Anycubic Kobra Plus Recensione: volume e affidabilità per la stampa 3D FDM

Il nuovo innesto della gamma Kobra di Anycubic si pone a metà strada tra le sorelle Kobra e Kobra Max, mutuando molti aspetti da quest'ultima.

Anycubic Kobra Plus Recensione: volume e affidabilità per la stampa 3D FDM
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Anycubic continua ad arricchire la sua lineup con prodotti degni di nota sia nel campo MSLA che FDM. Dopo aver presentato e lanciato la sua prima 6K ad ampio volume di stampa e la nuovissima gamma Anycubic Photon M3, che abbiamo avuto modo di raccontare nella nostra recensione della Anycubic Photon M3 Plus, il focus si è spostato repentinamente sulle cartesiane a filamento della serie Kobra. Un altro serpente per una nuova generazione: dove la Kobra "standard" ringiovanisce l'offerta del produttore asiatico sotto molti fronti, il modello Kobra Max conferma quanto di buono fatto con la serie Vyper con un volume più ampio. In quest'occasione, invece, sposteremo l'attenzione sul recente innesto nella famiglia, la Anycubic Kobra Plus, proposta a 499 dollari (e in offerta early bird a 399 per i primi 2000 pezzi), con cui abbiamo trascorso qualche settimana alla ricerca di pregi e debolezze. Ecco com'è andata.

Assemblaggio e caratteristiche della Kobra Plus

La Anycubic Kobra Plus è una stampante FDM di dimensioni intermedie e si inserisce perfettamente in mezzo al modello entry level e alla variante Max, grazie alle sue dimensioni pari a 300 x 300 mm per il piatto e un asse Z che arriva fino a 350 mm. Un modello di questa taglia potrebbe, per molti, rappresentare il giusto compromesso tra prezzo e volume con qualche incognita meritevole di risposta: affidabilità e qualità di stampa.

Partiamo da assemblaggio, struttura e funzionalità. La stampante viene spedita in un imballo piuttosto tradizionale e semi-assemblata. Come da tradizione Anycubic, quindi, non ci sarà da mettere mano a troppi strumenti per portare a termine questa fase, per cui serviranno giusto un paio di accortezze e una manciata di minuti. I pezzi sono disposti nella scatola in una classica combinazione multistrato. Una volta estratti, sarà sufficiente disporre il ponte con asse Z, X e blocco estrusore sulla base, inserire le quattro viti sul fondo (alternandole una per lato), togliere le fascette facendo attenzione a non lasciarne nessuna intatta, regolare gli eccentrici su tutti gli assi, installare il display e procedere con il cablaggio.

I cavi per i motori sono di tipo tradizionale; tuttavia, il blocco estrusore e il monitor sono collegati alla board tramite cavi flat rivestiti in nylon. Questo accorgimento dovrebbe garantirne una maggiore longevità, ma notoriamente si tratta di soluzioni meno resistenti. Per fortuna, però, la fama di Anycubic nel post-vendita è meritatamente ottima.

Per chi ha già avuto modo di assemblare una stampante 3D di questo tipo risulterà un gioco da ragazzi, ma riteniamo che sia una procedura piuttosto semplice anche per un neofita. A ogni modo, il foglietto illustrativo presente in confezione è sufficientemente chiaro nelle istruzioni in ogni passo.

Una volta assemblata, la Kobra Plus si presenta in larga parte simile alla sorella maggiore Kobra Max, discostandosi quindi dal modello base che tanto aveva entusiasmato il pubblico. Non trova spazio neanche qui un blocco Direct Drive, bensì un estrusore in stile BMG dislocato lateralmente sulla X insieme al sensore di fine filamento, con trasmissione tramite Bowden.

L'hotend, invece, presenta un calzino di silicone preinstallato e la compatibilità con ugelli di tipo "Volcano", con predisposizione per alti flussi e velocità. Il movimento sulla Z è garantito da doppio motore con due viti senza fine, oltretutto sincronizzate sull'estremità alta tramite una cinghia dentata e, su entrambi i lati, è presente un sistema anti-backlash proprietario. Il piano di stampa, invece, si muove su un singolo binario a differenza della doppia Y presente sulla Kobra Max, con cui, invece, condivide il piatto in vetro borosilicato. Una scelta, quest'ultima, che potrebbe far storcere il naso a più di qualcuno, dal momento che il piatto magnetico con rivestimento PEI della Anycubic Kobra rappresentava per molti la sua "killer feature" per comodità, resistenza e affidabilità. Un'altra differenza macroscopica riguarda l'assenza del sensore di livellamento dedicato. Anche qui, però, troviamo una tecnologia proprietaria e, senza troppe sorprese, si tratta del sistema Anycubic LeviQ presente sulla Max, che rileva le disparità sul piano tramite pressione sull'ugello.

Se proprio vogliamo trovare il pelo nell'uovo, sarebbe stato utile dotare anche questo modello di rinforzi diagonali posteriori per conferire una maggiore stabilità alla struttura, soprattutto per stampe particolarmente alte (anche se la prova di stampa dimostra che la Kobra Plus può farne a meno).

Prima stampa e prova di affidabilità sulla Kobra Plus

Alla prima accensione, ci da il benvenuto il classico jingle di Anycubic. Il display TFT a colori da 4,3 pollici è disposto verticalmente ed è dotato di touchscreen. Il controllo elettronico è delegato, invece, a una scheda logica proprietaria Trigorilla Pro A con chip a 32-bit e driver TMC2209 totalmente silenziati.

Nel corso della prova di stampa, in effetti, gli unici suoni emessi dalla stampante riguardano in generale il sistema di dissipazione e le ventole di stampa.
L'interfaccia è semplice se non spartana, su un display di qualità decisamente rivedibile ma che non influisce sulla qualità di stampa. Il software offre pochi ed efficaci settaggi, ma pecca di profondità. Non è possibile calibrare in maniera fine gli step, per esempio, ma nelle prove dimensionali la Kobra Plus ha comunque dimostrato un discreto grado di precisione.
Il livellamento è semplice e consiste nella pressione su 25 punti del piatto (alle intersezioni della griglia stampata sul vetro), previa riscaldamento del piano e dell'ugello, dopodiché sarà possibile regolare l'offset dell'asse Z anche a stampa in corso. Il bed è fissato sull'asse Y senza molle e viti di regolazione, altro gigantesco punto a favore e in netto distacco rispetto al passato.

Dopo il livellamento, si può procedere alla stampa di prova, il solito gufetto Anycubic, dotato di un generoso brim che consente, come detto in precedenza, di regolare in totale tranquillita l'offset durante la stampa: vale la pena sottolineare che una volta eseguita questa regolazione (grossolana con passi di 0,05) essa resterà salvata a sistema e non varrà solo per la stampa in corso. Il risultato finale è gradevole e preciso, senza particolari difetti di stampa o altri artefatti.

Utilizzando una bobina di filamento Anycubic non si sono verificati fenomeni di stringing, ma abbiamo eseguito ulteriori test anche con filamenti di terze parti.
Le tempistiche per il preheat vanno dai due minuti del nozzle ai circa quattro per il bed, il cui riscaldamento è risultato tutto sommato molto uniforme.
Le impostazioni di stampa presenti nella chiavetta e applicabili a un nuovo profilo su Cura non sono state di nostro gradimento. I risultati ottenuti erano solo sufficienti e si verificavano non solo uno stringing più elevato ma anche una leggera sovraestrusione, su cui si può intervenire tramite la riduzione del flusso direttamente tramite software. Abbiamo, però, deciso di affidarci a Prusa Slicer, utilizzando come base il preset di fabbrica per Ender 3 modificando soltanto il volume di stampa e calibrando in maniera più ragionata la retrazione. Al netto della classica linea artefatta sulla Benchy di prova (che si verifica esclusivamente su questo software), i risultati sono stati decisamente appaganti su tutti i fronti.

Giocando in maniera progressiva con con i settaggi è stato possibile stampare senza grossi problemi sia con PLA aftermarket che con PET-G e, soprattutto, l'adesione pressoché perfetta al piatto borosilicato ha consentito di evitare qualunque problema di warping.

Il sistema di raffreddamento dell'estrusione funziona in maniera esemplare e i bridge anche di entità medio-alta escono incredibilmente bene, come dimostrano i dettagli sul cestino portapile stampato in PET-G rosso. Anche l'affidabilità con stampe di più giorni si è rivelata pronta allo scopo; tuttavia, abbiamo notato che le tempistiche di Prusa Slicer risultano ampiamente sottostimate e, nel caso della stampa del serpente articolato "Bush Vyper" di Greedy fox, alle 26 ore del software si sono contrapposte le reali 29.

Come già accennato l'adesione al piatto è perfetta, anche troppo. In alcuni casi questo si traduce in una difficolta estrema nello staccare (anche a freddo) le stampe dal bed. Questo in qualche caso può addirittura portare a danneggiare l'oggetto in parte o nella sua interezza e diventa un vero e proprio incubo pensare di fare stampe ad area piena. In alcuni casi, si è reso necessario utilizzare una spatola metallica (non più presente in dotazione) che, oltre a danneggiare la stampa, appunto, mette a rischio anche la superficie del vetro.

stampa print in place da 30h

macro per consistenza del flusso

Tutto ciò senza considerare che per stampe di dimensioni più elevate risulta quasi obbligatorio rimuovere il piatto dal suo piano, quindi con l'ulteriore fastidio di dover togliere tutte e sei le clip metalliche e riposizionarle una volta completata l'operazione.
Risulta praticamente incomprensibile questo passo indietro rispetto alla Kobra base, in cui il piano magnetico dimostra di essere un vero game-changer nel settore, o forse sin troppo comprensibile, dal momento che una soluzione di questo tipo avrebbe potuto far lievitare il prezzo e rendere meno appetibile la Kobra Plus.

Al netto di questo evidente limite, comunque, la stampante si è comportata eccezionalmente bene, con una struttura solida e un impianto elettrico affidabile. Buona la precisione per stampe piccole e la sovrapposizione dei layer in quelle più alte. In generale, un ottimo compromesso che vale il suo prezzo.

Ci siamo divertiti anche con i nuovi filamenti Anycubic delle serie Matte e Silk, come potete ammirare nella nostra stampa del James Webb, modello disegnato da neuroptics, con una perfetta combinazione di telaio nero opaco e specchi dorati.
Non è stato necessario eseguire grandi calibrazioni, puntando sulla temperatura minima suggerita nell'intervallo indicato sulla confezione delle nuove bobine, tra l'altro perfettamente arrotolate in maniera ordinata e che non hanno dato alcun tipo di problema anche per stampe notturne.

Anycubic Kobra Plus La nuova Anycubic Kobra Plus si pone in mezzo al modello standard e alla sorella maggiore Kobra Max, ereditando in maniera massiccia pregi e difetti di quest'ultima, come l'assenza di un estrusore Direct Drive e la presenza di un vetro borosillicato. Ottimi il livellamento automatico e la silenziosità dei motori, ma le ventole si fanno sentire. Buona in velocità e precisione, richiede la creazione di un profilo custom dal momento che il preset per Cura presente nella chiavetta non risulta ottimale e richiede comunque un rimaneggiamento. Più che una Kobra Plus, sarebbe stato opportuno parlare di una nuova evoluzione della Vyper, più che altro per una maggiore precisione concettuale che non rende giustizia ai passi in avanti compiuti con la Kobra base. A ogni modo, anche la Kobra Plus si è comportata straordinariamente bene e non possiamo fare altro che consigliarla a chi si approccia per la prima volta alla stampa ed è alla ricerca di un modello di partenza dal giusto prezzo e dall'ampio volume. In questo senso, chi inizia oggi a stampare in 3D con filamento può davvero ritenersi fortunato ad avere a disposizione tecnologie che consideriamo scontate ma che anche meno di un lustro fa erano inimmaginabili per questa fascia di prezzo.

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