sul set con la Insta360 Pro per girare un'esperienza horror immersiva, ecco com'è andata.

provato Insta360 Pro: tre giorni di set con la camera 8K a sei lenti
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La sera del 28 febbraio 2016 Los Angeles era in gran fermento, in cartellone infatti vi era l'88a edizione della cerimonia degli Oscar, tenutasi come tradizione al Dolby Theatre. Fra le più grandi star del panorama cinematografico, quella notte si aggirava sul red carpet e in sala una strana presenza, ovvero lo youtuber Casey Neistat (uno dei più influenti e seguiti del mondo) con in mano una stramba "palla magica". Un prototipo della prima Samsung Gear 360, una camera in grado di registrare - grazie a due obiettivi da 180 gradi l'uno - immagini sferiche e avvolgenti di indubbio fascino.
Da allora il settore ha fatto enormi passi in avanti, nonostante un mercato incredibilmente cauto sono arrivati nuovi modelli, visori VR, con grandi realtà come Facebook e YouTube che hanno permesso agli utenti il caricamento di video a 360 gradi, rendendo più familiare questa particolare tecnologia al grande pubblico. Oggi, a proposito di camere 360, tra i migliori modelli disponibili sul mercato troviamo sicuramente l'avanzata Insta360 Pro, che vanta una risoluzione di ben 8K (7680x3840). Abbiamo passato con lei tre giorni interi per girare un'esperienza horror in VR a 360 gradi, montandola al di sopra di un casco, ecco com'è andata.

360 8K

Una volta aperta la valigetta con all'interno il prezioso dispositivo, a oggi prezzato 3.999 euro su Amazon.it, il senso di stupore è certamente elevato. La Insta360 Pro si presenta come una grande palla del diametro di 143mm di alluminio e policarbonato, incredibilmente rassomigliante alla Morte Nera di Star Wars. In fase di riposo, attorno a lei si può notare una fascia circolare di silicone, utile per preservare le lenti da eventuali urti o graffi.

La camera infatti presenta la bellezza di 6 obiettivi fisheye a F2.4 da 200 gradi l'uno, che fuoriescono leggermente dal guscio, creando un colpo d'occhio certamente d'impatto. Una volta fra le mani, impossibile non notare il suo peso di 1228 grammi, che trasmette grande solidità e robustezza. I materiali dunque ci sono apparsi da subito ottimi, per non dire eccellenti, e i tre giorni di lavoro serrato non hanno fatto altro che confermare il tutto. Ma cosa si può fare esattamente con un gioiellino del genere?
La Insta360 Pro è in grado di scattare fotografie a 360 gradi sia in 2D che in 3D fino a 8K, girare video in 2D e 3D fino a 6K (4K nel caso in cui vogliate lo stitching delle immagini in real time) e trasmettere live streaming 360. Ogni obiettivo infatti, come accade in macchine del genere, lavora in maniera autonoma ed è il software a unire le varie immagini. Questa operazione, detta appunto stitching, può essere eseguita dalla camera stessa, grazie alla affidabile tecnologia Optical Flow, oppure in post-produzione (in questo caso la Insta360 Pro produce sei diversi file da unire poi con un programma di montaggio). La Insta360 Pro è inoltre progettata per trasmettere il segnale in streaming ottimizzando la banda grazie alla tecnologia Cube Map Projection, anche se è una modalità che non abbiamo testato.

Libertà totale

Abbiamo invece avuto a che fare con diversi set illuminati a dovere da luci camuffate fuori campo, con la Insta360 Pro che li esplorava a 360 gradi montata su un casco - non comodissimo per via del peso, certo, ma nulla di insormontabile. Per il nostro cortometraggio di finzione la camera aveva dunque bisogno di muoversi in totale libertà, senza cavi per l'elettricità e per il controllo remoto. Siamo riusciti a girare senza problemi alternando due batterie da 5000 mAh, ognuna capace di assicurare circa 70 minuti di rolling, e al controllo remoto su iOS e Android.
La Insta360 Pro infatti garantisce piena operatività WiFi in due modalità differenti: la prima prevede l'intermediazione di un router, così da avere un raggio di azione più ampio, la seconda crea invece un collegamento diretto fra la camera e lo smartphone/tablet, con un raggio d'azione più limitato.

Girando in un vecchio rifugio antiaereo della seconda guerra mondiale nel sottosuolo di Milano, la seconda opzione è stata fondamentale, non avendo a disposizione un router e una rete WiFi "fissa". Superata una prima configurazione macchinosa e poco intuitiva, il collegamento è poi risultato abbastanza veloce, con un'app companion per iOS e Android (creata appositamente per la versione Pro) che permette di gestire davvero ogni aspetto della camera, dai controlli base a quelli manuali, passando per la gestione del colore e delle curve.
Le app permettono anche un'anteprima remota in tempo reale, con o senza stitching, a seconda della modalità di utilizzo prescelta, cosa che ci ha permesso di controllare a distanza le immagini catturate dalla camera in libertà.

Certo il collegamento diretto fra camera e telefono dà il meglio di se soltanto quando i due dispositivi sono relativamente vicini, basta qualche metro di distanza per causare la disconnessione. Per alcune scene infatti ci siamo trovati costretti ad avviare la registrazione per perdere il segnale subito dopo, girare l'intera sequenza, tornare in campo e fermare la registrazione - la camera rimane infatti tranquillamente operativa anche senza segnale. Lo si capisce dalle diverse luci presenti sul corpo macchina, che si illuminano di bianco in fase di registrazione, e dal piccolo display monocromatico presente sul lato frontale.
Degno di nota lo stabilizzatore interno, fondamentale per il nostro lavoro con la camera in continuo movimento, che ha reso le immagini fluide esattamente quanto bastava.

Tempi maturi

Purtroppo per motivi di diritti non abbiamo modo di farvi vedere del materiale girato, la qualità a bassi ISO dei video a 360 gradi sembra però di notevole qualità; chiaramente questa si degrada man mano che si alza la sensibilità, eppure siamo riusciti a girare senza grossi sforzi sequenze particolarmente buie anche a 3200 e 4000 ISO. Se si gira con audio in presa diretta, bisogna fare attenzione alle rumorose ventole presenti all'interno del globo, che girano goffamente sin dall'accensione; queste si possono disattivare dal pannello delle opzioni, anche se non è consigliato farlo per lunghe sessioni di lavoro visto il calore generato dalle 6 camere che lavorano in simbiosi.

A proposito di opzioni, il piccolo display a bordo ci fornisce giusto le operazioni essenziali per scattare una foto, avviare una registrazione video o una trasmissione in live streaming, oltre a poche impostazioni generali e al WiFi; tutto il resto dev'essere necessariamente gestito tramite app.
Su iPhone e iPad abbiamo vissuto un'esperienza generalmente migliore rispetto ai dispositivi Android. L'app per iOS è più reattiva e affidabile, anche se su iPad non manca qualche bug visuale abbastanza frustrante; su Android invece è più frequente che l'app si blocchi o vada in crash, per non parlare dei frequenti lag e delle disconnessioni riscontrate utilizzando un terminale Samsung di recente fattura. Per girare la nostra esperienza virtuale ci siamo avvalsi di microfoni esterni, la camera però ne possiede 4 integrati per generare un audio spaziale. Per completezza diciamo anche che la Insta360 Pro può generare file Mp4 e RAW e veicolare il segnale live tramite l'apposita porta HDMI 2.0, oppure registrare tutto su scheda SD. Pur essendo passati quasi due anni dall'arrivo sul mercato della sperimentale Gear 360, gli utenti non si sono ancora del tutto avvicinati ai video a tutto tondo, eppure la tecnologia (sia hardware che software) per creare grandi cose è già disponibile, ora dobbiamo soltanto armarci di visori VR all'altezza.